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IL GATTO SI MORDE LA CODA E, TAPINO, NON SA CHE LA CODA E’ …… SUA

di Esther Delli Quadri

E’ da qualche tempo che questa filastrocca dell’infanzia mi torna in mente e mi echeggia nelle orecchie come qualcosa di attuale,  di attinente alla realtà contemporanea.

“Il  gatto si morde la coda…….” quando  si  parla, a livello nazionale,  della opportunità  di eliminare le provincesalvo promuovere,  a livello locale, l’istituzione di nuove province o il mantenimento di quelle esistenti;

– “Il  gatto si morde la coda…….” quando si promette il mantenimento di strutture ospedaliere sulla base di analisi  “azzardate” o addirittura in malafede, salvo poi scontrarsi con la realtà dello spopolamento e dover  far, quindi, marcia indietro o procedere con  continui “ stop and go” perché sarebbe stato più opportuno occuparsi  prima di quali politiche e strategie  produttive adottare, che  non fossero meramente assistenziali,  per  trattenere la gente in loco;

– – “Il  gatto si morde la coda…….”  quando, nelle campagne elettorali, ci si riempie la bocca di  politiche ambientali, salvo poi scendere a compromessi,  deludendo ogni aspettativa,  una volta che si è conquistata una poltrona;

-“Il  gatto si morde la coda…….”  quando si è partiti  di opposizione  , o  anche di governo,  e si chiede  a gran voce , magari in piazza a fianco dei sindacati, assunzioni e ampliamento di organici in qualche amministrazione per conquistarsi l’ambito “consenso” popolare, e poco importa se i punti di forza su cui si fa poggiare la richiesta rischiano di mettere in crisi l’ amministrazione dello stato, salvo poi dover far marcia indietro su tutto e doversi affidare alle mani di un governo “ tecnico” per  porre riparo al mal fatto, guardandosi bene dall’ammettere i propri errori, ma affannandosi a cercare un capro espiatorio;

– “Il  gatto si morde la coda…….” quando , per pura demagogia,  per conquistare o mantenere “ il consenso”, si chiede a gran voce l’abolizione di imposte e tasse , salvo poi  appoggiare passivamente la reintroduzione delle stesse,  maggiorate, da parte di un governo che è stato chiamato a fare le proprie veci;

-“ Il  gatto si morde la coda…….” quando , per “ intercettare” il consenso, si distribuiscono con leggerezza, nelle amministrazioni dello stato, incarichi ad amici e conoscenti , senza tener conto della loro effettiva   professionalità, creando,così,  all’interno delle Amministrazioni, dirigenti e funzionari più “ leali” verso  chi li ha “ spinti “ a raggiungere le loro posizioni, che non verso la loro Amministrazione di appartenenza,con il risultato di assistere ad un continuo colpevole scarico di responsabilità, salvo poi subirne le conseguenze quando si diventa maggioranza e si devono combattere le  inefficienze e gli sprechi in quelle stesse Amministrazioni;

– “Il  gatto si morde la coda……. “ quando, pur di racimolare voti in una zona,  ci si affida al primo politico di turno del posto,  senza mai neanche metterne in dubbio  la attendibilità professionale e moralità personale, salvo poi rendersi conto di aver preso un enorme granchio perché le sue ingegnosità diventano un danno per il partito, ma dover continuare a fare buon viso a cattivo gioco perché, anche in questo caso, costerebbe troppo ammettere il proprio errore o peggio perché  l’entrata  in certe “comunità” significa essere messi a parte  di una serie di “informazioni “ che non consentono più l’espulsione;

 

— “Il  gatto si morde la coda …….”  quando per mesi ci si presenta in tutte le TV a discutere sul dove risiedano le principali cause della crisi attuale, indicando la maggiore di esse nelle speculazioni  bancarie e, quindi,  attribuendo al sistema bancario la responsabilità  principale della crisi, salvo poi procedere ad adottare provvedimenti anticrisi che vanno tutti nella direzione di salvare proprio le banche;

“Il  gatto si morde la coda…….” quando per anni , con allegria, si istituiscono improbabili corsi di laurea anche in minuscole cittadine sempre con l’obiettivo di attirare o mantenere il “consenso”, salvo poi far marcia indietro e, non avendo il coraggio delle proprie azioni , proporre l’abolizione della legalità del titolo di studio senza tenere in nessun conto i sacrifici sostenuti dalle  famiglie o dagli studenti stessi ;

 “IL GATTO SI MORDE LA CODA E NON SA, TAPINO,  CHE LA CODA È … … … … … SUA”

 

 

Ma chi per anni assiste impotente a tali “mordicchiamenti”,  capisce bene  a  chi appartiene  quella coda, fenomeno questo che si preferisce poi archiviare con aria di sufficienza e denigrazione  col nome di” anti-politica”.

“ Il gatto si morde la coda………………….” . Vi  prego, continuate voi……………


Editing: Enzo C. Delli Quadri 
Copyright: Altosannio Magazine 

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

4 commenti

  1. Mariella Carano

    veritiera e nello stesso tempo rabbiosa. Ma siamo proprio impotenti di fronte a questa sporca politica e soprattutto verso coloro che dovrebbero fare gli interessi di tutti e non soltanto i loro?

  2. Flora Delli Quadri

    Esther, hai messo insieme una serie di fatti contraddittori a cui bene o male, consapevolmente o inconsapevolmente, abbiamo contribuito tutti, e tra questi tutti metto me per prima, ma anche te.
    Chi oggi invoca l’antipolitica sceglie una via di comodo, come coloro che quando vedono la mala parata scappano e dicono che “la colpa è degli altri, io non c’ero o, se c’ero, non ho visto”.
    Ad un qualsiasi Paese serve la POLITICA, quella con la P maiuscola. Personalmente l’ho sempre fatta e continuerò a farla e non me ne pento perché da parte mia non c’è mai stato calcolo, ma sempre ideali.
    C’è che vede il bicchiere mezzo vuoto e chi mezzo pieno, io lo vedo mezzo pieno nonostante le storture perché oltre la POLITICA c’è solo da dittatura.
    Sto ancora aspettando il Colpo di Stato dei Colonnelli greci

  3. Esther Delli Quadri

    Saranno forse una serie di fatti contradditori, cara Flora, e sarà forse, in parte, anche vero che che in qualche misura abbiamo contribuito tutti, soprattutto direi con la nostra eccessiva tolleranza, ma assolutamente non tutti in EGUAL MISURA, semplicemente per il fatto che non tutti abbiamo avuto la possibilità di stare ai posti di comando. Chi oggi invoca l’antipolitica non sceglie una via di comodo, sceglie l’unica via che la politica ci lascia liberi di percorrere. E’ questo che la politica non capisce. L’antipolitica è il segnale che da parte dei cittadini non c’è più tolleranza per la cattiva politica . L’antipolitica si combatte con segnali di buona politica. Io non ne vedo. Al contrario di te che vedi il bicchiere mezzo pieno io lo vedo mezzo vuoto , e temo , non meno di te le conseguenze di un successivo, continuo , inarrestabile svuotamento.

  4. Flora Delli Quadri

    Questa è una fase in cui bisognerebbe unirsi più che mai intorno alla politica e al parlamento, buoni o cattivi che siano quelli che ci rappresentano, perché bisogna fare argine contro la bufera.
    Roosevelt ci mise tre anni a risolvere i problemi dell’America, Monti sono cinque mesi che sta lì a combattere con una crisi internazionale senza precedenti, con un euro debole e senza governo, con governanti europei che non si mettono d’accordo.
    Leggendo Facebook o Twitter mi sembra che tutti si sentano economisti, tutti abbiano ricette miracolose, tutti inneggiamo al niente e ci scopriamo moralisti dall’oggi al domani.
    Certo che qui bisogna cambiare tutto, e la politica italiana è la più corrotta tra i corrotti, c’è una tendenza al fideismo nei confronti del potente, una mentalità profittatoria più o meno generalizzata, regole vecchie che bisogna svecchiare.
    Poi c’è un l’ordine mondiale che non funziona: i paradisi fiscali, l’impero finanziario, le lobby, Ce ne accorgiamo solo adesso perché adesso le nostre tasche si stanno svuotando.
    “Sta buono Rocco, sta buona tutta la rocca!” dice un proverbio e noi finora siamo stati tanti Rocco per i quali la rocca andava bene così com’era.
    L’antipolitica mi fa venire in mente un paragone. Se in casa entrano formiche ho tre scelte: lasciarle lì a rubare lo zucchero, prendere la scopa e scoparle, correre a cercare il buco e tapparlo.
    Finora abbiamo lasciato che ci rubassero lo zucchero, ora abbiamo la pretesa di mandarle via a colpi di scopa. Ci va anche bene per un po’, se serve a tamponare il problema, ma se non tappiamo il buco hai voglia a usare la scopa!
    Ecco, l’antipolitica mi sembra la scopa!

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