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Il fascino del Rame nelle cucine di un tempo.

di Maria Delli Quadri

Il fascino del rame in cucina in una foto di Lucilla Cerimele
Il fascino del rame in cucina in una foto di Lucilla Cerimele

Le immagini della Ramera e del Museo annesso, inaugurato alcuni giorni fa nel  belpaese (Agnone), mi hanno riportato alla memoria un periodo ben preciso della mia vita, (forse 70 anni fa) quando, per l’arrivo della Pasqua, si procedeva nelle case al lavaggio e  alla lucidatura degli oggetti di rame, patrimonio  indiscusso di ogni famiglia nel paese dei “callarari” (calderai): “Arremunnà le reame“, come si diceva…..

All’avvicinarsi della Pasqua le cucine venivano spogliate del prezioso arredo: tutti i tegami, le conche, i treppiedi, le padelle, gli scolapasta, i mestoli, le schiumarole, le formine dei bocconotti  emigravano  in vico Savonarola, sul  marciapiedi davanti casa, dove la mamma cominciava il trattamento:: in una caldaia (callara) gli oggetti erano bagnati, poi passati allo “spirito vetriuolo, ( acido muriatico), quindi sciacquati in acqua pulita, ripassati  e strofinati collo straccio immerso nel  tufo, sì da levare tutte le macchie accumulate col fumo del camino, unica fonte di riscaldamento in quei tempi ormai lontani Il  paese era tutto un luccichio di tegami e oggetti vari, messi ad asciugare fuori casa.L’atmosfera tutta  era il segno della festa imminente. 

La giornata doveva essere limpida, tersa, senza vento come solo le primavere antiche sapevano regalare. E mentre il rame asciugava fuori, appoggiato al muro, all’interno della cucina qualcuno procedeva a rifinire con  una mano di calce, a lavare i vetri della finestra sì da renderli scintillanti al sole, a pulire la lampadina a basso consumo con la piattella sovrastante, a  spazzare i  pavimenti, a ripulire il camino. Il rito si avviava alla conclusione, quando :il telaio di legno, riappeso,  accoglieva  di nuovo i suoi tesori, uno dopo l’ altro, sistemati ciascuno al proprio posto, come una madre affettuosa stringe al seno i suoi figli rientrati  a casa dopo una lunga assenza. La tina tornava sul trespolo, al posto d’onore, piena di acqua fresca da bere col maniero, dove tutti, grandi e piccoli, ci accostavamo per dissetarci con lunghe sorsate ristoratrici, riversando dentro  il superfluo per non sprecare neanche una goccia del prezioso liquido. Tutte le bocche sono sorelle, si dice, e la tina era la mamma di tutti,grandi e piccoli.

2015-08-07 Museo del Rame F. Gerbasi 7
Un angolo del museo del Rame “F. Gerbasi” – foto di Enzo C. Delli Quadri

A fine giornata la cucina tornava alla normalità: ma  era più bella, più luminosa, col rame scintillante alle pareti, gli oggetti sul caminetto  ripuliti, la sveglia lucente, il pavimento lustro, la lampadina più nitida,  la credenza rimessa a nuovo con fogli di carta bianchi puliti e intatti. Col tempo si sarebbe strappata e macchiata.

Era un tempio, un rifugio caldo e accogliente, era la grande cucina delle case di un tempo e noi la guardavamo con rispetto e con amore.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

2 commenti

  1. Leonardo Tilli

    Un tempo vi era un grande impegno per tenere lucido il rame.
    Splendida descrizione di Maria Delli Quadri.
    “ARRIMUNNe LU RAMe” =
    = Ripulisci il rame, togli la patina dal rame.
    Ma “ARRIMUNNe” significa anche “sbuccia”, togli la pelle. …
    La puluzia doveva portare il rame all’aspetto del nuovo …
    A casa mia, quando durante la guerra vi era stata la raccolta del rane, era stato consegnato tutto.
    Mia zia Lisetta, sorella di mio padre che era già morto in guerra, aveva un rimpianto, non per tutto il rame, ma solo per una caffettiera molto antica, lei diceva che quella caffettiera era molto bella, era molto lavorata, e che il caffè fatto con quella caffettiera era molto più buono. …
    Aggiungeva che avrebbe voluto conservare quella canfettiera a cui era affezionata perche le ricordava i nonni.
    Poi però dovette metterlo nel grande mucchio “donato alla Patria” perchè un altro fatello, magistrato, che in quel periodo si trovava a Fraine, non avrebbe potuto tollerare nessuna omissione. … Le aveva esplicitanente detto di metterlo nel mucchio, sarebberi passati gli incaricati del comune a ritirarlo.
    In casa, il poco rame che ho visto io, è stato ricomprato in seguito …
    Non ho mai chiesto a mia zia, dopo aver consegnato la famosa caffettiera, … cosa avevano utilizzato per fare il caffè … …

  2. Leonardo Tilli

    ☆☆☆
    Un ricordo,
    uno scritto della compianta Maria Delli Quadri.
    Segue il mio commento iniziale che lascio inalterato:
    – Un tempo vi era un grande impegno per tenere lucido il rame.
    Splendida descrizione di Maria Delli Quadri.
    “ARRIMUNNe LU RAMe” =
    = Ripulisci il rame, togli la patina dal rame.
    Ma “ARRIMUNNe” significa anche “sbuccia”, togli la pelle. …
    La puluzia doveva portare il rame all’aspetto del nuovo …
    A casa mia, quando durante la guerra vi era stata la raccolta del rane, era stato consegnato tutto.
    Mia zia Lisetta, sorella di mio padre che era già morto in guerra, aveva un rimpianto, non per tutto il rame, ma solo per una caffettiera molto antica, lei diceva che quella caffettiera era molto bella, era molto lavorata, e che il caffè fatto con quella caffettiera era molto più buono. …
    Aggiungeva che avrebbe voluto conservare quella canfettiera a cui era affezionata perché le ricordava i nonni.
    Poi però dovette metterlo nel grande mucchio “donato alla Patria” perchè un altro fatello, magistrato, che in quel periodo si trovava a Fraine, non avrebbe potuto tollerare nessuna omissione. … Le aveva esplicitanente detto di metterlo nel mucchio, sarebberi passati gli incaricati del comune a ritirarlo.
    In casa, il poco rame che ho visto io, è stato ricomprato in seguito …
    Non ho mai chiesto a mia zia, dopo aver consegnato la famosa caffettiera, … cosa avesse poi utilizzato per fare il caffè … …

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