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Il finestrino

di Rita Cerimele [1]

Esco dall’ufficio cammino a piedi per raggiungere la mia abitazione. Pur essendo a gennaio, raggi di sole abbracciano la città e folate di vento spazzano via tutte le nuvole presenti nel cielo. Camminare aiuta a pensare. Si colgono tutti i particolari che ci circondano, dei pedoni, delle case e dei palazzi. Della vita che si svolge al loro interno. Dell’architettura che decora.

Tutto questo avviene in sincronia con pensieri e ricordi, come sfogliando le pagine di un libro ma in maniera più reale. Un andirivieni di profumi nell’aria lasciati al passaggio del vento, dalle cucine in fermento, dalle porte dei bar, dalle panetterie ed i negozi. L’ora di pranzo è vicina e certo i profumi invogliano a gustare chissà quali prelibatezze. La mente assapora il mix di profumi e ricordi.

I ricordi arrivano puntuali a ritmare i pensieri. Si insinuano nelle corde dell’anima quando semplici fenomeni atmosferici li evocano facendo scaturire impressioni che si fondono in un unico stato d’animo la cui sensazione scorre lentamente durante l’intera giornata. Un gioco di riflessi. Di vetrate che si aprono e chiudono di persone che entrano ed escono. La fretta regna sovrana mentre la mente rallenta intorpidita dal ricordo legato al vetro di una finestra. Interagire con le emozioni non è facile. A volte queste ci colgono impreparati a farvi fronte, perché siamo immersi nel ritmo intenso degli impegni che scandiscono le nostre giornate. Non sarei mai stata capace di confessare a me stessa che un giorno qualcosa avrebbe evocato la carezza del vento e del sole quando al paese mi affacciavo al finestrino di casa.

 

 

 

 

 

Il finestrino era una piccola finestra ricavata all’interno della finestra più grande della cucina. Questo ci permetteva di vedere chi si annunciava suonando il campanello senza dover aprire l’intera imposta. La posizione che si assumeva affacciandosi al finestrino era davvero buffa perché da esso ci passava solo la testa. Quando ero piccola non riuscivo ad affacciarmi. Il mio sogno era quello in cui un giorno finalmente, avrei visto anch’io cosa si poteva guardare fuori dal finestrino. Un intero mondo poteva penetrare da quella piccola apertura e solo la testa lo poteva attraversare. Si entrava in un’altra dimensione. Una linea del tempo che univa il dentro col fuori. Per chi osservava dall’esterno vedere solo la testa della persona affacciata al finestrino (mentre la restante parte della finestra faceva da cornice) aveva un suo fascino. Inquietante e comico al tempo stesso.

In città non mi affaccio al finestrino.

La mente è un ottima macchina fotografica che ha archiviato le immagini in una biblioteca virtuale.

E’ stata la complicità del sole e del vento a realizzare queste immagini avvincenti. Il sapore è dolce-amaro e lo uso come condimento di questa fredda giornata invernale.

 

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[1] Rita Cerimele: molisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali, Endecasillabi e Sonetti a quelle più innovative, come l’Haiku e altri componimenti di origine giapponese traslitterati nella propria realtà occidentale. Tra le sue pubblicazioni si annoverano due favole adatte a tutti: “La Bambina con la Valigia Rossa” e “Abbiamo Tanto da Dire” Casa Editrice – Etica Edizioni.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Flora Delli Quadri

About Rita Cerimele

Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni.

3 commenti

  1. Flora Delli Quadri

    Non ci sono dubbi: ti preferisco prosatrice!

  2. questo “finestrino” cioè una piccola parte della finestra che si apre indipendentemente dalla finestra intera, credo che sia proprio una caratteristica di Agnone perché non ricordo di averne viste altrove. Di sicuro non ne ho mai viste a Schiavi, nel mio paesello natio. Certo, viste dalla strada da una certa lontananza, facevano proprio impressione quelle teste, e solo esse, niente braccia ne spalle, che uscivano da quelle finestrelle. A me personalmente mi facevano pensare alla ghigliottina e mi divertivo ad immaginarmi la scena di quello che sarebbe accaduto se il vetro della parte delle finestra in alto fosse scivolato in basso a troncare proprio il collo di quelle teste senza corpo. Ero piccolo allora ed i bambini possono anche averne di questi pensieri strani. Insomma mi autoassolvo

  3. Complimenti, cara Rita! Sarà la giornata fredda, in cui scrivi, che per la legge del “contrappasso” ha fatto godere anche a noi col calore delle tue parole i ricordi caldi della tua infanzia? Certo la tua descrizione,così vera e particolare è evocativa anche per noi lettori…di ricordi lontani!

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