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Ida Rossi: storia di un’artista del ricamo

di Maria Delli Quadri [1]

Una scuola di ricamo
Una scuola di ricamo

IDA ROSSI, LA LEGGENDA
Chi, come me, è nato e vissuto per lungo tempo nel secolo scorso, ha sentito certamente pronunciare il suo nome, famoso nella sua semplicità e, pur senza conoscere lei di persona, ne ha parlato con rispetto e ammirazione, intessendo intorno ad esso un alone leggendario che ha varcato i confini del bel paese (Agnone) e si è diffuso in tutto il circondario. Per anni e anni si è parlato ancora di lei e del suo ricamo e ancora oggi il suo nome aleggia tra le appassionate del settore come di una maga del telaio, mai eguagliata.
Ida Rossi era nata a Maddaloni l’8 agosto 1909, figlia di Vincenzo Rossi e di Rosina Santanastaso. Il padre, orologiaio, si era trasferito nel nostro paese ed esercitava il suo mestiere in Salita Verdi, la strada che dall’Annunziata porta a Piazza Plebiscito. L’abitazione era situata invece  al secondo piano del palazzo Lucci, nel quartiere di San Biase. Non conosciamo i motivi di questa immigrazione; forse un’asma bronchiale della giovane Ida che la perseguiterà per tutta la vita con attacchi quasi quotidiani. Don Ciccio, il medico curante, si recava tutti i giorni a casa Rossi per assistere la giovane a cui prestava le cure con scrupolo, come solo lui, il buon dottore, sapeva fare; tuttavia possiamo affermare con certezza che i nuovi arrivati si trovarono bene in questa località ricca e florida, com’era l’Agnone di 100 anni fa.

LA DONNA
Ida era molto bella: alta, castana di occhi e di capelli, raffinata nei modi e nel vestire, non amava il trucco. Unico vezzo: i capelli folti e setosi, legati dietro la nuca con una specie di rollo fissato con eleganti  forcine  di osso. Tutto in lei era improntato a distinzione e signorilità: dall’incedere, al vestire, al parlare, al confrontarsi con gli altri.
Quando giunse da noi era già esperta nell’arte del ricamo, tuttavia i primi tempi si appoggiò alle suore del Preziosissimo Sangue, dove operava Suor Isabella, grande maestra, che dirigeva  con professionalità le ragazze locali, a lei affidate dalle famiglie.
Ben presto Ida imparò a camminare sulle sue gambe, aprì la sua scuola, e fu subito un successo strepitoso.  Molte giovani donne si aggregarono a lei e tra queste anche alcune allieve di Suor Isabella. Costei non gradì molto la fuga delle apprendiste, ma l’abito che indossava e la missione di umiltà che aveva scelto la fecero riflettere ed accettare la nuova realtà.
Aveva due sorelle, una delle quali sposò un giovane di Agnone; entrambe l’aiutavano e la sorreggevano nella difficile opera della scuola di ricamo e anche di canto; e sì, perché  la donna aveva creato un coro di ragazze, le stesse che imparavano la raffinata arte dell’ago, del filo e del telaio, che si esibivano con successo nelle chiese in occasioni varie di feste religiose. Ida aveva una voce quasi angelica e, con dolcezza e amore, guidava il  gruppo. Ma la sua grande passione si esprimeva soprattutto  nell’arte raffinata e nobile del ricamo

ricamo su tovaglia

MA DOVE AVEVA IMPARATO IDA COSÌ BENE?
Probabilmente al suo paese di origine e poi, come Giotto aveva superato il suo maestro, così lei, una volta appresa l’arte, aveva superato in bravura e arte le sue insegnanti.
A testimoniarlo, un episodio: una ricca e nobile famiglia agnonese ebbe in regalo un servizio di tazze di finissima porcellana cinese con disegni delicati di damine, di fiori, di tralci dai colori tenui e variegati. La signora pensò bene di chiedere a Ida un disegno simile su stoffa pregiata per un servizio da tavola importante che sarebbe poi diventato il pezzo forte di un corredo principesco. Il disegno e il lavoro complesso richiesero  parecchio tempo; l’uso del  telaio, la scelta dei colori, la precisione nel ricamo, l’attenzione vigile crearono il capolavoro, da nessuno mai eguagliato.

LA SCUOLA
All’epoca la scuola pubblica era riservata quasi esclusivamente ai soli maschi e alle ragazze non rimaneva che frequentare le scuole dove apprendevano le arti femminili.
Le famiglie altolocate di Agnone mandavano le “signorine” alla sua prestigiosa scuola perché imparassero l’arte preziosa del ricamo che permettesse loro di preparare un corredo degno del loro lignaggio.
Di quei tempi la legge della diversità di classe imperava e ognuno era costretto a scegliere il posto che riteneva gli appartenesse per diritto di nascita.  La distinzione di ceto era fortemente radicata nella società del tempo e la frequentazione di Casa Rossi era l’occasione per esibire un altro blasone, tra i tanti di famiglia.Immagine1
Si cominciava con i primi punti: erba, ombra, catenella, a giorno, punto quadro, croce, punto turco, gigliuccio, punto pieno, punto Parigi. Il punto Rodi e l’intaglio venivano dopo, così come il telaio. Il tutto rigorosamente su disegno eseguito da lei, scelto appositamente su riviste di settore, come Mani di Fata o Ricami Preziosi, con colori scelti da lei su pezze adatte. La donna, vigile, si aggirava tra le sedie, osservava, correggeva, incoraggiava e, spesso, disfaceva.
Per le apprendiste i primi tempi erano un po’ difficili fino a quando  la consuetudine, giorno dopo giorno, non portava miglioramenti. Le dita si scioglievano, il ditale proteggeva, gli occhi si abituavano e così, un po’ alla volta il mestiere diventava una seconda vita.
Un obolo mensile costituiva il salario di Ida.
La preghiera era il primo atto della mattina, il rosario veniva recitato di pomeriggio e le ragazze la seguivano con piena fiducia in tutto quello che faceva o diceva, tanto grande era il carisma  che emanava dalla sua persona. Nessun amore l’ha fatta sognare, nessun fidanzato le ha fatto mai battere il cuore: solo lavoro, casa  e chiesa. Questi sono stati gli entusiasmi del suo animo, i suoi valori, i suoi ideali di vita.

ricamo
Le “signorine” al lavoro: quanti sogni, quanti sospiri su quei piccoli telai

GENERAZIONI DI RAGAZZE…
…hanno frequentato, negli anni, il suo laboratorio, hanno imparato l’arte, l’hanno usata per sé ed anche per gli altri: Jolanda e Elena Di Ciero, Vera Pannunzio (futura moglie del  Senatore Sammartino),   Antonietta Leonelli (cugina della maestra GEMMA), Gina Lemme, emigrata in Argentina prima, rientrata in Italia poi, Clara e Vittoria De Horatiis, Letizia Cerimele, Angiolina Marinelli, Dora Bartolomeo, Giacinta Menaldi ed altre.
Quanti sogni, quanti sospiri su quei piccoli telai, quante speranze di amore e di felicità in quel corredo che avrebbe seguito le ragazze nella nuova dimora: all’arrivo della primavera gli amori sbocciavano come i fiori del prato. Sul balcone di casa Lucci, al secondo piano, le ragazze di Ida si sedevano al sole col ricamo in mano o col telaietto, un occhio al “Punto Rodi” e uno alla strada, dove un insolito pullulare di ragazzi e giovanotti, che si trovavano “per caso” a passare di lì, animava il silenzio di quell’angolo caratteristico del pese. Era un intrecciarsi di occhiate, di parole non dette, di promesse celate nel cuore. Gli occhi “ridenti e fuggitivi” lanciavano sguardi, piccoli segnali con la mano, un bacio appena accennato. Immediata la risposta dalla strada, dove gli innamorati con lo sguardo rivolto all’insù rispondevano con il linguaggio universale dell’amore.

LE MOSTRE
Le mostre erano il coronamento di mesi e mesi di lavoro eseguito da lei su commissione. Si svolgevano in estate durante le festività, in locali appositi, messi a disposizione del comune. Ad esse partecipavano anche ricamatrici dei paesi vicini.
Ricamo_BanderaIo, ragazza, ricordo le esposizioni: i capi venivano fissati al muro morbidamente con tutte le precauzioni del caso; altri poggiati su tavoli improvvisati. Ognuno riportava scritto il nome del capo stesso e della ragazza che aveva eseguito il lavoro. C’erano le stanze delle suore, delle professioniste libere, poi… c’era quella dedicata a lei: i lavori con ricami colorati erano tavolozze sfumate di colori: dal giallo al verde tenue, dal blu al rosso al grigio, al bianco; e poi fiori, tralci di rose, trafori, foglie, angeli, stelline, palline, rametti; tutti gli elementi della natura trasformati e stilizzati.
Un’ anziana ricamatrice di Capracotta mi ha detto un giorno che, quando alle mostre partecipava Agnone con Ida Rossi, nessun altro paese avrebbe potuto mai sperare di vincere il primo premio.

LA PARTENZA
Ida andò via da AGNONE nel 1957, diretta a Orvieto dove viveva Jolanda, una delle due sorelle che in quel momento attraversava un brutto periodo; non conosciamo il motivo vero del trasferimento, possiamo solo supporre che Ida sia andata lì per darle conforto e sostentamento.
Mantenne i contatti per un po’ con qualche amica e collaboratrice, poi, a poco a poco il nome di lei, la sua bravura, la sua rettitudine, la sua grande umanità diventarono leggenda che ha varcato i confini del secolo e si è consegnata alla storia di questo nostro glorioso paese.

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

Un commento

  1. Antonia Anna Pinna

    Che belle storie nascono dalla tua penna. Grazie Maria

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