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Il Mondo di Maria – Tempo di vendemmia

di Maria Delli Quadri [1]  

Una allegra brigata
Una allegra brigata

La vendemmia  sta per essere archiviata, non so con quali esiti: penso buoni, come al solito. Nel paese di montagna dove vivo, Capracotta, questo rito è sconosciuto, anche se oggi le famiglie si sono attrezzate e fanno il vino in casa.

Si racconta (nella mitologia locale) che tanti anni fa una maestra forestiera assegnò agli alunni di IV elementare un tema da svolgere a casa: La vendemmia al mio paese”. Va da sé che tutti risero e la povera grulla fece una pessima figura.

Non così al mio “bel paese” (Agnone) situato in collina con un agro esteso che va  dal Verrino al Sente, al vallon del Cerro, a S. Rocco, a s. Lucia e oltre. La vendemmia, nei miei ricordi, era un rito di festa: i pendii, le pianure e i colli risuonavano di canti, di risate, di sberleffi; erano le ragazze e le donne che, cogliendo i grappoli, spillavano con i denti e assaporavano i chicchi più grandi e più belli. I cesti erano subito riempiti e qualcuno, anche Sandro, li portava, poi, nel palmento, dove, nella vasca di pietra, uomini forzuti pigiavano con i piedi nudi per farne uscire il mosto.

Nell’aria festosa della campagna le ragazze, con la testa coperta da fazzolettoni sbiaditi e vecchi,  intrecciavano canzoni popolari con racconti di amori e di storie sentimentali, si chiamavano fra loro, si  confidavano segreti del cuore, agognando tutte un futuro di felicità e di  benessere.

Qual era la ricompensa per tutto ciò? La colazione a base di pane e formaggio per le ragazze e a base di zuppetta per gli uomini, cui era richiesta maggior fatica. Il pranzo, invece uguale per tutti,  era a base di pasta e fagioli, nelle “spase” che andavano vuote e tornavano piene, di “v’rasciolette” al sugo per secondo e poi tanto pane, bianco, soffice, fresco di forno.

Quello del pranzo era un momento di felicità indicibile: le voci si intrecciavano, si confondevano; uomini e donne, riuniti nella pausa, chiacchieravano del più e del meno, si rifocillavano, in attesa di continuare il lavoro nel pomeriggio. Così Rosaria, Lina, le  varie Marie, Elena, Custode tornavano a casa la sera con qualche grappolo d’uva da portare in famiglia, felici di avere portato aiuto alla padrona, loro parente o amica.

Può darsi che io, nella mio animo nostalgico, tenda ad esaltare la vendemmia e a guardarla con occhi fermi all’aspetto ludico;  all’epoca ero una ragazza e  non nego che quella fosse una fatica, ma io, non so perché, me la ricordo, specie da zia Lina, come una giornata di festa nel grigiore della vita del tempo.











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[1]  Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

3 commenti

  1. Pietro Mastronardi

    Tutto vero eccetto il pane bianco, perchè non loera. Il setaccio era a maglie non troppo fitte e la farina che si setacciava conteneva ancora un pò di “vrenna”, che gli dava il colore un pò scuro, ma che gli dava un sapore unico! Si poteva mangiare con un filo di olio o con un pò di strutto preso dal contenitore delle salsiccie conservate sotto sugna: per chi aveva fame era molto saporito.

  2. Antonia Anna Pinna

    Meravigliosi ricordi, la condivisione era la nostra più grande ricchezza. Ricordo il rito della rimessa della legna a settembre, tutti andavano da tutti, i bambini si davano da fare con una bagnaroletta per dimostrare la loro forza e poi merenda con pane e mortadella. Felicità

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