Home / Cultura / Cultura Popolare / Il mondo di Maria: la cronaca e il diario

Il mondo di Maria: la cronaca e il diario

maestra
La classe di un tempo (immagine web)

Nessuno mai mi ha spiegato la differenza tra una cronaca e un diario, tanto meno lo si faceva un tempo con i bambini delle elementari. Personalmente ci sono arrivata da sola, con l’esperienza, e me la sono spiegata così, alla buona; cosa che farò ora anche per voi.
La cronaca è, grosso modo, un elenco più o meno ricco di fatti e avvenimenti  che viviamo durante la giornata.
Il diario è una raccolta di pensieri e considerazioni che noi elaboriamo intorno a fatti e vicende di vita vissuta, di esperienze fatte durante una giornata o lungo l’arco di un tempo limitato.

Quando andavo a scuola la mia tortura quotidiana era la cronaca che la maestra assegnava all’ultimo momento quando il Pierino di turno chiedeva: “Che compiti facciamo a casa?” (dolce innocenza!). E la maestra di getto rispondeva: “Fate una cronaca”.
A sentir ciò precipitavo nel panico più totale.
Ad ogni modo il pomeriggio mi sedevo per adempiere ai miei doveri scolastici.  Morsicando la punta della penna cercavo di raccogliere le idee e cominciavo a scrivere non prima di avere dato una sbirciatina al cielo e di essermi accertata che non piovesse, per andare poi a giocare. Le opzioni erano due.

La prima: “Il cielo è grigio: grosse nuvole vagano  per l’aria; io sono dispiaciuta perché mia madre non mi manda fuori a giocare. Lampi e tuoni sparano ogni tanto ed io ho paura”

La seconda: “Oggi è una bella giornata, il cielo è  sereno e le rondini svolazzano facendo mille giri  nel cielo azzurro”

quaderni-neri
Quaderni con la copertina nera come si usavano un tempo

I motivi erano sempre questi due che si alternavano sul mio quaderno spugnoso dalla copertina  nera come erano allora, tetri e tristi, i nostri quadernucci dai righi larghi o stretti a seconda della classe che frequentavi. Solo in quinta c’erano le righe tutte uguali.

La maestra non leggeva le nostre cronache, pur facendoci mettere in mostra la pagina. Questo, almeno, credevamo noi, ma non era così: una sbirciata lei la dava e come!
Così un giorno, eravamo a gennaio, lei passando tra i banchi, dopo avere appena posato gli occhi su questo pensiero ripetuto per tutto l’anno, mi disse: “Delli Quadri, ma chesse rundenelle le vuo’ manna finalmende a re paisce calle? Te le vuo’ tené sempre che te?” (queste rondinelle, le vuoi mandare finalmente nei paesi caldi? Te le vuoi tenere sempre con te?)

Divenni rossa perché capii che le maestre hanno sette-otto occhi ai quali nulla sfugge: la mia poi ne aveva addirittura dieci.

___________________
Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

Editing: Flora Delli Quadri
Copiright: Altosannio magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

4 commenti

  1. Leonardo Tilli

    È proprio vero, saper raccontare è un’arte, saper “assorbire” l’interesse del lettore, indipendentemente dall’oggetto della natrazione, è dominio di poche persone, tra cui spicca, in un posto di primo pianno, la bravissima Maria Delli Quadri …
    Buona lettura a tutti …

  2. CARA MARIA, concordo con te sul ripetitivo abuso delle maestre di assegnare come compito a casa la cronaca… Ma devi convenire che era un “modo” per fare esprimere tutti; ognuno poteva dire qualcosa; peccato che non sempre ci fosse qualcosa da dire… O per lo meno erano troppo stereotipate le cose che si richiedevano una volta ai ragazzini e se le “scuciture” o meglio i sotterfugi dei bambini non sempre venivano fuori, le rondinelle non” migravano nei paesi caldi…— espressione bellissima della tua fantasia, e della felice maniera che hai di raccontare…
    Più tardi però- parlo intorno agli anni ’60- le cose sono cambiate…
    Per i quaderni “neri” devo annuire che erano davvero “tristi” in un’età in cui tutto era rosa nella nostra mente … E quelle copertine vestite a lutto hanno mosso anche la mia fantasia con una poesiola che ti accludo, solo per significare che a distanza di luogo e di tempo ci sono persone con hanno pensieri simili.

  3. Non ho ritrovato la cartella delle poesie … è l ‘ennesima “insidia” che spesso mi accade col PC. Spero che prima o poi di ritrovarle…

  4. cara MARIA trascrivo nella tua pagina la mia poesia che fa pendent col tuo BEL racconto, sperando che possa piacere a chi ricorda i “quaderni neri”… A meno che IO non faccio(/A ?)come il “NANO “ di TRILUSSA
    STATURA – Trilussa
    Er vecchio Nano de la pantomima,
    pe’ comparì più grande e più importante,
    se fece pijà in braccio dar Gigante:
    ma diventò più piccolo de prima.

    ED ECCO LA POESIA

    VECCHIO QUADERNO NERO

    In fondo ad un tiretto trovo un vecchio
    quaderno, dalla copertina nera:
    pochi versi d’Ovidio e di Virgilio,
    della conquista di Cesare in Gallia,
    e un elenco di verbi: PROFICISCOR…
    Un tuffo al cuore ed alla mente!

    A quell’età con fantasia anch’io
    partivo, sognando amore e fortuna,
    nella fresca e gentile aria d’aprile.
    Rosa fiorivano in mente i pensieri,
    nella fugace e inconscia gioventù!
    Pur usando al tempo quaderni neri.

    Col progresso d’oggi il colore esplode:
    video, dvd, libri e quaderni
    si mostran sotto forme sfavillanti:
    l’occhio al momento resta illuso e attratto,
    e grande a volte vien la tentazione!…
    Ma il pensiero non segue più la moda.
    Marisa Gallo anno 2000

Rispondi a Pp Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.