Home / Cultura / Cultura Popolare / Il Malocchio

Il Malocchio

A cura di Enzo C. Delli Quadri

Ognuno la pensi come vuole, ma nessun può negare che questo del malocchio è un rito che tutti noi, almosaviani dell’ALTO SANNIO, abbiamo conosciuto. Oggi è ancora in uso, anche se molto meno che in passato.

 

Nei ricordi di Maria Delli Quadri

Malocchio! Parola dall’etimologia chiara: malus = cattivo e occhio.

Qualcuno ti ha guardato con cattiveria e ti ha procurato il malessere. Raffailuccia, moglie di N’dogn, era un’esperta di malocchio, il cui incantamento andava trasmesso per eredità, nella notte di Natale, a una persona più giovane, affidabile, discreta.

La scelta della donna, ormai anziana, cadde allora su di me, sua dirimpettaia e curiosa di questi fenomeni. Mi fece promettere che non avrei mai rivelato a chicchessia la formula propiziatoria che lei mi avrebbe insegnato. Il giuramento da parte mia fu convinto e solenne. Avevi  mal di stomaco, mal di testa o qualche altro malessere? Il rimedio c’era: incantare il malocchio. Il mio ricordo è un po’ nebuloso, perché sono passati sessant’anni e più; ma cercherò di ricostruire, in gran parte, le varie sequenze della sceneggiata.

Un piatto  fondo con dell’acqua e qualche goccia di olio di oliva. Una mano che tracciava delle croci sul medesimo piatto, una voce velata che pronunziava delle formule di rito contenenti invocazioni e preghiere un po’ astruse con aggiunta dei nomi di Gesù, Maria, Spirito Santo uniti, insieme a scacciare il maligno che aveva preso dimora nel malcapitato. Il tutto in dialetto, misto a parole strane, che lì per lì non avevano senso, ripetute per tre volte, massaggiando lievemente le tempie (o la pancia) del paziente.

Nel frattempo l’olio nel piatto poteva rimanere amalgamato oppure scindersi in gocce; dall’una o dall’altra situazione dipendeva se non avevi il malocchio oppure lo avevi. Se l’esito era positivo, bisognava ripetere l’operazione cambiando piatto, olio, acqua e ricominciare con le fatidiche parole (era consentito solo per tre volte). Nei casi più gravi, quando il malocchio era “ferrato” (forte) si poggiava nel piatto una grande chiave di ferro che doveva avere proprietà magiche. Di solito il malessere passava o si attenuava ed allora la donna, trionfante, esclamava: “Sci visct? Ru maluocchie era gruasse. A te n’d pon propria v’dai. Shtatt attieand.” (hai visto? Il malocchio era grande. Non ti possono proprio vedere, stai attenta).

All’epoca rimasi colpita da questa performance e per qualche tempo l’ ho anche praticata usando come cavie le mie sorelle più piccole le quali, buone buone, si facevano fare il trattamento, soggiogate, anche loro, dall’arcano. In realtà, forse perché non ci credevo a fondo, dopo qualche anno (Raffailuccia era già deceduta) il rito misterioso mi è passato di mente e l’insegnamento della donna è caduto nel nulla. Per questo sono stata una pessima allieva.

Nella pratica di Loredana Marcovecchio

Io lo “caccio” (lo incanto) e…vi spiego solo lo spiegabile….

Acqua nel piatto, olio in un cucchiaio, si recita una preghiera facendo al contempo le croci sul piatto con il cucchiaio pieno di olio.

Il piatto si tiene in prossimità della testa del “malocchiato”. La preghiera (o, meglio, giaculatoria) è ripetuta tre volte, dopo di che si poggia il piatto e s’intinge il dito (della mano opposta a quella che tiene il cucchiaio) nell’olio, facendo cadere delle gocce nell’acqua (il tutto recitando il Gloria).

Se le gocce si espandono, vuol dire che ci troviamo davanti ad una persona con il “malocchio”. Nell’acqua, allora, si fanno delle croci (recitando il Gloria) per tre volte.

Si cambia piatto e si ripete il tutto…….. Se anche la seconda volta le gocce si allargano, vuol dire che il malocchio è “ferrato”, cioè, chi lo ha fatto aveva in mano del ferro. In tal caso si cambia (o si lava) il piatto, ma prima di ripetere ancora una volta il rito nell’acqua si mettono a croce 3 di questi oggetti: coltello, forbice, forchetta o chiave…tutte in ferrro/ acciaio e senza parti in plastica…. e si va avanti così, fino a quando le gocce non rimangono corpose e definite.

Il rito per scacciare (incantare) il malocchio si tramanda solo per iscritto, a mezzanotte, tra Vigilia e Natale o la notte di S. Giovanni.

Variazione al tema: si può incantare il malocchio a distanza (pensando intensamente alla persona che lo richiede) o senza acqua.. In questo ultimo  caso tutto il “rito” viene effettuato facendo le croci sulla fronte del malcapitato recitando la solita giaculatoria……

A me succede di sapere se la persona in questione è stata colpita da malocchio, perché inizio a sbadigliare in serie, inarrestabilmente.

Da poco però ho scoperto, ahimè, che anche se fatto a fin di bene, anche se si recitano preghiere invocando aiuto di Santi, il rito è ritenuto, dalla chiesa, magico quindi “satanico”…… Solo Satana si invoca….; viceversa, a Dio ci si affida…

Comunque, importante: il tutto va fatto in silenzio ( ma penso si sia capito, altrimenti che segreto sarebbe!)

Nota di Enzo de Santis

Il rito del malocchio richiedeva requisiti ed interpreti adatti: una gran fede, una gran segretezza e l’attitudine ad intuire il mistero. Perciò le donne, non gli uomini, erano chiamate a compiere i gesti magici, a recitare le formule. Formule che le anziane custodivano con gelosia e svelavano con trepidazione, come affidassero la mappa di un tesoro nascosto.

Ho recuperato un paio di Giaculatorie, a mo’ di esempio. Sembra che ne esistano tantissime, forse una per ogni praticante.

 

Giaculatoria secondo Irma Elisa Catolino

“maluocchie maluocchie  (Malocchio, malocchio,)
2 uocchie t’en guardat’ (due occhi ti hanno guardato)
e 3 sand t’en salvat’: (e tre santi ti hanno salvato,)
Padr, Figlie e Spirit sand  (padre figlio e spirito santo.)

ripetuto 3 volte facendo, col pollice, le croci sulla fronte del “paziente”
poi si recitano 3 gloria
e si conclude dicendo, sempre per tre volte:

Gesù Giuseppe e Maria
levàt ru maluocchie a sta figlia mia. (togliete il malocchio a questa figlia mia.)

Poi la fantasia si sbizzarrisce:
se nel piatto con l’olio vedi tre palline, il malocchio lo ha fatto una signora con la collana di perle,
se vedi due palline, lo ha fatto qualcuno con gli occhiali,
e via discorrendo

Giaculatoria secondo quanto riferisce Flora Delli Quadri

Tre occhiucchiate,
male guardate
giuvene, vecchie. vedove e accasate
a nome della santissima trinità
padre, figlio e Spirito Santo (3 volte)

Giovedì Corpus Domini
Domenica la Santa Pasqua
Tutti i giorni Santo Natale
Se è dulure se ne passa
se è vermini se ne casca

Poi si recitano il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria Padre

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.