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Gli “stigli” (i pagliai)

“Stigli”: così si chiamano in dialetto i cumuli di fieno che un tempo decoravano il panorama agricolo delle nostre terre. Qui una breve antologia di descrizioni fatte dagli amici di Altosannio-Almosava.
stiglio
Antonino Bianchini: Vi ricordate quando i nostri contadini facevano “ru sctiglije “? Vicino casa mia se ne faceva più di uno ed era un lavoro da esperti per consentire la perfetta conservazione del fieno.
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Adriana Di Pietro: Si piantava un grosso palo e ci si costruiva questa piramide di fieno attorno. Doveva essere fatto in modo che quando pioveva l’acqua doveva scorrere esternamente per non far rovinare il fieno che si doveva conservare per l’inverno.
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Pietro Mastronardi: Per quanto ricordo, io stavo sopra perché ragazzo e quindi più leggero di un adulto. Ma ritengo, col senno di poi, che la posizione in alto aveva qualche rischio di caduta.
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Vincenzo Fabrizio: E d’estate serviva a regalarci l’ombra per quando ci mettevamo a fare colazione. Veniva talmente pressato che d’inverno per prelevare il fieno si usava tagliarlo con un apposito seghetto che chiamavamo “ru segariell de ru sctiglije”.
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stigli
Sergio Troiano: Ce ne voleva di fatica per farli questi “stigli” e la terra che ci si metteva sopra, a mo’ di cappello o ombrello! La terra, che doveva essere argillosa, serviva sia a compattare il fieno che a riparare dalla pioggia, facendola scorrere in superficie.
Costruiti e sorretti da un alto palo centrale saldamente fissato al suolo, potevano raggiungere anche i 6 metri di altezza, anche se solitamente si fermavano a 5, con un diametro alla base di circa 2,5 m. 
Se le fascine non erano ben costipate ed uniformemente distribuite, non era raro che lo stiglio “spanciasse”; quando accadeva, la protezione veniva meno ed il fieno si deteriorava in fretta. 
Ci voleva abilità e competenza, arte direi io, per comporli.
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Note:
Antonino Bianchini: Almosaviano di Agnone, risiede in Agnone
Adriana Di Pietro: Almosaviana di Agnone, risiede in Agnone
Pietro Mastronardi: Almosaviano di Agnone, risiede a Napoli
Vincenzo Fabrizio: Almosaviano di Agnone, risiede a Bergamo
Sergio Troiano: Almosaviano di Schiavi d’Abruzzo, risiede a Pescara.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio magazine

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

8 commenti

  1. “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” anche le balle di fieno subiscono il cambiamento del tempo ! Me li ricordo anch’io gli STIGLI- che a chiamarli covoni non mi suonava proprio bene- quando anche le nostre nonne partecipavano a rigirare il fieno ‘nghe la fercenelle de ferre a tre punte” prima di ammucchiarlo nello stiglio, come grande provvista per l’inverno, per gli animali, che allora erano tanti di più nelle nostre stalle.
    Poi gli stigli sono diventati parallelepipedi con la mietitrebbia.
    Oggi grossi, proprio grossi cilindri, belli anche a vedersi, ma che a me fanno un po’ paura temendo qualche improvvido e improvviso rotolamento a valle!!
    MA IL PROGRESSO è imprevedibile!

  2. Leonardo Tilli

    Mi è piaciuto l’intervento dei cinque amici per formulare, in modo complementare, una descrizione molto pertinente su vari aspetti della costruzione degli “STIGLI”, della loro “manutenzione” e delle modalità di approvvigionarsi del fieno “stigliato”. Belle ed eloquenti sono le foto d’epoca allegate. …
    A Fraine si diceva: “LU STOGLIe” maschile singolare e “LI STOGLIe” maschile plurale. Forse mai, li ho visti di paglia, che veniva sempre recuperata dopo la trebbiatura del frumento, del grano, dell’orzo e dell’avena. Di solito la paglia veniva custodita nella “PAGLERA”, costruzione in muratura con regolare tetto in tegole o in “PO’NC’e”coppi. In una parte della “PAGLIERA” poteva essere custodito anche il fieno quando le quantità di paglia e di fieno prodotte erano modeste.
    La tecnica di costruzione degli “STIGLI” era laboriosa e sapiente! La persona che di solito si trovava sulla sua sommità, “ a STIGLIO finito”, era abbastanza magra, perché ritenuta più agile. Il suo lavoro era il più importante per la costruzione dello “STIGLIO” e consisteva in un continuo disporre uniformemente, in cerchi concentrici intorno al palo ben piantato in terra, il fieno che i raccoglitori gli porgevano. Inoltre, simultaneamente, continuava a muoversi girando intorno al palo, premendo e “pigiando” con i piedi, come appunto si pigiava l’uva quando si vendemmiava con i piedi. … Quando chiedevo perché facesse tutti quei “sincronici ed ininterrotti” movimenti, mi rispondevano: “ACCALICA LU F’LOINe“ … ( = … pressa bene il fieno) in modo tale che esso risulti uniformemente compatto, ben intrecciato, impermeabile all’acqua di pioggia e alla neve ma in modo tale che venga comunque garantita “la traspirazione” al suo interno e in ogni parte dello “STIGLIO”. In questo modo il fieno continuava ad asciugarsi, perdeva umidità e diventava sempre più compatto. La traspirazione evitava il ristagno di umidità, che avrebbe causato il surriscaldamento del fieno e la conseguente fermentazione, … questo fenomeno rendeva inservibile il fieno per l’alimentazione del bestiame; il fieno veniva ugualmente rifiutato dagli animali quando, per infiltrazioni di umidità, ammuffiva. …
    In questi casi bisognava guastare “LU STIGLIe” per cercare di recuperare l’eventuale parte di fieno ancora buono, … mentre si spargeva sul campo la parte deteriorata che, consumandosi alle intemperie, diventava concime. Alcune volte la parte di fieno guasta veniva bruciata sul posto.
    L’attrezzo per tagliare il fieno dallo “STIGLIO” a Fraine si chiamava semplicemente “LU TUGLIA F’LOINe”.
    A Fraine il pagliaio, “LU PAGLIARe” era una capanna, costruita con pali di legno rivestiti di rami frondosi, di solito sempre verdi, intrecciati con paglia. La tecnica di costruzione del pagliaio era laboriosa ed ingegnosa. …
    N.B. – la “e” minuscola finale dei termini dialettali tra virgolette è da considerarsi muta o semimuta, nei caratteri tipografici viene scritta come una “e rovesciata”; per distinguerla, ho utilizzato il carattere maiuscolo per le altre lettere. …

  3. Leonardo Tilli

    Correggo l’errore di digitalizzazione:
    L’attrezzo per tagliare il fieno dallo “STIGLIO” a Fraine si chiamava semplicemente “LU TAGLIA F’LOINe”.

  4. Celestino montagano

    Desidero sapere per piacere come si chiama
    In italiano u stili. Grazie infinite
    Celestino montagano
    E-Mail cmripa36@Gmail. Com

  5. Celestino Montagano

    Grazie, per avermi dato la possibilita’ di apprendere in italiano che noi ripresi, nel nostro dialetto chiamiamo :
    U’Stiglie.
    Celestino Montagano

    cmripa36@gmail.com

  6. Ho letto molto sul Vostro sito Altosannio, si parla molto, bellisimi racconti ma non si dice mai come si chiama in italiano u’stiglie come si chiama a Ripabottoni o Ru’ Stiglie, come lo chiamate Voi dellaltosannio. U’stiglio è tutta una technica, io lo ricordo benissimo non per averlo fatto, ma ricordo i nostri bravi contadini come lo facevano ma sono anni che desidero sapere come si chiama nel Nostro Idioma, ma certamente non mi si dica che si chiama u’peglier, o pegliar, perché non è vero. Vi ringrazio se esiste ancora qualche persona come me che non si arrente facimente sarà il sangue Sannita che mi spinge ad non abbandonare mai. Sono parecchi anni che conduco le mie ricerche ma senza esito positivo ; in un certo tempo mi sono “illuso” di aver trovato,[Eureka], ho trovato insilato dopo cinque anni di ricerche ma insilato non riflette la risposta giusta. Il motivo secondo me è il fatto che io ho frequentato solo, e solamente la quinta elementare terminata nel 1947-1948 non si puo’ pretendere grande cose, ma sono un fiero italiano e curioso di sapere per aopprendere. Ho cercato sempre di leggere nella mia bellissima lingua italiana in questa terra di adozione, dove io sono arrivato a montréal Québec Canada, dal 13 Ottobre 1956. Ma negli ultimi tempi me la storpiano l’italiano, specie gli italiani delaldilà del Mare Nostrum. Sono molto arrabbiato specie quando faccio le parole incrociate in molti casi le parole sono in inglese ed io penso in’italiano e non ci azzecco. Che vergogna ! fare i servi agli inglesi quando noi possiediamo una lingua piu’ bella del Mondo. Amen ! a chi mi darà una risposta per il “sogetto” principale della mia lettera informatica, un affraccio fraterno con Voi abbraccio anche la mia ITALIA
    Celestino ripese Montagano

    • In italiano Ru stigliə ha un doppio significato: 1)mucchio di fieno a forma di cono, con lo stollo al centro che lo sostiene; 2)tutti gli strumenti e gli attrezzi per svolgere un’arte o un mastiere: à vənnìuta la pətòica e s’à mandənìutË ru stigljə – ha venduto la bottega senza gli attrezzi
      Spero sia la risposta che lei si attendeva.

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