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I migranti ci riguardano. La tragedia di Marcinelle è lì a ricordarcelo

di Enzo C. Delli Quadri

marcinelle18-1000x600Era l’8 agosto del 1956, avevo 16 anni, quando risuonò in tutta l’Europa la tragedia di Marcinelle, piccola cittadina belga, in cui sorge la miniera di carbone Bois du Cazier.

Eravamo, da poco, usciti dalla terribile seconda guerra mondiale che aveva seminato il nostro continente di milioni di morti. L’Italia, nazione sconfitta, mancava, come ancora manca, di risorse energetiche e le importazioni erano centellinate dai vincitori. Di contro, l’Italia abbondava di risorse umane afflitte dalla miseria e dalla fame. Nel 1948, un accordo tra Belgio e Italia assicurò un interscambio: braccia italiane in cambio di carbone belga. La promessa era, per gli italiani, di poter vivere in situazione dignitosa con buoni stipendi e buone scuole per i ragazzi. Niente di tutto questo. Gli emigranti italiani furono trattati come bestie, anche peggio, vincolati da accordi capestro a vivere in misere baracche, utilizzate dai nazisti, durante la seconda guerra mondiale, come lager, e a lavorare fino a 1000 metri di profondità in condizioni di totale insicurezza.

Fu in queste condizioni che maturò  la tragedia: morirono 262 minatori, di cui 136 italiani. Di questi ben 60 erano abruzzesi, il più alto tributo di sangue in questo evento.

10Molti siti web raccontano il perché e il percome avvenne la tragedia. Qui mi preme ricordare che Marcinelle è l’emblema del dramma dell’ emigrazione italiana nel mondo insieme con il naufragio della nave Utopia avvenuto il 17  Marzo  1891 in cui perirono circa 560 emigranti, quasi tutti italiani, molti dei quali provenienti dall’Altosannio (clicca QUI per saperne di più).

Ma la tragedia di Marcinelle non è diversa dalle tante emigrazioni che, oggi, sconvolgono il nostro pianeta.

Bene fa il nostro Capo dello Stato, Mattarella, a ricordare come L’immane sacrificio di coloro che sono partiti con la speranza di migliorare le condizioni di vita dei propri figli ha contribuito a costruire il presente del nostro Paese”. Con il che non si può dimenticare che quel vale per un emigrante italiano non può non valere per qualsiasi altro emigrante o profugo, sia esso bianco o nero o giallo. Inoltre, quei sacrifici non dovrebbero far venir meno le ragioni dello stare insieme, in Europa, per evitare nuove catastrofiche guerre tra Stati.


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Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Sempre lasciare la propria patria comporta sacrificio e tristezza. Si lasciano le radici…anche se si trova fortuna nella nuova terra! Quando poi si conclude così tragicamente è solo un immenso dolore, dinanzi al quale tacere, riflettere, pregare …E sperare che il fenomeno EMIGRAZIONE non abbia sbocchi crudeli e insensati ANCORA OGGI!

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