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I Mostacciuoli di Re Manfredi lo Svevo

A cura di Flora Delli Quadri

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Narra la leggenda che, nel lontano 1225, Re Federico di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero, giunto in Agnone conobbe una nobildonna, Bianca Lancia.

La stessa, abilissima nella preparazione di dolci, volle fare omaggio al suo Imperatore di una cornucopia di “Mustaceus” beneauguranti.

Erano dolci fatti con farina, miele, mostocotto (da cui il nome), e variamente speziati.

L’ Imperatore ne rimase estasiato, come incantato rimase dall’avvenenza di donna Bianca…!

I due divennero amanti e da questo amore nacque Manfredi. Si racconta che il piccolo venne cresciuto, essendone ghiotto, tra dolci e Mustaceus. Quando in “articulo mortis” sua madre, la dolce Bianca, andò in sposa all’Imperatore, Manfredi divenne Re di Sicilia e successore di Federico II.

Re Manfredi

Re Manfredi fu un grande regnante, mecenate per le arti ed i mestieri, specialmente per l’arte dolciaria, sottraendola all’egemonia dei conventi. Trasformò i mostaccioli, da un prodotto riservato a ricchi e potenti, in un qualcosa che anche il suo popolo poteva gustare e creare!

Da allora la tradizione dei “mustazzoli” si espanse per tutte le Due Sicilie.

Questo dolce, tipicamente meridionale, in seguito alla discoverta delle americhe, venne migliorato con l’aggiunta di cioccolato, che ne racchiude e protegge il profumo ed il sapore delicato.

Un tipico dolce del sud con  nomea di Portar Fortuna  a chi lo riceve in dono, a chi lo offre ed a chi ne mangia.

Questa produzione Artigianale ne esalta la bontà e la genuinità. Buona Fortuna!!!

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Testo estratto dal Trattato ”Miniatus Dulciario” di frate Nicolaus da Anxanum.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

6 commenti

  1. Mariaeufemiadelliquadri

    Certo che Agnone con i dolci ci sa proprio fare. Se ho capito bene il grande
    anfredi era “ROBA” nostra. Siamo speciali, no?

  2. Enzocarminedelliquadri

    Enrico, Manfredi, Enzo. Il primo figlio legittimo di Federico II, gli altri due figli naturali. Ma erano questi ultimi due i prediletti; quelli di cui il padre usava dire: nella figura e nel sembiante (mbanzia), il nostro aspetto. I due avevano numerosissimi interessi culturali e, a tavola, mio padre me ne parlava spesso. Il mio stesso nome nacque, dall’abbreviazione del nome di Ascenso, mio nonno, a ricordo di Enzo e Manfredi. Evidentemente i loro nomi ricorrevano nelle nostre storie legate alla gastronomia e ad altri aspetti culturali.

  3. Leggo per la prima volta questo “gustoso” articolo di Flora Delli Quadri e il commento ancor più simpatico e “gustoso” di Enzo….Così nel tuo nome ENZO c’è ASCENSO, ma una traccia storica agnonese “antica”, cui hai dato lustro, nella tua vita, con spirito d’iniziativa e cultura…. “BUON SANGUE NON MENTE!
    Ma soprattutto come sono allettanti i mostacciuoli, diffusi a ragione in ogni paese,anche nel mio, a Montefalcone!

  4. R’ MUSTÉCCIUÓL’
    Ne ero a conoscenza, ma non lo avevo mai trovato.
    L’ altro giorno, leggendo Giovenale ecco al verso 202 della sesta satira:
    …….,nec est quare cenam et mustacea perdas
    – …. N’ ngapisch’ p’cchè c’ er’funn’ la cén’ è la pagnòtt’ d’ musct’
    -…..Non comprendo perché ci rimetti il pranzo e la torta al mosto.
    Gli sposi romani avevano l’uso di offrire agli ospiti
    alla fine del ricevimento il MUSTACIUM,
    un dolce impastato col mosto al posto dell’ acqua,
    un po come oggi si usano i confetti e la bomboniera.
    Il motivo può parere strano ma bisogna considerare
    che allora l’unico modo per dolcificare qualcosa era il miele,
    non essendoci lo zucchero, ed il mosto, succo di uva molto dolce era un ottimo allo scopo
    Ho fatto una ricerca ed ho trovato che Catone nel De Agricoltura ne da anche la ricetta
    I cui ingrdienti erano: farina, mosto cotto, anice, grasso, cacio, corteccia di alloro, cannella, cumino.
    Questa può essere ritenuta la prima ricetta dei mostaccioli.
    Anche altri autori ne parlano come Apicio nel De re coquinaria, e lo stesso Cicerone.
    Nella lingua greca fu scritto “Il un libro del fornaio” da Crisippo di Tiana
    Nel quale troviamo uguale anche il vocabolo:
    μουστακια εξ οινομελιτο,
    che si legge: mustachia ex oivomelatus
    e significa fatto col vino al miele, in pratica vino dolce o mosto.
    Come si vede mustum e mustacium, si sono ben conservati in mosto e mostacioli.
    Parole e prodotti diffusi fino a tutto il medioevo, con poche varianti locali,
    Lo zucchero e il cacao dovevano ancora arrivare dall’ America,
    e quando, solo cinquecento anni fa, son arrivati,
    l’hanno fatta da padroni: il mosto per dolcificare è stato sostituito dallo zucchero,
    ed il colore bruno tipico dato dal mosto cotto è stato conservato ma fornito dal cacao.
    I mostaccioli fatti col mosto oggi ci sono ancora ma per lo più preparati in casa,
    quelli commerciali lo sono più difficlmente.
    E’ rimasto il nome che da MUSTACIUM, la pagnotta dolce,
    è divenuto MOSTACCIOLO, per indicare un dolcettoi più piccolo.
    Restano altri componenti come l’anice , la cannella, a volte i fichi secchi.
    Ricordate, ogni volta che li gustate, che sono un prodotto millenario.
    Il MUSTACIUM veniva offerto come augurio anche a chi partiva in viaggio,
    addolciva il distacco e forniva nutrimento.
    Marco Porcio Catone (234-149 A.C.) nel suo “De agricoltura” ne riporta la ricetta:
    intridi un moggio di farina con il mosto, aggiungici anice, cumino,
    due libbre di grasso, una libbra di cacio e della corteccia di alloro,
    quando avrai impastato e dato la giusta forma, cuoci sopra foglie di lauro.

  5. Che bell’articolo Flora, e che bei commenti. Mi è venuta voglia di prepararli, ma non ho la ricetta moderna. Sarebbe stato il top inserirla alla fine!

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