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Gli Eremi, veri tesori del nostro Altosannio

a cura di Enzo C. Delli Quadri

Nel libro “Tesori dell’Altosannio” ho avuto il piacere di inserire tra i luoghi della storia, del cuore, dell’anima, del pensiero, dell’arte e della tradizione, anche quelli del silenzio. Forse avrei dovuto dire spirito. È questa la sensazione che ci avvolge quando leggiamo dei vari eremi  raccontati, nel libro, da Luciano Pellegrini, Isabella Pannunzio, Alfredo Fiorani, Remo De Ciocchis. Troviamo le loro tracce nei racconti di questi amici Cultori dell’Altosannio, inseriti in contesti in cui si parla di religione o personaggi o itinerari. 

Credo che, qui, valga la pena di porre l’accento solo e soltanto su di essi, mettendoli in primo piano e non ponendoli come sfondo di altre storie. 

Gli eremi, musei a cielo aperto della cristianità, luoghi ideali per una vita da dedicare solo alla preghiera e alla meditazione, ci rimandano alla storia millenaria del nostro territorio. In oltre cento sono disseminati in tutto l’Abruzzo, ma 5 di essi,  di cui 4 legati alla figura di Papa Celestino V (molisano di Isernia o Sant’Angelo Limosano), sono di interesse del nostro Altosannio perchè disseminati lungo i sentieri scenografici della nostra Majella. Incastonati nella roccia, celati dalla natura incontaminata, minuscoli e suggestivi, gli eremi rappresentano icone di culto secolari: 

l’Abbazia di San Martino in Valle

l’Abbazia di San Martino in Valle risale al IX secolo; si trova nel versante orientale della Majella situato nel bel mezzo delle Gole di Fara San Martino. Tornata alla luce nel 2009, i suoi ruderi mostrano un cancello verso un cortile interno delimitato da un portico a tre arcate, sul lato nord del quale si trova un campanile a vela. L’interno della chiesa doveva essere su tre navate con una pavimentazione a lastre di pietra. Un muro a tre arcate separa la navata centrale da quella settentrionale, da dove si accede a quello che doveva essere il nucleo iniziale della chiesa, scavato nella roccia, che fa ipotizzare la nascita del luogo di culto come eremo.

Sant’Onofrio al Morrone

L’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone sorge nella frazione di Badia, poco distante da Sulmona. Vi trovò rifugio frà Pietro Celestino, che lo restaurò nel 1200, prima di essere eletto Papa con il nome di Celestino V. Alla chiesa è affiancato l’oratorio con affreschi del XV secolo che ritraggono Celestino V nelle vesti di Pontefice. Su un minuscolo corridoio si aprono le cellette di Pietro celestino e del beato Roberto da Salle.

San Giovanni all’Orfento

L’eremo di San Giovanni all’Orfento segue il percorso del sentiero dello Spirito. Scavato nella roccia a 1227 metri sul livello del mare, rappresenta un unicum con il paesaggio circostante. Vi si accede da una piccola gradinata, dopo aver percorso due- tre metri sdraiati sulla pietra. Celestino V vi dimorò per quasi nove anni insieme ai suoi seguaci monaci. 

San Bartolomeo in Legio

L’eremo di San Bartolomeo in Legio, raggiungibile dal borgo di Roccamorice (Pescara), è un’opera d’arte scavata nella roccia, che si stacca su una piccola strada secondaria rispetto alla provinciale 22 di Passo Lanciano. Risale al 1275 ed è stato abitato dai monaci fino al 1320. Un sentiero che si snoda tra la fitta vegetazione conduce ai gradini d’ingresso dell’eremo: dalla minuscola chiesa rettangolare scavata tra gli speroni del vallone di Santo Spirito, dove è conservata la statua lignea di San Bartolomeo, che il 25 agosto di ogni anno viene portata in processione, si può proseguire il cammino verso la Valle Giumentina o salire verso l’eremo di Santo Spirito a Majella, a 1.130 metri.

Santo Spirito a Majella 

l’Eremo di Santo Spirito a Majella, anch’esso raggiungibile dal borgo di Roccamorice (Pescara), fu fondato da Celestino V e poi abitato fino agli inizi dell’800. Della struttura restano ben conservate la chiesa, la sagrestia e parte del monastero distribuiti su due piani, con la foresteria e le celle. La scala Santa, situata accanto alla foresteria, conta 31 gradini che conducono al piano superiore. Altri 76 gradini consentono l’accesso alla balconata coperta e all’oratorio della Maddalena.

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Copyright: Altosannio Magazine; 
EditingEnzo C. Delli Quadri

Abbazia di San Martino in Valle, Sant’Onofrio al Morrone, San Giovanni all’Orfento, San Bartolomeo in Legio, Santo Spirito a Majella

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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