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Il Mondo di Maria – La mia amica Chiarella D’Onofrio

di Maria Delli Quadri [1]

Don Ciccio D’Onofrio, medico condotto di Agnone negli anni ’40/’50/’60

In tempi lontani dai nostri attuali c’era nelle famiglie un’usanza particolare che consisteva nel mandare al medico di famiglia un piccolo presente, piccolo se guardato con gli occhi di oggi avvezzi a ben altra opulenza: un pollo a Natale, le uova fresche a Pasqua. Il nostro dottore era don Ciccio D’Onofrio  il quale abitava all’epoca nel palazzo Sabelli.
Ora mio padre ordinava che il pollastro lo dovesse portare Sandro, mio fratello, e le uova io. Qualche mugugno veniva espresso da parte mia, ma solo con la mamma perché col “pater” non si discuteva. Io mi vergognavo per il fatto che la casa del medico non era un’abitazione qualunque con gente che parlasse in dialetto: lì dentro tutto era bello ai miei occhi, elegante, abitato da persone che  si esprimevano in italiano e che mi facevano sentire in imbarazzo.
Per arrivare su c’era una scalinata doppia: una a destra l’altra a sinistra, che si riunivano poi in un ballatoio, come era di moda nei palazzi gentilizi. Noi imboccavamo sempre quella di destra e Sandro mi raccontava poi che nell’ultimo tratto cercava di tenere fermo sulla spalla il benedetto pollastro  che si vendicava beccandolo sul capo.
A  Pasqua andavo io: salivo lentamente le scale stando attenta a che non si facesse una gran frittata. Una volta arrivata su, col cuore che mi batteva a mille, suonavo il campanello e aspettavo. Dopo un po’ una camerierina apriva la porta e, intuendo il motivo della mia presenza, mi faceva entrare. Subito appariva la signora Maria (moglie del dottore) con la madre anziana, la signora Teresa. Rivolgendomi a quest’ ultima, dicevo: “Queste uova ve le manda papà!” E lei: “Ho capito, caruccia, ma chi è papà?” ed io: “E’ Peppin Cesaria” “Oh grazie, dì a papà che non si doveva prendere fastidio”.
Prima di andare via quest’ultima mi faceva dare dalla cameriera un bel fagotto di “dolcezze”, come  chiamava lei i biscotti raffinati degni della casa di un dottore; poi mi congedava con queste parole: “Dì grazie a papà e a mamma; sei una bella bambina. Buone feste”. Presi i dolci, ringraziavo e tornavo a casa felice di portare i biscotti in famiglia. Erano dolci particolari, diversi da quelli che facevamo noi, più comuni e soprattutto più economici.

Chiarella d’Onofrio, giovane e sorridente bellezza

CHIARELLA

In una di queste spedizioni mi toccò di aspettare le dolcezze per un po’ e fu allora che, in un angolo della sala, vidi una bambina più o meno della mia età che, seduta su un morbido plaid, giocava con una bambola grande che parlava, piangeva e rideva. Rimasi immobile, affascinata dalla visione, non so se di lei o del giocattolo. La bimba era bellissima: occhi scuri, capelli neri, una vocina modulata che cantava una filastrocca. Ci guardammo a lungo io e lei, ma non proferimmo parola e quel silenzio servì a creare un afflato, una comunanza che, certamente lasciò in entrambe un’impressione molto incisiva.

Chiarella (CHIARA era questo il suo nome) è la seconda figlia di Don Ciccio, nata nel 1937;  ad Agnone ha trascorso la prima fanciullezza, giocando anche lei sotto casa, come facevano tutte le bambine, a corda o a quant’altro, con le amichette Licia ed Ezilda. Dall’età di sei anni i genitori decisero di mandarla a Napoli per farle frequentare le scuole in quella città, ospite, quasi figlia, di una sorella di sua madre. Da allora aveva condotto una doppia vita su binari familiari paralleli: le scuole più esclusive in città, le vacanze al paese d’origine.

Vivendo essenzialmente in un’altra città, giunta all’età dell’adolescenza – età in cui si ha  bisogno delle amiche del cuore – si ritrovò purtroppo a conoscere  poche persone al di fuori dei parenti, e allora sua madre, donna sensibile e accorta, per invogliarla a uscire di casa nelle lunghe estati che trascorreva in Agnone, invitò me e mia cugina Ofelia a farle compagnia. Cominciammo a frequentarci e ci intendemmo subito. Fu così che Chiarella entrò nella mia vita, in una estate particolarmente afosa. Di cosa parlano le adolescenti di ogni epoca? Di amore, di ragazzi, di cinema, di tante altre fantasie che crescono nella mente di giovani donne che si nutrono di illusioni.

Chiarella in vacanza, spensierata e felice insieme al fratello Peppino

La ragazza aveva un portamento elegante, raffinato, come gentili e affabili erano i suoi modi. Spesso andavamo a passeggio, lei al centro e noi due ai lati. Se il tempo era cattivo, la signora Maria ci faceva rimanere in casa e lì cominciavano i guai perché il fratello minore di Chiarella si nascondeva dietro le porte per ascoltare i nostri discorsi. La sorella lo scopriva sempre, lo rincorreva e insieme si azzuffavano, mentre lui ridendo a crepapelle le rinfacciava le parole che aveva carpito origliando i nostri discorsi, e minacciava di dirlo alla mamma. La famiglia intanto si era trasferita nella nuova casa, lucida ed elegante, situata lungo via Roma e bellissima ai miei occhi. Era un piacere stare lì, sedere su una poltrona, conversare del più e del meno con la signora Maria, madre attenta e comprensiva  con questa figlia, giovane donna intelligente e vivace. Le luci schermate, le tende alle finestre conferivano agli ambienti una nota  di intimità e di conforto che ci faceva sentire come in un bozzolo ovattato e protetto.

Chiarella aveva molti corteggiatori che aspiravano al matrimonio. Uno di questi era un famoso chirurgo che operava presso l’ospedale di Agnone, ma lei fu sempre refrattaria ad ogni proposta del genere. La nostra frequentazione è durata  5 o 6 anni, con lei che andava e veniva da Napoli, sede dei suoi studi  universitari. E fu qui che incontrò infine l’amore: un giovane ginecologo  che sposò nell’estate del 1961. Ricordo che la festa si svolse in gran parte sul terrazzo di casa, in alto, protetti dai teloni dei gazebo: fu una cerimonia molto raffinata come era nello stile di lei e della sua  famiglia.
Quando mi sono laureata il 3 novembre del  1961, lei con la Signora Maria venne ad accogliermi. Dopo la proclamazione, insieme andammo al  grande bar Alemagna  di via Roma dove mi offrì un semifreddo.

Chiarella con la sua cuginetta del cuore, Maria Teresa Amicarelli, figlia di Ippolito, morta giovanissima a causa di un infarto

Dopo di allora non l’ho rivista più. Lei tornava d’estate e anch’io talvolta, ma ormai le circostanze della vita ci avevano separato e non ci siamo più incontrate, neppure nel paese che ci aveva viste giovani adolescenti spensierate e donne innamorate. In seguito seppi della sua vedovanza, ma dopo alcuni anni dall’accaduto. Oggi Chiarella ha ottant’anni, so che ha due figli ormai adulti ed è molto malata e anche la sua ineguagliabile bellezza  si è quasi certamente offuscata. Sappiamo tutti che le malattie e il peso degli anni  spesso alterano la fisionomia di una persona fino a non  consentirne più il riconoscimento.
Di lei preferisco ricordare l’aspetto fisico, quando la giovinezza illuminava i suoi tratti, quando la sua voce modulata raccontava fatti a lei capitati, quando con passo quasi regale camminava accanto a noi, vestita elegantemente, con portamento fiero ed eretto.
Ebbene, Chiarella per me è sempre lei, mi basta pronunziarne il nome per rivederla giovane, bella, sorridente.

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Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

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EditingFlora Delli Quadri 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

4 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Incantata; come sempre. Grazie Maria

  2. “Ombra d’un fiore è la beltà, su cui bianca farfalla poesia volteggia: eco di tromba che si perde a valle è la potenza. Fuga di tempi e barbari silenzi…..” così Carducci nella CHIESA DI POLENTA ha espresso il pensiero, cara Maria, sulla fugacità della vita, che tu hai così egregiamente espresso nel tuo racconto! ma con qualcosa in più: l’affetto sincero e spontaneo che ti ha legato alla tua amica Chiarella…
    Raccontali tutti i tuoi ricordi , ci coinvolgono sempre !

  3. Che bella storia, Chiarella rimane sempre la bella ragazza nonostante l’età e la malattia di oggi!!!!!

  4. Maria è così brava nel descrivere ciò che ha vissuto, che le sue emozioni diventano le mie e, come per incanto , vivo anch’io le sue esperienze . Grazie Maria , i tuoi racconti ,testimonianza di un tempo passato , sono, per noi tutti, una grande eredità

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