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Il mostro di Villacanale, II PARTE

di Gustavo Tempesta Petresine  [1]

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Era un giorno di Novembre quando il Cacaruscio, dapprima tremante e poi calmatosi nel constatare che la sua chiamata non era dovuta all’affare presunto delle prostitute di Como.

Il mese in corso rendeva la pariglia per grigiore agli uffici tristi della pretura e il sonnacchioso magistrato non aveva fatto nemmeno caso al mozzicone di lapis rosso fuoriuscito dal taschino insieme al fazzoletto. Del resto, nemmeno il Girolamo ricordava come ci fosse finito. Ma allora perché era stato fatto oggetto di un avviso di garanzia?

Una mezza verità velata gliela aveva fornita il pretore, che continuando a fissarlo intensamente con gli occhi appesantiti dall’atavico sonno degli impiegati a vita, gli disse:

“eh! Ci sono delle cose nascoste nel profondo dell’animo umano che…”

L’uomo fu invitato ad uscire da quell’ufficio e il magistrato gli disse di tenersi a disposizione per quella faccenda delle bestie sgozzate, in quanto il solito “postino” aveva fatto arrivare anche lì una lettera anonima dove si diceva della stranezza e dell’essere schivo del nuovo venuto in paese.

Il Cacaruscio pensò anche di interpellare un avvocato delle sue parti, ma poi riflettendo che su di lui non esisteva un capo d’accusa desistette dal proposito.

Se l’avvocato è come il proprio confessore non era, certo, il caso di spiattellargli la sua vita privata. Non si sa mai nelle questioni legali, come e in che modo se ne esce.

Dopo essere uscito dalla pretura, salì sul suo “SUV” e affrontando la strada che da Isernia porta a Villacanale ripensò a quella frase strana e non terminata:

“ci sono delle cose nascoste nel profondo dell’animo umano che…”

Giunto in paese stanco e provato, una volta a casa, non fece altro che aprire delle scatolette di tonno ingozzandosi rapidamente, dopo di che si stravaccò sul letto e cadde preda di un inquieto sonno.

Il suo inconscio cominciò ad elaborare la realtà vissuta operando penosi dinieghi per i meandri della sua mente.

Così che nel sogno “vedeva” giudici che radunati per deliberare un verdetto, anziché adempiere al loro dovere si tuffavano ingordi su fette di ventresca unta, impataccandosi le toghe nere.

La sede di quel tribunale, nel sogno, era alquanto dimessa. Le sedie erano spagliate, dal soffitto pendevano ragni appallottolati in agguato, aspettando che nelle loro ragnatele rimanesse impigliato qualche stupido insetto, e un fetore di stantio e muffa faceva pensare a una stanza ormai chiusa nel dimenticatoio del tempo. Sognò sua madre, che vedendolo allontanare lo additava quasi come fosse un rimprovero, lui si voltava, voleva domandarle del perché di quel gesto ma la voce non gli usciva.

La giuria si dette un contegno e i giurati tornarono a sedersi sulle squinternate sedie. Degli atti processuali erano contenuti in panciuti faldoni; i fogli ne fuoriuscivano smozzicati e bisunti.

Cacaruscio Gilolamo! -Tuonò una voce-

Questo tribunale la condanna in primo grado, ma poiché non esistono articoli del codice di procedura in proposito non possiamo imputarle alcun fatto delittuoso. Lei è libero! Pur sapendo Noi, che lei è reo!

E si ricordi:

ci sono delle cose nascoste nel profondo dell’animo umano che…

La dottoressa Vincenza di Penna era da tempo che non si faceva vedere in paese a bordo della sua roboante moto. Pare che fosse preda di allucinazioni dovute all’uso, in passato, di massicce dosi di morfina. Per via del suo comportamento aggressivo e per avere dimostrato atti di sadismo verso animali indifesi era stata ricoverata in una struttura psichiatrica, dove era tenuta calma da abbondanti dosi di psicofarmaci.

I fattacci precedentemente succeduti a Villacanale -visto che non esisteva una specifica denuncia verso qualcuno -furono per il momento archiviati.

Era il periodo della novena di Natale, quando Artemisio Cirulli vestito con decenza e sbarbato a dovere irruppe durante una funzione nella chiesa di S. Michele Arcangelo. Con il volto alterato e gridando parole sconnesse andò a prostrarsi davanti la statua del Gesù deposto dopo la crocefissione. In seguito, chiese ricovero presso l’ordine dei frati minori; studiò e diede luogo alla sua rinascita dedicandosi al Dio che non respinge e all’aiuto dei diseredati.

Ci sono cose nascoste nel profondo dell’animo umano che…

I riferimenti a nomi, fatti, cose e persone, sono frutto della mia immaginazione


[1] Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

2 commenti

  1. Questa seconda parte del racconto, pur bello e fantastico, mi ha intrigato meno ed avrei pensato ad un prosieguo diverso , meno legale e meno annodato alle aule di tribunali, dove per la verità sono entrata solo attraverso qualche film, mai nella realtà (vera) e men che meno per fatti personali .Cioè quel lapis rosso avrebbe dovuto continuare la sua traccia….
    Sarà x la 3 parte, vero?

    “ci sono delle cose nascoste nel profondo dell’animo umano che…” la frase è proprio giusta e….

  2. Cara Marisa. Il tribunale del sogno è in realtà un tribunale “straccione” Ma pur nella sua sciattezza riconosce di non essere in possesso di leggi per condannare il Cacaruscio, che sarà sottoposto solo all’etica di Dio meditando quella smozzicata e incompleta frase. Il senso non esprimibile verbalmente di quella frase fa partecipe di un mistero anche lo spiantato Cirulli che si converte, non al Dio della “tradizione” bensì a quello che si rivela nella “interiorità” umana. Capisco che il racconto è complesso ma, ritengo che chi legge (e lo ringrazio) dovrebbe concentrarsi non sulla trama del racconto ma darsi risposta a quel periodo lasciato cadere “ci sono cose nella profondità dell’animo umano che…

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