Il ciabattino

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di Paola Giaccio[1]

ciabattino (1)

Nel passato il ciabattino aveva un ruolo molto importante: nei periodi di difficoltà economiche, le calzature non si buttavano via ma dovevano essere riparate.

scarpe
Le scarpe erano dei piccoli tesori: riparavano i piedi dal freddo e dalla pioggia, ma anche dai sassi e dalle sterpaglie. Come ci insegna la tradizione, in campagna non si buttava via nulla. 

Immagine1
Si possedevano due paia di scarpe, uno invernale, l’altro estivo. Quando un ragazzino diventava grande, passava le proprie ai fratelli più piccoli. Accadeva però che si consumassero. In questo caso si portavano a riparare dal ciabattino.

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Per forare il cuoio venivano utilizzate le lesine, dei piccoli punteruoli di diverse misure.

spago2

Lo spago, che serviva per unire i pezzi di pelle, veniva preventivamente trattato: veniva “passato” in una pallina di cera in modo che diventasse più resistente e impermeabile.

Copia (2) di forma1Per assemblare la suola, il ciabattino prendeva un piccolo martello ricurvo utile per riuscire a lavorare anche negli angoli più piccoli e una manciata di chiodini particolari di diverse dimensioni.

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Sul banchetto spiccavano alcuni oggetti molto affascinanti: 

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un corno di mucca o vitello, che serviva per lisciare i bordi del cuoio e una pietra per affilare le lame,

scarpa

una pinza per snervare la pelle, un coltello per tagliare le parti… 

Copia di forma1…e uno strano monopiede: si chiamava “forma” ed era composto da un legno, su cui era posizionato una punta tondeggiante. 
L’uomo metteva questo oggetto tra le gambe, con le cosce teneva fermo il bastone e sulla parte di ferro lavorava le suole delle scarpe.

Papà 1Il mestiere del calzolaio nella società moderna non è quasi più considerato un lavoro attuale.
Al giorno d’oggi le scarpe, quando si rompono vengono buttate via e non più portate dal ciabattino ad aggiustarle; ecco perché, questa figura così importante qualche tempo fa, è quasi scomparsa nei nostri tempi.
Questo è il frutto dell’innovazione tecnologica che non ha più considerazione per i mestieri antichi e li sta distruggendo.

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[1] Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d’origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.


Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 


 

 

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