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Il Fiammifero ovvero“chi sparagna spreca”

di Sergio Troiano [1]

fiammiferoChi sparagna spreca! diceva Nina, la mia bella cuginetta ormai signorina, ed aveva le sue ragioni per asserirlo. Orfana di madre fin dalla più tenera età, aveva vissuto con il padre che l’aveva tirata su come meglio aveva potuto. Ora era grande, aveva il fidanzato e stava per sposarsi. Era lei che si occupava delle faccende di casa ed era brava a farlo. Teneva in ordine la casa, accudiva gli animali, lavava i panni nel vicino ruscello e quando ne aveva il tempo, ricamava per abbellire il suo piccolo corredo, che presto, almeno questa era la voce che girava, le sarebbe servito.

Eravamo nell’immediato dopoguerra e la miseria era tanta. Non c’erano domeniche allora, cioè c’erano ma era come se non ci fossero state, ed il padre, pur lavorando di continuo, come allora si lavorava, riusciva a mala pena a raccogliere dalla tua terra, quel poco che occorreva per mangiare e non avanzava nulla per le spese extra. Certo, ortaggi e verdure c’erano e non c’era mai stato un giorno in cui non aveva avuto qualcosa da mangiare, quello che mancava era il denaro. Non tutto quello che serviva poteva essere prodotto zappando e seminando, c’erano delle cose che dovevano essere necessariamente comprate ed una di esse erano i fiammiferi.

Ben dieci lire ci volevano per una scatola di fiammiferi ed in una scatola ce n’erano solo cento, almeno così era scritto nella scatola, perché poi nella realtà erano sempre qualcuno in meno, e lei lo sapeva perché li aveva contati una volta. Ma anche ammettendo che fossero effettivamente cento e che pigliassero tutti, dovendo accendere il fuoco, per cucinare, almeno due o tre volte al giorno, ne conseguiva che una scatola durava appena un mese. Dieci lire possono sembrare poche per i giorni nostri, ma erano una cifra non trascurabile per quei tempi e men che meno per la nostra bella, ma povera, Nina. Io stesso la vidi, e più di una volta, andare a prendere un tizzone ardente dalla vicina zia Lauretta, per accenderci il fuoco e risparmiare un fiammifero.

Era l’estate ed io, che allora ero piuttosto piccolo, mentre me ne stavo seduto nell’aia ad osservare alcune donne che si davano da fare con un forcone per battere i ceci, udii delle imprecazioni provenire proprio dalla casa di Nina. Era una ragazza davvero a modo, la mia cugina e mi stupii di sentirla esprimersi in quel modo poco signorile. Corsi dunque da lei, alla sua casa e dalla porta socchiusa la vidi curva sul focolare, quasi inginocchiata, nell’atto di accendere il fuoco. Incuriosito restando sulla porta restai a guardare e vidi che teneva un fiammifero spento in mano e che lo osservava con uno sguardo languido ed addolorato. Entrai per cercare di aiutarla, e notai che il fiammifero era apparentemente integro, solo la capocchia era diventata nera mentre per il resto sembrava nuovo. Insomma il legno non era stato consumato ed era tutto bello bianco e nuovo. Non capivo perché avesse urlato ma lei sembrava stare bene e mi rassicurò che stava bene e mi confidò quanto era successo. Lei aveva appreso da Gorizia, una donna molto chiacchierona e chiacchierata della contrada, che vi era un modo per risparmiare sui fiammiferi e precisamente si trattava di questo: si doveva sfregare il fiammifero vicinissimo all’erba secca, ed appena si sviluppava la fiammella e prima ancora che coinvolgesse tutta la capocchia, si doveva spegnere così poi poteva essere usato ancora, per una seconda accensione, sfregandolo dall’altra parte.

L’idea forse era buona ma vuoi per l’inesperienza, vuoi per la sfortuna, era successo che aveva spento il fiammifero troppo presto perché il fuoco si accendesse e troppo tardi perché la capocchia rimanesse in parte integra. Non solo non era riuscita a risparmiare un fiammifero ma si vedeva costretta a consumarne due! Riuscii a convincerla, con qualche parola buona per quel poco che potevo fare in quel senso, dato che io ero solo un ragazzino e lei già una signorina, che il danno era grave ma non gravissimo, e lei sembrò persuadersene ed accese il fuoco con un secondo fiammifero. L’idea mi venne all’improvviso e le suggerii di tentare invece di dividere il fiammifero per lungo, con il coltello in modo da avere due parti simmetriche ciascuna con la sua parte di capocchia, per poterne dunque avere due. Lei mi sorrise senza dirmi ne si e ne no ed era bello il vederla sorridere. Non ho mai saputo se avesse o meno tentato questo espediente, ma ne dubito perché non l’ho mai più sentita lagnarsi in quel modo.

Certo forse un giorno tenterò anch’io ed in prima persona, di verificare la bontà della mia idea, anzi magari lo faccio subito e se mi andrà male vuol dire che imprecherò anch’io come lei gridando a squarciagola: chi sparagna spreca!

 


[1] Sergio Troiano, abruzzese di Schiavi d’Abruzzo, residente a Pescara, insegnante di Chimica in pensione, si reputa fortunato per aver avuto il raro privilegio di vivere i miei primi sei anni di vita in pieno medioevo, in contrada Cupello di Schiavi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Flora Delli Quadri

    Bello e divertente il racconto, anche se è il ritratto di un’epoca che, purtroppo, abbiamo vissuto veramente

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