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Il Diavolo Cotto (Nuova rubrica di Gustavo) – Er regalo ar zindico

Nel Natale scorso, Pescopennataro, con un’operazione di ampia e convinta generosità, offrì a Roma e al Papa i suoi abeti bellissimi per l’approntamento di Alberi di Natale, degni di questo nome.

Ne nacque una forte polemica da parte di ambientalisti e anche da parte di noi dell’ALMOSAVA.  Per gli ambientalisti, parlano le loro gesta e i loro obiettivi. Noi, invece, ci preoccupavamo del fatto che l’operazione fosse vista come una forma di sudditanza al Potere Centrale Politico e Religioso e scrivemmo, facendoci molti nemici anche tra associati, che non era giusto che altri (non noi) potessero considerarci come una riserva indiana, pronta a donare i suoi prodotti più belli, pronta a elargire generosità e ospitalità a piene mani, ricevendone, in cambio, indifferenza o pedate in faccia. Noi facciamo regali e siamo cortesi e generosi, loro, nei centri regionali, continuano ad essere indifferenti alla richiesta che i paesi ubicati a 1000 metri di altitudine, che pagano le stesse imposte di tutti gli italiani e che ricevono un terzo dei servizi riservati ai residenti in città, siano esentati dal pagare una parte delle imposte dovute. Negano, insomma, ai montanari, fuori da tanti servizi, una giusta e doverosa fiscalità di vantaggio, per non morire. Questo e solo questo volemmo denunciare. 

La poesia di Gustavo, qui sotto riportata, ci restituisce il senso dell’ indifferenza dei residenti in città.

Enzo C. Delli Quadri

 

L'abete di Pascopennataro davanti al Colosseo - Natale 2012

Er regalo ar zindico. (in dialetto romanesco)

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Di Gustavo Tempesta Petresine[1]

Stavio a passà a lli Fori imperiali
Quanno che vidi ‘n gruppo de persone,
Nun ereno turisti ‘ccasionali,
Ce stava puro er zindico in blasone.

Er culoseo tutto ‘lluminato
Pareva presiedesse a quell’evento
Dell’arbero c’aveveno portato
Ar Lupomanno pe fallo contento.

Io stavio a llavorà e me n’andiedi
‘bmoccai pe Colle Oppio e svicolanno
Penzavo ar rito de propizziazzione
Tenuto da quer solito Alemanno.

Er popolo romano se scallava
Drento alle case cor termisifone
Per traffico la ggente biastimiava
E nun pensava all’ arberi in missione.

 



[1] Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”. Esso nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti.  “‘Ne cande” è il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Tantissime poesie di Gustavo sono state pubblicate su questo sito, sezione cultura-poesie

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

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