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Il Mondo di Maria – pizza randignə, macchə e panittə

di Maria Delli Quadri [1]  

Pizza randign'
Pizza randign’ già assaggiata

Poche cose suscitano in me fastidio e rifiuto: una di queste è “la pizza randignə“, seguita dalla polenta, da “ru macchə”  e affini.

Quanti chilogrammi ne abbiamo consumata di farina di mais, nel corso degli anni, quando, ragazzini di varia età, (eravamo in cinque) dovevamo pur  mangiare  qualcosa per soddisfare così la nostra insaziabile fame. Mia madre, per cena, preparava la “pizza” randignə” o la variante dei “panittə“, piccoli panellucci , uno per ciascuno, da consumare a tavola, rattrappiti com’eravamo, dal freddo e insonnoliti. Talvolta la mamma ci impastava dentro, quando li aveva, i cicori del maiale e allora era un’altra cosa

Il panitto si cuoceva, sotto la “coppa”, col carbone sopra al coperchio, sulla piastra del focolare ben calda. I tizzoni rimanevano dietro, quasi morenti, per non bruciare il povero desco. Più tardi le fiamme avrebbero ripreso vigore. Alternativa era la polentina serale con qualche fagiolo dentro o una patata tagliata a pezzetti, per ingentilire il pasto e renderlo più appetitoso. “non la voglio“! piagnucolava mio fratello Sandro e non mangiava. Poi cominciava a giocare col piatto, inclinandolo da una parte e divertendosi a vedere scivolare il pappone fino a toccare l’orlo. A questo punto uno schiaffo sulla mano e…il gioco doveva cessare per forza; così anche Sandro  si rassegnava e consumava il suo pasto. La domenica c’era “ru macchə“, fatto nel “cuttriellə” e condita col sugo di maiale. Girava e girava la mamma, china sul fuoco, rossa in viso per la fatica  e il calore, rimestando per non causare grumi e facendo cadere la farina gialla a pioggia fin quando non fosse stata pronta;  allora  nella spasa uno strato di polenta e un “cuppətiellə – cuppinello” di sugo, un po’ di formaggio di pecora e… via  il pasto veniva consumato. Molti anni dopo, mio nipote Massimo, vedendo la nonna che rimestava nel pentolone,  chiese: “Nonna Rina, che è quella? la marmellata di “ova”? voleva dire “uova” il povero ragazzo, ignaro di tutte le alchimie  da noi vissute e praticate.

ru macchə

Al mattino una variante: la “pizz’arcotta“: in una pentola, posta sulla fornacella si frantumava il resto della sera precedente, con acqua e un goccio d’olio. Il tutto si doveva amalgamare fino a farlo diventare un pappone. Quindi, olé , tutti a  cibarci (per modo di dire). A volte il peso sullo stomaco si faceva sentire, ma noi eravamo ragazzi abituati anche a macinare le pietre. Spesso mi capitava di invidiare un coetaneo dell’antica Roma, perchè non aveva mai conosciuto la farina di granone e, nel contempo, dicevo male di Cristoforo Colombo per avere scoperto l’ America. Era tutta colpa sua se nelle nostre case si mangiava  sempre in “giallo

Un giorno capitò, sempre a mio fratello Sandro, di portare,  in classe,  la Divina Commedia al prof Franceschino  Bonanni.  Costui aprì alla pagina  della lezione del giorno e… cosa trovò? le molliche di “pizza randignə ” . Con delicatezza e signorilità, chiese a mezza voce per non farsi sentire dagli altri: ” Delli Quadri, hai fatto colazione?” Poi con la mano spazzò via il resto tra la gratitudine di Sandro, ma anche la mortificazione.

Così è passata la nostra infanzia, all’insegna del “giallo” che è pure un bel colore luminoso, ma non fa per me.

E dire che la scelta delle pannocchie ci vedeva tutti pronti ad aiutare, grandi e piccoli, quelli che li coltivavano; era una festa,  seduti in circolo con noi bambini a stracciare foglie e capelli con le nostre piccole mani che diventavano rosse, poi, per la fatica.

A tutti voi, se mi leggete, gustatevi “ru macchə“, e buon appetito A me grazie, NO.

Pizza randign' appena cotta
Pizza randign’ appena cotta
Nota di Enzo C. Delli Quadri: ho vissuto le stesse situazioni di Maria e, oggi, anch’io avrei qualche problema a mangiare la pizza randignə o  ru panittə, ma, se accompagnati da tacchətellə di maiale o fogliə e patanə , beh, allora il discorso è decisamente diverso: diventano deliziosi.
 

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[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

6 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Maria, leggerti è un vero piacere, ti abbraccio forte.

  2. Ru macche me l’ho mangio perche` mi e` sempre piaciuto , ma ru panitte o pizza randigne assolutamente no`. ( mia moglie la pizza randigne la fa spesso perche` a lei e a i nostri figli piace molto , ma io non voglio sentire neanche l’odore )

  3. Pietro Mastronardi

    Mi è capitato di mangiare ru panitte (che trovavo um pò insipido) e ru macche la sera che al mattino la pizz’arcotta che trovavo saporita. Non me ne facevo un problema. De gustibus!

  4. MARIA, SEI TROPPO SIMPATICA E TROPPO EFFERVESCENTI I TUOI RACCONTI… NON IMPORTA SE DESCRIVI UNA TRADIZIONE ,O UNA FESTA, OPPURE LA TUA CENA: SAI CONDIRE OGNI COSA CON LO SPIRITO GIUSTO PER INVITARCI ALLA TUA MENSA…ANCHE SE TU NON LO VUOI RU MACCHE”.

  5. Sono molisana,con questo bellissimo racconto sono tornata indietro nel tempo . Grazie.Io però la pizza la faccio spesso con la verdura o con i fagioli ed uso la farina Agostinello ed ogni volta che la mangio è un ritorno al passato.

  6. Come al solito, il racconto della compianta Maria Delli Quadri, è splendido.
    Ella, sempre precisa nelle descrizioni, fa rivivere le situazioni e noi stiamo lì, ad osservare le varie scene, come se si fossero materializzarte.
    Noi lettori siamo spettatori attenti, ammirati, fermi e silenziosi, per non disturbare e … rompere l’incanto. …

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