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Il crisantemo, simbolo di gioia.

di Paola Giaccio [1]

L’origine della pianta è totalmente asiatica, visto che i primi esemplari furono rinvenuti in territorio cinese e giapponese, in particolare nella nazione nipponica il crisantemo è estremamente popolare. Nel linguaggio dei fiori e delle piante il crisantemo ha molti significati ma prevalentemente simboleggia la gioia e la vitalità.

In Italia è il fiore dei morti, semplicemente per il fatto che, il crisantemo fiorisce in prossimità della celebrazione dei defunti, anche se in origine quando fu importato rappresentava e simboleggiava anche sul nostro territorio la gioia e la vitalità.

Nei paesi anglosassoni, il crisantemo è ancora oggi il simbolo di gioia e vitalità, ed in Inghilterra è il fiore ideale da regalare per celebrare le nascite. Negli Stati Uniti, invece, simboleggia le feste e le riunioni famigliari.

In tutti i paesi orientali è simbolo di vita e felicità, in particolare in Cina e in Corea è considerato il fiore delle spose.

In Giappone, dove ogni anno in occasione della fioritura dei crisantemi si celebra una festa e vengono aperti al pubblico i giardini della Reggia Imperiale, è il simbolo della pace.

La leggenda del Crisantemo

In un piccolo e remoto paesino di campagna, viveva, con la sua mamma, un bambino orfano di padre. Il suo nome era Cristiano e non aveva mai conosciuto suo papa’, morto di una grave malattia prima ancora che nascesse. Viveva con la madre che sgobbava da mattina a sera facendo le pulizie nelle case altrui, stirando i vestiti di alcuni signori del paese, coltivando un piccolissimo orticello a ortaggi e fiori.

La vita per la mamma si era fatta dura dopo la morte del papa’, ma nonostante questo non faceva mancare nulla al figlio, a cominciare dall’istruzione e dall’insegnamento di sani principi. Proprio perche’ i soldi non erano tanti, anzi appena sufficienti, il figlio portava indumenti magari rattoppati e lisi dal tempo, ma sempre puliti e decorosi. I pasti, in linea con le scarse disponibilita’ economiche della famiglia, erano piuttosto frugali ed in una mutua solidarieta’ silenziosa a volte l’uno fingeva all’altro poco appetito per favorire l’altro della propria razione di cibo. Una zuppa di cipolle era il pasto migliore che potevano permettersi, ma spesso dovevano accontentarsi di un tozzo di pane raffermo che ammorbidivano nell’acqua.

Un’inverno estremamente rigido ridusse a letto la mamma di Cristiano, con l’inevitabile interruzione dell’ ‘introito di quei pochi spiccioli che la mamma guadagnava. Le medicine di cui necessitava la mamma erano troppo costose per le loro disponibilita’ e quantunque il ragazzo s’ingegnasse con piccoli lavoretti e servigi a racimolare qualche spicciolo, questi erano appena sufficienti a garantire un brodo caldo alla mamma e qualche tozzo di pane. Ogni giorno che passava Cristiano vedeva il progressivo deperimento della mamma e gli si struggeva il cuore nel sentire di notte la sua tosse cavernosa ed il suo respiro affannoso.

Una sera terribile di tuoni e lampi, Cristiano senti’ bussare all’uscio. Apri’ la porta e vide una malmessa vecchietta, tutta inzuppata che si reggeva a stento su un bastone. Senza indugio Cristiano porse il proprio braccio alla vecchietta e la fece accomodare su una sedia vicino al misero fuoco che si sprigionava dal camino. Una volta che la vecchietta fu’ riscaldata, Cristiano la porto’ vicino al tavolo della credenza e gli porse la sua cena: un piatto di brodo ben caldo ed un tozzo di pane, scusandosi di non poterle offrire di piu’. Poi, disperato si rivolse a lei per sapere quale rimedio avrebbe fatto guarire la madre. La vecchietta, una fata sotto false sembianze, si svelo’ al ragazzo e gli disse: scegli un fiore del tuo giardino e contane i petali. I giorni di vita della tua mamma saranno tanti quanti i petali del fiore. Detto questo svani’.

Cristiano, dopo l’iniziale sbigottimento, fra lo sbalordito e l’incredulo, si precipito’ nel piccolo orticello ove colse un fiore che assomigliava ad una dalia dei giorni nostri. L’ingegnoso fanciullo sapeva il fatto suo e tanto era il desiderio di poter godere della compagnia della mamma per molti altri anni che maturo’ il suo disegno: porto’ il fiore in casa e con una forbice affilata e mano ferma incise ognuno dei gia’ tanti petali del fiore fino ad ottenere tantissime minuscole listarelle. Prima del sopravvento dell’alba, ripose il fiore vicino alla mamma, trasformato come la livrea dei nostri attuali crisantemi, ricchi di fitti petali ricurvi su se stessi ed infine stanco si addormento’. L’indomani il fiore era sparito e, come promesso dalla fata,  la mamma di Cristiano, guarita, godette della vicinanza di Cristiano ancora per moltissimi anni.

Ecco perche’ questo fiore, poi chiamato Crisantemo, a dispetto del suo prevalente uso sulle tombe cimiteriali, rappresenta invece un simbolo di vita e come tale, in ossequio alla leggenda, anche simbolo di ‘tenacia’ alla sopravvivenza nei rigori climatici stagionali.

Crisantemo: Curiosità

La popolarità asiatica del crisantemo non deriva solo dalla sua diffusione e varietà di colori, ma anche dal fatto che le ligule della pianta, opportunamente fritte, sono considerate una vera delizia culinaria. Proprio in Giappone il crisantemo viene considerato il fiore nazionale, tanto da celebrarne ogni anno la bellezza e da meritarsi l’appellativo di “fiore della vita e della felicità”.

Esistono tantissimi tipi diversi di crisantemi

Crisantemi pom pom, una delle varietà più comuni dalla forma simile ad una pallina
crisantemi a fiore d’anemone che presentano una o due file di petali intorno alla parte centrale;
crisantemi a margherita che presentano una fila intorno al centro, proprio come le margherite
Crisantemi a ragno che non sono molto comuni e presentano petali lunghi e cascanti.

I crisantemi hanno significanti diversi a seconda del suo colore

  • Crisantemo Bianco: verità e dolore, un cuore sconsolato, sei un amico meraviglioso;
  • Crisantemo Giallo: indica un amore trascurato
  • Crisantemo Rosso: significa “Ti Amo”.

…chissà perché preferisco quelli rossi!


[1]  Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d’origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

Editing: Paola Giaccio
Copyright: Altosannio Magazine

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Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

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