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Il Fuoco Sacro e Propiziatorio: Le ‘ndocce di Poggio Sannita e Pietrabbondante

di Domenico Meo[1]tratto da Riti e Feste del Fuoco – Volturnia Edizioni

 

Poggio Sannita

I fuochi cerimoniali del 24 dicembre bruciano a Poggio Sannita. Mantenendo l’antico uso della “cerca” fra le abitazioni del paese, i ragazzi, nel pomeriggio della vigilia, raccolgono legna e fascine e con le carriole o a mano, le portano in piazza XVII aprile. Dopo aver cosparso la nuova pavimentazione con uno strato di sabbia, quanti sono interessati alla sistemazione del falò, ammonticchiano in maniera informe i materiali da bruciare e all’imbrunire, quando sferra la campana di Santa Vittoria, lo incendiano.

Negli ultimi anni, solo in rare circostanze, si è visto qualche altro falò, al contrario di alcuni decenni or sono, quando, splendenti rilucevano vicino la chiesa di San Rocco, in via Castellano, via Edifici Scolastici, via Prima Porta, alla Conticella, a Lacuózzə e in qualche altro posto. I falò, anche qui, chiamati ndòccia, un tempo illuminavano a giorno le borgate e le tante case di campagna, mentre oggi l’usanza è mantenuta dalle poche persone che abitano l’agro.

Pietrabbondante - Località Calcatello

Fuochi fiammeggianti bruciano all’imbrunire della vigilia di Natale a Pietrabbondante. Falò di ginestre, composti intorno ad un palo di legno o di ferro, illuminano le strade del paese e, come vuole la tradizione, gran parte delle borgate. «Si alzano enormi fasci […] preparati sin dalle prime ore del pomeriggio. I ragazzi attendono con impazienza i rintocchi dell’Ave Maria perché quello è il segnale convenuto per l’accensione dei grandi falò, detti nndoccie, che avviene quasi contemporaneamente. Lo scoppiettio delle ginestre che ardono forma come una celestiale sinfonia ed il cielo è illuminato a giorno! […] Sugli usci di casa vecchi, donne, bambini ammirano il suggestivo spettacolo men­tre il capo famiglia sorveglia affinché la nndoccia bruci nel migliore dei modi. Una volta spenti i fuochi si usa intrattenersi in prossimità della brace, in attesa che la cena sia pronta».[2]

Carlo Giuseppe Paoletti dalla sua Pietrabbondante, circa un trentennio fa, rilevava che: «la ndòccia […] fino a qualche decennio addietro era diffusa in tutta la vallata del Trigno nonché in quella del Verrino e del Sente. Lo spettacolo che la sera della vigilia di Natale si godeva per le strade e nelle campagne – e la posizione del nostro abitato consente di abbracciare la visione di ben diciotto paesi – era di quelli che al momento infondono entusiasmo e commozione e che poi quando vengono a mancare suscitano struggente nostalgia».[3]

Mentre a Pietrabbondante: «Quasi davanti ad ogni casa, maestosi e ben composti, si ergono i fasci di ginestra. […] I ragazzi aiutano i loro papà nella preparazione della “ndoccia” e appaiono tutti felici e festanti, quando è pronta. […] Le prime ombre della sera calano e, dal campanile, si odono i primi rintocchi dei bronzi sacri! I falò cominciano a ardere e tutto il paese sembra in fiamme! […] I vecchi, gli uomini, le donne, i bambini sono tutti intorno alla ndoccia e, con i pali, rimuovono la brace del falò».[4]



[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2] A. Di Iorio, Pietrabbondante nella civiltà contadina, Roma 2004, p.86.
[3] La Fucina XXVIII, n. 2, Febbraio 1978.
[4] La Fucina XXVII, n. 1, 10-1-1976.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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