Il lupo

Gustavo Tempesta Petresine [1]

Lupo
Lupo

Si appisolò, cullato dal ronzio che si spandeva intorno al gelido inverno di paese. con le braccia conserte adagiate su di un maglione di lana tessuto a mano. In quell’ indumento ristagnava un affetto perduto, e lui ne avvertiva la presenza. Teneva le gambe distese su di una seggiola di legno impagliata. Il fastidio del nervo sciatico dolorante si sopiva  davanti alla stufa: credo  stesse pensando ad un vecchia masseria rimasta abbandonata da quando l’ultimo fattore che l’aveva abitata era morto di vecchiaia. Allora i figli da anni emigrati un Germania non si interessarono più di quelle mura di pietra. Fu chiusa e rimase abbandonata nel mezzo del vasto prato confinante con il bosco. Quando andava in giro per i prati in cerca di funghi, quel posto diventava meta fissa. Era lì che voleva passare la vecchiaia; accanto al  torrentello che sciaborda in mezzo ai giunchi. Su quella casupola sgangherata aveva fabbricato nella sua mente mille progetti. Si immedesimava nel pensiero di abitare già in quella casa; e si vedeva a trafficare con gli attrezzi per fare.

Il sogno lo rapì portandolo fuori del suo tempo, lo condusse tenendolo per mano, assonnandolo adagio su un letto di tavole. In quella irrealtà tutto era vero. In una notte d’inverno, accompagnato dal gorgogliare del ruscello gli parve udire un rumore: come un grattare, un raspare tipico, un  zampettare di cane. Nel sogno, si alzò dal letto, assonnato e pesante, e si diresse verso la finestrella con la grata di ferro da lui costruita. Scostò la tendina e spiò guardingo attraverso il vetro striato dal gelo. La sua diffidenza si tramutò in stupore quando vide nello spiazzo sottostante, dove nelle confuse immagini onoriche era solito accumulare i residui di cibo, un lupo.

Un lupo! Non era un cane, lo riconobbe dal pelo grigio, il muso lungo, l’aspetto fiero. Entrambi avvertirono di esserci e si guardarono con occhi che non vedono. Si carpirono i pensieri più segreti (…) Il lupo stette immobile per un tempo, poi continuò a rovistare nei sacchetti. Quando ebbe finito di mangiare si drizzò, guardò la casa alitando un caldo fiato e nella notte innevata si allontanò. La mattina dopo, Giuseppe si recò in quel luogo e sulla neve erano rimaste visibili le orme lasciate dal  tranquillo sazio allontanarsi dell’animale.

Immaginò con bontà quegli occhi freddi e fu pervaso da un tiepido sentimento. Quella bestia non trovando nulla da mangiare si era azzardata a spingersi a valle in cerca di cibo. Si trovava ora a accettare la mano tesa di un innocuo vecchio protesa con sicurezza verso di lui. L’uomo aveva già sentito parlare: di orsi che sconfinando dal parco nazionale erano avvistati da un ultimo pastore  o qualche cacciatore. Del resto, già le volpi da qualche tempo si spingevano verso i pollai del paese; facendo banchetti con galline, un lupo invece era fiero, almeno nell’immaginario della gente. Non poteva andare a mendicare; un lupo. Sarebbe  piuttosto morto per fame  inalberato come era della sua fierezza.

Giuseppe , destatosi da quel sogno ci pensò per tutto il giorno , e non si dava pace. Era come un affetto nato d’improvviso e non aspettava altro che quell’evento potesse ripetersi. Come sperato, la sera dopo aver’ cenato si abbandonò sulla poltroncina di fronte alla sua stufa che fiammeggiando quieta lasciava uscire qualche capriola di fumo che volteggiando si esauriva mischiandosi all’aria della stanza. Il lupo nella vaga dimensione del sogno si presentò di nuovo. Il solito grattare,  un singulto e poi un borbottìo.

Bevve l’acqua di fonte e stette un poco; poi si beò del sorso di una notte. Alitò di nuovo verso la casa, ciondolò la testa, guardò l’oscurità del bosco e corse via.

 

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[1] Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

 Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

4 commenti

  1. Caro Gustavo ti farò avere presto un mio commento.

  2. Caro Gustavo.
    Ti avevo promesso le mie impressioni sul tuo Racconto de “IL LUPO” che ho letto con sensibile curiosità. Eccole: mi è sembrato di immergermi in un sogno nostalgico di altri tempi, in una realtà che oggi sembrerebbe surrealistica. Il tuo Racconto mi ha ricondotto indietro negli anni, sprofondandomi idealmente in un contesto socio-ambientale, effettivamente intenso e caro ai miei ricordi. La semplicità del racconto e l’amore profuso per le cose passate, riescono a perforarmi l’animo, a commuovermi e spero che ciò lo sia anche per gli altri o almeno per coloro che hanno ancora una vera sensibilità d’animo.
    Io, che ho trascorso tutte le vicissitudini del mio lungo periodo di vita, con la frequentazione quotidiana di vari personaggi, posso affermare che in questo Racconto ho potuto rivivere , con un nostalgico sentimento romantico di altri tempi e di cui penso anche tu ne sia permeato almeno da quello che leggo di te, azioni, cose e vita di un tempo remoto. Voglio ancora aggiungere una sola cosa: mi è sembrato di scoprire attraverso le espressioni e le immagine quasi fiabesche, il lavoro di un ricercatore di contesti di vita socio-ambientali veramente assai lontani nel tempo, ma sempre presenti nel nostro intimo. Tra me e te c’è una grande differenza di età, ma non per questo non ci permette di pensarla allo stesso modo.
    Mi sono dilungato un pò troppo; avrei voluto parlarti un po’ anche di questo magnifico animale: il lupo, che è in via di . Così come avrei voluto esplicitarti un po’ di più le mie sensazioni alla lettura di bella favola-racconto che, torno a ripetere, mi ha veramente emozionato. Mi piacerebbe altresì leggere ancora qualcosa di te, ma sono sicuro che me ne darai occasione.
    Un caro abbraccio

  3. Essere beati sorseggiando l’oscurità della notte è segno di sicurezza nelle proprie possibilità ; così il lupo, come il poeta. L’animale scende sicuro e fiero al casolare, come il poeta scende fantasticamente nella realtà, la fa sua e la comunica agli altri con un ululato poetico : questo racconto.

  4. Giovanni Paglione via Palmieri 11 Torinoal suo destino.

    giovanni Paglione 3 maggio 2018- La fiaba è bellissima,ma non basta un superlativo per commentarla.Dopo averla letta,data l’ora tarda,sono andato a dormire e ,nonostante la provvidenziale metionina,il sonno era contrastato da un sogno che stavo vivendo piacevolmente.Mi trovavo al mio paese di nascita,Capracotta,e come al solito facevo la mia pomeridiana passeggiata diretta al Santuario la Madonnina o in alternativa verso il Cimitero per il quotidiano saluto a tre generazioni di miei congiunti in bell’ordine nella tomba di famiglia.Tra l’erba alta,una apparizione,;quel bel lupo di cui avevo letto nella fiaba.Da cittadino codardo un attimo di terrore;che fare?fuggo,mi arrampico su un albero?E’ stato il lupo a venirmi incontro e mi ha alitato sulle mani.Avrei voluto abbracciarlo,ma era già fuggito.Quella fiaba mi ha fatto sognare.

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