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Il mondo di Maria – Canzoni della mia infanzia

di Maria Delli Quadri [1]

Chiedo alla mamma di raccontarmi una storia; Sono già nel lettino,  pronta per la notte; allora la mamma mi  dice : “Ti canterò una canzone, tanto anche  questa è una storia” Così comincia a cantare con voce chiara e vibrante, “Balocchi e profumi” canzone triste  che narra di una madre vanitosa  e leggera  la quale  compra solo profumi per sé e mai giocattoli per la figlioletta. Quando questa si ammala gravemente e la rimprovera per il suo egoismo, la madre pentita,  le  compra tanti giocattoli, ma ormai è troppo tardi,..  Protesto  perchè, dico, “la storia è triste.” Poi però  la dolcezza della musica  mi fa scivolare  lentamente nell’ oblio e, mentre il sonno   mi avvolge nel dolce torpore, i balocchi si  materializzano, si affollano, mi  sorprendono, mi avvincono, mi invadono in  ogni angolo del mio essere. E sogno  le bambole, le carrozzine, le tazzine, i tegamini e le tanta altre piccole cose che  formano il corredo ludico, da me mai posseduto. E già, perchè ” Balocchi e profumi” canzone di oltre 80 anni fa, narra una storia  di vanità femminile, di egoismo e di leggerezza.  Solo profumi e cipria Coty.

Un’ altra canzone che ascoltavo con gli occhi sgranati per l’emozione e  che mi causava una  grande angoscia  era  ” Il minatore“: : una miniera, , uno scoppio, un disastro, uomini sepolti  nell’interno, poi… la salvezza..In mezzo alla folla assiepata, mogli, madri, figli  corre un grido: ”  I minatori sono salvi!  ” Tutti tranne uno, un ragazzo bruno  il quale  si  è sacrificato  per mettere in salvo  gli altri che hanno famiglia, mentre lui è solo al mondo e nessuno piangerà per la sua morte.
Io non so dire se  le canzoni del tempo fossero  tutte improntate a storie tristi  e dolorose; so soltanto che queste ho ascoltato da piccola e che, forse, erano le preferite di chi me le cantava o non c’era altro. da scegliere.
Come pioveva” è il racconto di un amore nato  in una soffitta  con  la pioggia battente e rivissuto, anni dopo, in un portone dove i due si ritrovano  per caso sempre sotto la pioggia. L’incontro è intriso di nostalgia e porta  con sé il rimpianto della giovinezza e degli anni spensierati.
Signorinella pallida, dolce dirimpettaia del quinto piano” è l’eroina di un’altra canzone  nella quale un signore di professione  notaio  ritrova, anni dopo in  un libro studiato all’università, un fiore essiccato. Vivido si ripresenta alla memoria  il grande amore mai dimenticato per la ragazza, amore finito quando lui, dopo essersi laureato torna al paese per esercitare la professione.
Poi c’è il Valentino  con” il biondo studentino” che ”  stringeva sul cuor” la ragazza innamorata. Anche questo amore  rivive solo nel ricordo.
La più bella di tutte è sicuramente “CAPINERA“, La ragazza non  ha casa, non ha madre, né padre: è una creatura libera  che va, viene,  vive di espedienti e di  elemosina. La signora che la trova, appresa la sua condizione, se la porta con sé a casa: la nutre, la veste, la tratta come una principessa. La bambina, dapprima sembra  felice, dopo un po’ diventa triste e pensosa: le manca la  libertà. Come un uccellino chiuso in gabbia e poi liberato, anche lei corre dietro alla chimera e fugge. Passa del tempo e una sera, mentre fuori infuria  una tormenta di neve, Capinera torna al nido, ma lo trova temporaneamente chiuso: nessuno apre al suo richiamo, a casa non c’ è nessuno. La signora, quando torna  dal teatro a notte fonda, la trova  che giace esanime  davanti alla porta di casa: Si era ravveduta? si era pentita? La signora non lo saprà mai..
Tristissime queste canzoni: a volte mi chiedo come arrivassero fino a noi sparsi nei paesi appollaiatii sui monti e sulle colline, lontani dalla civiltà cittadina..La radio non era diffusa, il grammofono  muoveva i primi passi; forse erano i romantici “pianini” che alle fiere toccavano i nostri paesini e strimbellavano le musichette. Non so, dico solo che ogni canzone era una storia, aveva un contenuto  che cominciava e poi finiva, quasi sempre tragicamente.
Mia madre me le cantava ed io le imparavo da lei che.aveva una bellissima voce Mi sono rimaste impresse nella mente, sicché oggi, quando ascolto le insulsaggini scambiate per testi  musicali, mi vien fatto di pensare cosa possa voler dire una canzone che ripete fino all’ossessione poche parole: “L’isola di Balù, mare, sole, belle donne” e lì, fino alla fine  in una monotonia sconcertante che accresce il disagio di chi ascolta.
Quando mi capita talvolta di risentire qualcuna di quelle canzoni della mia infanzia, provo un’emozione grandissima e penso di avere ritrovato un vecchio amico che non vedevo da tanto tempo. Allora mi convinco che anche questo è un patrimonio di  conoscenze e di sentimenti che si è accumulato nel mio animo e che costituisce, ancora oggi, l’essenza del mio carattere e del mio modo di sentirmi di fronte ai  fatti della vita.

[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

2 commenti

  1. Cara Maria, dire solo bene delle canzoni del tempo passato e sottovalutare quelle di oggi mi sembra riduttivo. La “casetta in Canada” non brillava di grande filosofia… Per contro ci sono belle canzoni odierne di Fiorella Mannoia, intrise di significati profondi… Purtroppo il gusto, e le situazioni in cui le ascoltiamo ce le fanno amare, ricordare, giudicare con minore o maggiore benevolenza… …solo qualche esempio
    Ma noi eravamo “ signorinelle pallide” cresciute in paesi appollaiati su colline e monti, -senza nemmeno l’abbronzatura estiva, perché forse non andavamo neanche a mietere il grano-e i canoni di bellezza erano allora diversi…Ma in quel tempo tu hai maturato un così grande dono: LA SIMPATICA FORZA DI RACCONTARE E LA GRANDE IRONIA.

  2. Un bellissimo racconto di Maria Delli Quadri, che ricorda le canzoni che la sua cara mamma le cantava quando era piccolina.
    Le canzoni sono belle, anche se tristi.
    Lei le aveva imparate subito e le erano piaciute. Le permettevano di conocere alcuni aspetti del mondo, dell’esistenza, della sofferenza umana, della gioia per la libertà e l’indipendenza, del sacrificare la propria vita per la salvezza dei compagni di lavoro “che avevano famiglia”.
    Erano tante le virtù umane inserite nei versi delle canzoni, e tanta la sofferenza e il dolore.
    Oggi, Maria Delli Quadri, ricorda con piacere e con amore quelle canzoni per lei “struggenti”, secondo me, anche perchè strettamente legate al ricordo e all’affetto, sempre vivo, per la sua “mamma adorata” …
    Ho letto fino alla fine, senza staccare “gli occhi” dal testo.
    Ogni persona, secondo il suo stato d’animo del momento, potrà essere più o meno coinvolto nella lettura del testo allegato, scritto con grande capacità espressiva e “con il cuore”!
    Grazie, Maria Delli Quadri!

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