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Il cervo? Non lo amo!!!

Scritto da un’ “amica” del Parco nazionale d’Abruzzo

Quando si è affacciato alla finestra e li ha visti, non credeva ai suoi occhi. E ha chiamato subito la mamma , pensando forse di essere rimasto incastrato in un sogno tipico di chi, come lui, ha soltanto dieci anni.
Quaranta splendidi cervi se ne andavano tranquilli in giro per Alfedena, paese nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo dove, in alcuni punti, la coltre di neve aveva raggiunto un metro e mezzo di altezza. Spettacoli simili non sono insoliti alla periferia di Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea, a un passo dalle abitazioni. Gli animali scendono a valle spinti dalle condizioni avverse dell’ambiente circostante. Spesso perdono anche l’orientamento.

Per chi osserva lo spettacolo in foto o in video, è una emozione, una sorpresa, una gioia.  Il Cervo, uno spettacolo della natura che popola il Parco Nazionale d’Abruzzo e della Majella, non può non essere amato e apprezzato.

Eppure, io NON LO AMO.

Non li amo perché hanno il potere di instillare, nell’animo, sentimenti di  paura, distruzione, freddo.

Paura: il bramito del cervo è un qualcosa di intermedio tra il muggito delle mucca e il ringhio dell’orso, più simile a quest’ultimo; nel silenzio della notte fa rabbrividire.

Distruzione: i fiori sono immancabilmente i primi oggetti del desiderio dei cervi; fioriere, vasi, giardini, vengono messi sottosopra dalla loro ingordigia insaziabile. Giorni e giorni di lavoro per adornare la propria casa se ne vanno in fumo. E non parliamo dei prodotti dell’orto.

Freddo: il bramito del cervo che si avverte nelle vicinanze, indica che anche l’inverno con le sue temperature polari, si avvicina.

Invidio coloro che, parlando o pensando a cervi e caprioli, immaginano Bamby.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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