Home / Cultura / Cultura Popolare / Il Mondo di Paola Giaccio: I sapori del Capodanno

Il Mondo di Paola Giaccio: I sapori del Capodanno

A cura di Paola Giaccio [1]

Miti e leggende mi hanno sempre affascinata. La cultura più profonda di ogni popolo credo non ne possa fare a meno. Quando poi il mito o la leggenda tocca la superstizione, è ancora più intrigante. Credo che nessuno sappia cosa origina un mito, come nasca una leggenda. Si parte sempre da tempi lontanissimi e da tradizione orale, fino a che qualcuno non li fissa sulla carta, altrimenti si rischia che vadano dimenticate. Tra i miti, c’è quello del cibo utilizzato per il pranzo e la cena di Capodanno. Infatti, il cibo riveste un antico significato propiziatorio e augurale.

Le lenticchie

Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre vanno mangiare le lenticchie. Questa usanza sembra che favorisca l’abbondanza e la ricchezza. Le lenticchie, infatti, sono il primo legume coltivato dall’uomo: si producono dal 7000 a.C.; i Greci e i Romani ne erano ghiotti. È proprio ai romani che si deve l’usanza di mangiarle a San Silvestro. Un tempo, all’inizio del nuovo anno, si regalavano la scarsella, ovvero una borsa di cuoio da legare alla cintura che conteneva, appunto, lenticchie. L’augurio, già allora, era che si trasformassero in monete sonanti durante l’anno.

L’Uva

A pranzo e a cena va mangiata l’ uva. Una volta era quella appassita, conservata in casa, in grappoli (i cosiddetti “penije”, grappoli con le viti) i cui acini richiamano simbolicamente le monete. Si pensava che più se ne mangiassero e più si potesse avere ricchezza.

Noci, Mandorle, Fichi

Le noci, le mandorle e i fichi, mescolati a miele e mosto cotto riportavano alla mente alcune forme propiziatorie, di fecondità e abbondanza.

Ciclo dei dodici giorni e dodici tipi di cibo

Il popolo credeva che dalle condizioni meteorologiche dei primi giorni dell’anno si potessero pronosticare, per analogia o contrasto, il tempo dei mesi dell’anno. E’ da dire, però, che anticamente l’inizio dell’anno non ricadeva sempre il primo di gennaio, per cui i dodici giorni potevano decorrere, secondo le situazioni, da Santa Lucia a Natale o da Natale all’Epifania. Alcune testimonianze bizantine, risalenti al X secolo, ci dimostrano che anche i greci credevano in questo ciclo, che era denominato”dodekahemeron”. Si diffuse, in tutta Europa, con il nome di “ Calende”. Ebbene, nel cenone di fine anno si presentavano dodici tipi di cibi.


[1] Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d’origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

About Paola Giaccio

Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

Un commento

  1. Amica Paola, sempre sollecita e direi esaustiva, con le tue informazioni e ricerche sulle nostre tradizioni, che nel caso del capodanno sono anche ghiottonerie gustose e belle da vedersi.
    GRAZIE E BUON PRO con tutte quelle specialità!…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.