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Gugliemo il ciabattino   “ Lə scarparə”

di Antonia Anna Pinna [1]

Il ciabattino (disegno di Pietro Tavani)

Guglielmo “il ciabattino”, aveva una piccola bottega alla Porticella, rione di Villalago, una botteguccia senza finestre ma con la porta a vetri e, da fuori, si vedeva lui, con un grembiule di pelle, seduto al centro, e il suo banchetto ingombro di tutti gli attrezzi e le forme di scarpa e un piccolo lampadario che gli arrivava giusto sopra gli occhi. Era piuttosto buia, con le pareti scure, ma lui sembrava un Re intento a governare le sue creature. Le teneva tutte in fila per ordine di lavorazione.

Le scarpe erano un bene prezioso e bisognava tenersele da conto; oltre alla manutenzione straordinaria, alla quale provvedeva egregiamente Guglielmo, c’era quella più spicciola da fare in casa e tutti sapevano lucidare e lustrare le proprie calzature per farle durare il più a lungo possibile e, magari, passarle anche a qualche fratello o sorella. Buttare un paio di scarpe significava che erano veramente distrutte. Io ricordo le mie scarpette bianche che mia madre teneva sempre senza macchie con una specie di bianchetto e quando me le metteva mi raccomandava di stare attenta a non togliere lo smalto.

Guglielmo era un uomo burbero, ma amava moltissimo sua moglie tanto che sembravano eterni fidanzati. Velia era molto bella anche da anziana e lui la chiamava Veliabella. A volte era scontroso anche con lei ma la moglie aveva sempre il sorriso sulle labbra. Guglielmo aveva una vera avversione per alcune famiglie che secondo lui avevano i piedi storti o camminavano così male, che più che rovinare, distruggevano. I ragazzi della Porticella sapevano bene di chi si trattasse così che, quando vedevano queste persone andare alla sua bottega, interrompevano quello che stavano facendo per prestare attenzione a ciò che di li a poco sarebbe avvenuto: la scena era pressappoco sempre la stessa: dopo aver tirato fuori dalla borsa un paio di scarpe tutte rotte e storte che dovevano essere riparate, Guglielmo se le rigirava tra le mani guardandole in cagnesco; ai proprietari delle suddette diceva che lui “riparava le scarpe, ma ancora non faceva i miracoli” dopo di che dava una data per il ritiro e, non appena queste persone uscivano dalla bottega, si vedevano volare e violentemente ricadere le loro scarpe in mezzo alla strada, di fronte alla bottega!!!

La sera, gli uomini si fermavano volentieri per un saluto e due chiacchiere; oppure per riprendere fiato, vista la posizione intermedia tra la piazza e il colle che si articolava su una scalinata abbastanza impegnativa. Noi ragazzi non eravamo ammessi a questi cenacoli ma sbirciavamo da fuori per carpire i loro discorsi mentre si sbracciavano immersi in una nuvola di fumo che rendeva l’atmosfera ancora più intrigante. Guglielmo non lasciava mai il lavoro indietro, seguiva i discorsi accennando di si o di no con la testa; spesso tenendo i chiodini tra le labbra mentre faceva le sue riparazioni. Il lavoro era sempre tanto e lui cercava di stare dietro a tutti ma aveva il suo bel daffare.

Durante il periodo delle elezioni la sua bottega diventava una specie di covo. Naturalmente si formavano i gruppi di appartenenza ai partiti e poi uscivano le storielle per punzecchiare gli avversari. Si arrabbiavano, strillavano ma poi si facevano anche tante risate e noi morivamo dalla voglia di sapere cosa dicessero. La battuta che Guglielmo faceva sempre era << Villalago è come Odeon “ tutto fa spettacolo>> . Noi del Colle una scappata alla Porticella in certe ore del pomeriggio la facevamo sempre, per vedere chi entrava o usciva e alimentare anche noi le leggende paesane nei nostri piccoli pettegolezzi.

Ora abbiamo tante scarpe e si fa sempre il conto che non vale la pena farle riparare perché il prezzo non vale la candela. Ogni epoca ha i suoi mestieri; ma i personaggi legati alle storie di vita non si possono cancellare e noi dobbiamo conservarne la memoria e cercare di tramandarla ai nostri figli e nipoti.


[1] Antonia Anna PinnaAbruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

3 commenti

  1. CARA ANNA, VERO E SIMPATICO IL TUO RACCONTO; PARI PARI QUESTO LAVORO SI PRATICAVA ANCHE AL MIO PAESE. ANZI TI DIRò CHE QUANDO ENTRAVO DAL CIABATTINO, VICINO CASA, SENTIVO UNO STRANO ODORE -FORSE DI PECE- CHE IL TUO RACCONTO MI HA RICHIAMATO ALLA MEMORIA…COSì HO PENSATO AD UN BELLA POESIA DI GIANNI RODARI, CHE FORSE CONOSCI? ALTRIMENTI PUOI LEGGERLA INSIEME AI TUOI NIPOTINI….
    L’ODORE DEI MESTIERI
    Io so gli odori dei mestieri:
    di noce moscata sanno i droghieri,
    sa d’olio la tuta dell’operaio,
    di farina sa il fornaio,
    sanno di terra i contadini,
    di vernice gli imbianchini,
    sul camice bianco del dottore
    di medicina c’è un buon odore.
    I fannulloni, strano però,
    non sanno di nulla e puzzano un po’.

  2. Antonia Anna Pinna

    Grazie Marisa, la rubo volentieri per leggerla ai miei nanetti. Un abbraccio

  3. Esther Delli Quadri

    Personaggio molto simpatico questo Guglielmo!!

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