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Gli anni 60: Divertimento, socialità, spettacoli crudi

Questo scritto di  Antonia Anna Pinna[1] fa parte del racconto “Se Nevica”

Ci si divertiva

Tutti davanti alla TV, il sabato sera
Tutti davanti alla TV, il sabato sera

Mio nonno, dopo quelli del bar, fù il primo del paese a comprare la televisione, a rate. La sera a casa nostra era sempre festa. Amici e parenti venivano con la sedia: chi prima arrivava, sceglieva i posti migliori. Il lunedì c’era il film, il sabato il Varietà e, a seguire, lo Sceneggiato (oggi, si direbbe Fiction). Quando non c’era nulla da guardare, veniva coperta con una specie di mantellina che aveva le tendine: all’ora stabilita, esse venivano aperte, a mo’ di sipario, e lo spettacolo cominciava.

Nei giorni rigidi d’inverno si giocava a tombola: le poste non superavano mai le decine di lire; sul grande tavolo bucce di mandarino e fagioli; e non mancavano le castagne.

Quando ci si salutava per tornare, ognuno, a casa propria: la parola d’ordine, specie se nevicava,  era ”attient all’ schial”(attenzione alle scale).

Ci si aiutava

La legna per l'inverno
La legna per l’inverno

A settembre, in previsione dei geli dell’inverno, bisognava riempire le cantine di legna. Si programmavano i giorni in modo che  tutti potessero andare da tutti, in modo da dividersi la fatica. Anche i bambini davano una mano: in una bagnaroletta di plastica mettevano alcuni ciocchi e giù e sù per le scale, finchè il carico finiva. Tra i bambini si faceva a gara, per dare prova della propria forza. Le cataste venivano ben allineate, per occupare meno spazio possibile. Al termine del lavoro, la padrona della legna offriva la merenda: pane e mortadella, era buonissima.

Spellatuta del maiale
Spellatuta del maiale

Si assisteva a spettacoli crudi.

A dicembre, si ammazzava il maiale. Davanti casa mia c’era un piccolo piazzale, teatro di molte esecuzioni; dal davanzale della mia finestra, su cui sistemavo una coperta, potevo osservare uno “spettacolo” in natura, senza finzioni. La proprietaria del maiale arrivava portandosi dietro l’animale, invogliandolo a seguirla con l’offerta di cibo; braccia robuste lo sistemavano, quindi, su una brandina di ferro; l’uomo incaricato dell’uccisione, io ricordo un bel giovanotto senza macchia e senza paura, affondava il coltello nella gola dell’animale, stando attento a non sprecare neanche una goccia di sangue, perché, raccolto in una scodella, sarebbe stato utilizzato per un dolce particolare, il sanguinaccio.

Il povero ”puorc”, a morte avvenuta, veniva sistemato per  terra e bruciacchiato con ginestre e paglia oppure con acqua bollente. Di seguito, veniva lavato con acqua fredda, rasato con affilatissimi coltelli, caricato su una scala, e appeso mediante un bastoncello ricurvo, infilato ai tendini delle zampe posteriori, ad un gancio del soffitto della in cantina, per far scolare i liquidi. Solo al termine di tutto il lavoro, mi spostavo dal davanzale.

Si veda anche: http://www.altosannio.it/la-festa-del-maiale-o-anche-fare-la-festa-al-maiale/

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[1] Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

4 commenti

  1. Ricordo quando da bambina assistetti per la prima volta all’uccisione del maiale, piansi tantissimo rifiutandomi di mangiarne tutte le preparazioni.

    • Io stesso da alcuni anni non riesco ad assistere all’esecuzione .
      quando poi mi trovo a tavola salsicccia , sopressata e prosciutto
      i pensiero che un maiale è stato sacrificato pur cosìbrutalmente
      ……………svanisce come d’incanto.

  2. Ricordo molto bene tutto,ho partecipato anche io all’esecuzione del maiale,ho mantenuto,quando avevo 15 anni,una zampa posteriore del maiale,fino a morte avvenuta.E’ inutile dire che oggi non sarei piu’ capace,non solo di tenerlo,ma addirittura di assistere ad un evento del genere.

  3. Descrizione di vari episodi, di vita vissuta, di una volta.
    A Fraine, di solito, per uccidere il maiale lo si stendeva sopra dei grossi “tinacci”, di legno capovolti, oppure sulle “mese” che erano utilizzate per pigiare l’uva. …
    L’attrezzo, il coltello lungo, con la lama stretta e affilatissimo, si chiamava “lu scannatùre”:…
    Gli esperti riuscivano ad uccidere, anche un grosso maiale, con un “solo colpo” di coltello, mi dissero che dipendeva dalla “inclinazione” del coltello che veniva conficcato sotto la gola dell’animale, con la giusta inclinazione del coltello, per raggiungere immediatamente il cuore del suino, cosa che, dicevano, diminuiva le sofferenze dell’animale, che moriva “quasi” subito. …

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