Home / Cultura / Cultura Popolare / I SEGRETI DEL CONVENTO

I SEGRETI DEL CONVENTO

Racconto di Flora Delli Quadri

agnone fantasia I turisti “mordi e fuggi” che arrivano in Alto Molise e visitano Agnone fanno, solitamente, un itinerario standard che comprende la Fonderia delle Campane, la chiesa di Sant’Emidio e il suo museo, il centro storico con la corona di chiese che ruota intorno a Piazza Plebiscito, la chiesa di San Francesco del XIII sec. con annesso convento, la Biblioteca Comunale con la sua preziosa mostra di libri antichi. Talvolta, se c’è tempo, la visita si estende alla chiesa di Santa Chiara, chiesa chiusa al pubblico, dove nonostante il declino, è ancora possibile ammirare quel che resta dell’antica storia delle Clarisse, le suore di clausura, presenti in Agnone fin dal XIII secolo.
Terminato il giro, diciamo così, artistico,  i turisti si immergono nel gotha della tipicità agnonese: le botteghe artigianali, i caseifici, i panifici e le pasticcerie, le tante pasticcerie che allietano la vista prima ancora che la gola. Stanchi e soddisfatti, infine  ripartono felici dei loro trofei.

1-Complesso di S. Francesco 2-complesso di s.Chiara
1-Complesso di San Francesco; 2-complesso di Santa Chiara. Distano tra loro poco più di 100 metri

IL CONVENTO DI SANTA CHIARA

A testimoniare la presenza delle suore di clausura rimane, oltre che la chiesa, anche il convento, una enorme struttura abbandonata dall’ordine nel 1867 e acquisita al patrimonio del comune. Situata a pochi metri dal convento dei Francescani, in Corso Garibaldi, negli anni ha subito profonde modifiche, non conservando nulla dell’antica storia. Adibita ad usi civili, durante l’ultima guerra i tedeschi vi alloggiarono l’ospedale militare e dal 1947 in poi, per circa 50 anni, è stato utilizzato come edificio scolastico. La mia generazione vi ha trascorso dapprima le Elementari e, successivamente, il Liceo Scientifico. Tutta la storia, le leggende, i ricordi della vita monacale sono svaniti così, tra le uniformi teutoniche prima e i quaderni e le allegre voci dei ragazzi poi.
Nonostante l’abbandono, però, gli abitanti del posto sanno che, per la sua storia e per le sue leggende, qualcosa di misterioso ancora aleggia tra quelle mura.

I SOTTERRANEI

Solo una metà dell’edificio, quella non dichiarata pericolante, era adibita ad aule; l’altra metà era chiusa e non vi si poteva entrare. Da piccoli, timorosi delle maestre, rispettavamo i confini impostici; da grandi il divieto di accesso, piuttosto che un freno, rappresentava un invito alla trasgressione.
Una voce girava maliziosa tra noi studenti: la probabile esistenza di un tunnel che congiungeva il convento di Santa Chiara con il convento di San Francesco, distante  poco più di 100 metri dal primo. Sospettando inconfessabili tresche, avevamo sempre in mente di fare uno scoop.
Situata a quasi due piani sotto il livello stradale c’erano l’aula di disegno e la palestra. Una parete di quest’ultima affacciava sulla vallata, quella opposta mostrava un varco, nero di fuliggine, probabilmente usato come carbonaia.
“Se entriamo da qui e rimuoviamo gli ostacoli certamente troviamo il passaggio segreto”, ci dicemmo!

Una foto dei sotterranei dal lato del convento di San Francesco
Una foto dei sotterranei del convento di San Francesco (foto Raffaele Coppola)

Il professore di disegno era una persona tranquilla, pacifica, di sicuro non avrebbe protestato se qualcuno fosse uscito durante la sua ora. Consapevoli di ciò, una mattina alcuni miei compagni, muniti di sola lampadina tascabile, iniziarono l’esplorazione. Entrarono nella carbonaia e si inoltrarono nel cunicolo che dava accesso al mondo segreto delle suore. Scoprirono così una sequenza di celle tutte comunicanti tra loro, una dietro l’altra, senza corridoio. L’ultima di queste celle terminava con una finestrella ad altezza d’uomo, che a sua volta dava su un’altra cella posta più in giù con un dislivello di oltre due metri.

Non potendo proseguire tornarono indietro, ben intenzionati a ripetere l’impresa al momento giusto. E questo momento arrivò con le successive due ore di disegno. Muniti dell’occorrente, sgattaiolarono uno alla volta verso la palestra ed entrarono nella carbonaia, ma…
Tutte le storie hanno un ma! Lo spione della classe aveva colpito ancora e solerti operai, di nascosto e in ore insospettate, erano stati chiamati dalla preside per murare il passaggio!

Il tunnel segreto rimase solo nella nostra immaginazione. Che ci fosse o non ci fosse a noi non fu dato sapere. Altri lo hanno cercato dal lato della convento francescano dove i sotterranei rivelano un intero mondo nascosto, ma questa è un’altra storia.

LA MONACA

santa-chiara-assisiNel periodo in cui il convento ospitò le elementari mio padre, maestro, faceva lezione in un’aula collocata proprio nella zona “proibita”. Vi si accedeva dall’ingresso attraverso una porta dietro la quale, all’epoca dei fatti che narro, la bidella conservava gli strumenti per la pulizia.
Un giorno dell’anno del mio secondo liceo, eludendo la sorveglianza della bidella, volli rivedere l’aula di mio padre. Ricordavo bene la strada per cui mi intrufolai nella porta di accesso e, senza perdere tempo, la raggiunsi. Mi guardai intorno con un po’ di nostalgia e non avendo fretta (quel giorno il professore era assente) pensai di dare un’occhiata in giro. Attraversai qualche altra stanza polverosa, mi districai tra banchi accatastati, sedie rotte e armadi rovesciati; curiosa come una gatta percorsi qualche corridoio, salii qualche scala e ne discesi altre e, all’improvviso, mi dovetti fermare: mi trovavo in una stanza pericolante perché mezzo pavimento era crollato.
Protesa nel vuoto guardai in giù e fu allora che la vidi. Aveva l’abito nero, una cuffia che le incorniciava il viso incartapecorito, scuro e perfettamente conservato. Adagiata sul pavimento del locale sottostante una Monaca, morta,  perfettamente mummificata, sembrava mi guardasse! Non aveva gli occhi, il suo sguardo non c’era più, ma le orbite erano ancora lì e mi avevano rapito.
Totalmente affascinata da quel mistero, in contatto con la morte e per nulla spaventata, mi sentii un’eroina. Tante domande affollarono la mia mente! Chissà com’era finita laggiù, lei sola, stesa in una bara, senza nessun’altra suora attorno!  Com’era possibile che nessuno l’avesse mai trovata prima? Oppure l’avevano trovata e nessuno aveva avuto il coraggio di disturbare il suo sonno eterno? Se si era conservata voleva dire che era una santa!
Immagine di repertorio
Dovevo tornare in classe! Emozionata, col cuore in tumulto, ripercorsi la strada all’inverso aspettando con ansia il giorno dopo per ripetere l’ispezione. Da quel giorno le mie visite divennero quotidiane: chiedevo il permesso per andare in bagno e, trafelata (ormai la strada la conoscevo a memoria), arrivavo sull’orlo del pavimento crollato, guardavo in giù stupita e ammirata e di corsa riprendevo il mio posto in aula.

Non si può resistere a lungo a mantenere un segreto, soprattutto se si ha un’amica del cuore. In gran segreto confidai a lei la mia scoperta, le raccomandai la massima cautela  e, insieme, tornammo a far visita alla mummia.
Nell’uscire dall’aula e nell’infilarci nella porta di accesso alle stanze segrete bisognava eludere la sorveglianza. Purtroppo la mia amica non fu così attenta come le avevo raccomandato e un bel giorno qualcuno la scoprì.
Quale fu la conseguenza? Nessuna sul piano disciplinare, la nostra disobbedienza fu scambiata per una semplice marachella e riuscimmo a mantenere il segreto.
Da quel giorno però la porta  fu chiusa a chiave e  una bidella venne messa nell’atrio a vigilare, ponendo  la parola “fine” alle spedizioni. La Monaca di Santa Chiara continuò a dormire il suo sonno eterno e nessuno le fece più visita, ignorata da tutti tranne che, mi piace pensarlo, da noi due.

Io e la mia amica del cuore all'epoca dei fatti
Io e la mia amica del cuore all’epoca dei fatti

Sarà mai entrato qualcuno, prima o dopo di noi, in quei locali polverosi? Non ci è dato sapere. Avrà avuto degna sepoltura o è ancora lì come l’abbiamo lasciata? Sarebbe bello  che altri ragazzi un giorno potessero riprendere l’andirivieni o che frotte di turisti “mordi e fuggi” nelle loro frettolose visite guidate potessero anche loro conoscere i segreti del convento e assaporarne il mistero!

 

santa chiara progetto

CONCLUSIONE

So che il comune si sta accingendo ad un restauro dell’enorme edificio, e ciò è sicuramente un bene.

So anche per certo, però, che se un progettista è frettoloso e  incurante della storia di un luogo, può fare più male che bene, esattamente come quelli che nel tempo hanno provveduto a modificare la struttura. Per la storia gloriosa del convento, mi auguro che chi ci lavorerà saprà fare buon uso della sua storia e dei suoi segreti.

 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

4 commenti

  1. La storia ha del magico. La bambina curiosa che fa una scoperta e impavida procede nelle sue incursioni, affascinata dallo spettacolo della suora incartapecorita.,Il racconto è intriso di suspence e finisce… come doveva finire. Veramente bello! Un pezzo da antologia.

  2. Alberto Donofrio

    Brava, bel racconto !

  3. mariapia marinelli

    …bellissimo racconto….della suora, quando ero bambina, me ne aveva parlato Maria Libera d’Aloise…..ero rimasta molto perplessa da non aver voluto approfondire l’argomento…

  4. Mercede Carlomagno

    Anche io,con mia cugina,la preside Custodina ,sono scesa nel sotterraneo della scuola per accendere un lumino e per recitare una preghiera.Le suore erano più di una,non facevano cominciavano impressione ,anzi davano una sensazione di pace.Il racconta di Flora mi ha riportata indietro negli anni,a quelli della mia gioventù,………..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.