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Il Molise e i Casalesi

a cura di Enzo C. Delli Quadri

Riporto, qui di seguito, parte di un dibattito che si è sviluppato il 30 giugno 2012 su facebook tra Michele Petraroia, Armando Sammartino, Albino Iacovone, Domenico Zappone,  Giovanni Paolo Conti, Enzo C Delli Quadri.
Ci sono elementi di riflessioni che esulano da concetti partitici di destra o sinistra. C’è poco di politica (lo dico a chi ci vorrebbe etichettare), ma molto di Sociale.

 

Il feudo
Contadini del feudo

Michele Petraroia

Con la revisione della spesa pubblica il Molise subirà altri tagli drastici nei servizi sociali, nella sanità e nelle soppressioni di uffici, chiusure di Prefetture, Questura e altre presidi dello Stato, in particolare in provincia di Isernia. I danni di queste scelte si sommeranno alla crisi produttiva in atto, ai fallimenti aziendali e alla mancanza di liquidità delle imprese in una miscela esplosiva che minerà alle fondamenta la nostra autonomia regionale. La politica si occupa d’altro riposizionandosi tatticamente in vista dei nuovi equilibri nazionali. E la borghesia parassitaria dominata da 20 famiglie che controllano da sempre il Molise non ha ricette collettive ma solo obiettivi individuali di vecchia matrice dorotea. Manca il progetto, non c’è un sogno della comunità da realizzare, permane la disperazione e ogni giorno si lotta per difendere il difendibile in quadro di arretramento allarmante. La stampa rimprovera chi lavora troppo e resta muta di fronte a chi compra il suo consenso. La società civile è fragile e da troppi anni la criminalità organizzata agisce con rari impedimenti ed episodici disturbi. In un simile contesto il Molise prossimo Futuro parafrasando l’iniziativa de IL BENE COMUNE di questi giorni è già scritto : saremo un feudo dei casalesi. A meno che non ci ribelliamo e lottiamo per sciogliere il prima possibile la regione tentando di convincere gli abruzzesi ed i marchiagiani ad accolalrsi i nostri problemi.

 

Armando Sammartino


Condivido parola per parola. Analisi lucida.
Piccola riflessione personale. Abruzzesi e marchigiani hanno molti dei nostri problemi. Dobbiamo continuare a lavorare perché sul tema sia al più presto avviato un percorso che non rimanga un vuoto parlarsi addosso ma avvii un vero cammino. In questo senso Almosava può dare un suo contributo.

 

Albino Iacovone

L’ analisi politica e sociologica di Michele è realistica e sensata.L’ ho scritto altre volte che conservare l’ autonomia regionale ( al di là delle ” idee” di Iorio di rilanciare, come sembra nella riunione di Piana dei Mulini,la battaglia per la conservazione della autonomia regionale…) comincia ad essere un miraggio. E’ ormai evidente a tutti( meno che a Iorio e Mazzuto!) che il percorso di riforma delle autonomie locali e dello Stato che Monti continua a portare avanti, per una drastica riduzione della spesa pubblica,porterà inevitabilmente non solo all’ accorpamento della Provincia di Isernia ma anche alla definitiva realizzazione del progetto della Fondazione Agnelli circa le macro regioni. Ed allora è importante, anche per evitare quelle negatività che Michele descriveva ” evitare un feudo dei casalesi”,cominciare a ragionare con gli amici abruzzesi e marchiegiani, nel solco tracciato anche da Almosava. In questo contesto, poiché il futuro è loro, è auspicabile che soprattutto i movimenti giovanili comincino a discutere , in questa ottica,di cosa voglioma fare della nostra terra!

 

Domenico Zappone  

Queste problematiche già erano note da tempo ,chi diceva di lavorare x il molise è molisani in realtà diceva bugie lavorava ma per i propi interessi,il molise non deve sparire abbiamo le nostre tradizioni e il nostro modo di essere ,se sarà necessario faremo anche le barricate per dire no a quelle famose famiglie tanto vicine geograficamente ,e non di certo in sintonia con la nostra mentalità,il molise deve solamente riorganizzarsi , e magari cacciare a calci nel sedere il marciume e contemporaniamente quel tipo di mentalità che sostiene e sostenuto le icapacità,che hanno portato vari disagi a tutti noi.

 

Paolo Conti

Sono molto esplicito e diretto nei miei commenti. Michele non c’è bisogno della mia approvazione per dire che la tua analisi è perfetta e dovrebbe essere condivisa dai tuoi colleghi. Ho l’impressione che per qualcuno, sia a destra ma anche a sinistra, sentir parlare di macroregioni venga immediatamente un mal di pancia e/o una colica renale. Parto da dati ben precisi che tra l’altro tu hai nominato nel tuo post:
1) è noto a tutti quando tempo e quanti ripensamenti ci sono stati per l’approvazione dello statuto regionale sopratutto quando si parla di riduzione di numero di consiglieri (se non ho capito male, per cui correggimi, se si torna a votare il numero degli eletti rimane quello attuale?
2) le vecchie 20 famiglie come potrebbero continuare a coltivare i propri interessi sul territorio se questo si condivide con altre realtà territoriali ?
3) Michele continua a postare su FB, sei l’unico che rende conto agli elettori…..certa stampa non esisterebbe se nel Molise non ci fosse questo caos….

Enzo C Delli Quadri

Concordo non da oggi con l’analisi di Michele Petraroia, anzi l’ho preceduta di oltre 20 anni. Mi meraviglia che di fronte a cotanto degrado demografico, patrimoniale, economico e morale vi siano ancora conterranei che si sentano di difendere l’autonomia regionale molisana o quella provinciale isernina o, scendendo per li rami, quella di piccolissimi comuni. Gli interessi della collettività, oggi, possono essere difesi solo convincendosi, ai vari livelli istituzionali, della necessità di associare i piccoli comuni, associare le aree provinciali e quelle regionali. Ma in questo contesto occorre evitare di fare delle semplici sommatorie geografiche dell’esistente, ma avere la lungimiranza di ripensare gli aggregati territoriali secondo logiche che rispettino la storia, la cultura e la lingua delle popolazioni. In questo contesto il territorio dell’Alto Molise Sangro Vastese, in una parola ALMOSAVA, ai confini montani tra Abruzzo e Molise, va ricondotto ad una unica e sola amministrazione che ricomponga un quadro unitario disinvoltamente smembrato oltre 40 anni fa in 4 pezzi di territorio amministrati da ben 4 province diverse. Le conseguenze sciagurate di quelle scelte sono sotto gli occhi di tutti: senza interventi della natura indicata, il territorio dell’ ALMOSAVA, tra pochi decenni, sarà occupato solo da case di riposo, cimiteri e fantasmi.

 

Michele Petraroia

Domenico il problema vero è convincere gli abruzzesi ed i marchigiani che non hanno alcuna intenzione di accollarsi i nostri problemi. Il tema non è il fallimento della politica che è palese ma l’inadeguatezza dell’intera classe dirigente regionale che non esprime una capacità autonoma di progettualità, proposta e direzione di marcia. La nostra identità molisana l’abbiamo tutelata più nei 2 mila anni che non era riconosciuta amministrativamente che negli ultimi 49 anni che è stata costituita la regione. D’altronde un salentino, un maremmano, un irpino, un dauno, un romagnolo o un piceno, mica si sente sminuito in un aggregato più ampio. Un conto sono le radici culturali di un popolo e altra cosa è il confine amministrativo di una regione. Per Paolo voglio dirti che se la Corte Costituzionale respingerà l’impugnativa delle regioni contro la legge 148/2011 che riduce il numero dei consiglieri regionali, in Molise troverà attuazione il disposto dell’art. 14 di tale legge che prefigura n. 20 consiglieri totali. Per quel che attiene le proposte dei diversi schieramenti politici su questi temi è difficile reperirle. Preferiscono far finta di stare ancora in epoca di spartizione del denaro pubblico proveniente da Roma e tutto il posizionamento tattico mira a vestire i panni dello stesso colore che governa a livello nazionale per ritagliarsi una fetta più grande per i propri clienti. Come a dire che l’ideale giace e chi vive si dà pace !

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Non sono in grado di dire come si convincono le altre realtà a unirsi a noi ma sono certo che i costi della politica in Molise sono tanti, troppi,  per una regione di 300.000 anime
    E’ un insulto alle nuove generazioni sprecare tanti, tanti, tanti,  soldi per politici che non redigono  neanche il rendiconto del proprio operato.
    Pagare  stipendi a  delegati all’energia regionale o a dirigenti privi di curricolo adeguato (vedi in particolare dirigenti di Agenzie regionali ) è per tanti giovani capaci  un brutto affare. 
    Noi che abbiamo fatto l’emigrazione per lasciar fare a persone non preparate nel programmare e gestire questo piccolo territorio diciamo che non è corretto e invitiamo i giovani meritevoli a battere i pugni e non  seguire il nostro esempio.
    Lasciare la propria terra come spesso accade è una sconfitta per tutti bisogna invertire la rotta  riprendersi i propri spazi con determinazione dopo aver letto il proprio territorio e i propri vicini e avere coscienza delle proprie conoscenze dei propri doveri e dei propri diritti. ..

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