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I giorni della vecchia – la leggenda

A cura di  Antonia Anna Pinna[1]

I giorni della vecchia

Na vota ce steva na vecchia, che teneva le pecure i ce fovane appena nate j’ainucce; datese che faceva ancora fridde, ce diss’ a marze: — Vattinne marze meje, che scimmallitte, ca s’ainucce meje ha misse se curnitte!!-– I marze ce respunneje:– Se me retorne facce la remonna!– Allora marze ce revulgeje a apreile:– Cumbà abbrile, cumbà abbrile, prestame tre deje!– Pijatene quattre!– ce respunneje apreile. I accusceje, arrevì na schiaraventa, che tutte le vendelille i ce murierne tutte j’ainucce….ti accedeje! Ce salvierne sole quije che stevane sotte la onna, longa, de la vecchia! E quindi, ricordatevi che se marze ce retorna, fa la remonna! ^___^

18879505-I-primi-fiori-nella-neve-Archivio-Fotografico-Archivio-Fotografico Traduzione

A Villalago (Aq.) gli ultimi giorni di marzo ed i primi di aprile, sono chiamati i giorni della vecchia, perché c’è un’antica leggenda, la storia della vecchia, tramandata addirittura dai bisnonni.

C’era una volta un’ anziana signora che aveva un gregge di pecore, le quali avevano appena partorito; la vecchia aveva un occhio di riguardo per gli agnellini (s’ainucce, che è dialetto antico,  poi c’è stato j’ainucce e oggi, invece, i giovani li chiamano j’agnellucce).

Datosi che continuava a fare freddo, la vecchia se la riprese con marzo e gli disse:– Vattene marzo mio maledetto, che i miei agnellini hanno messo, o gli sono spuntati, i cornetti!— (anche agli agnellini, come ai capretti, appena nati spuntano i cornetti in testa; ai primi, crescendo, spariscono, mentre ai secondi rimangono. E marzo le rispose indignato:– Se torno indietro, faccio un macello!– (‘na remonna è una distruzione, una disfatta, o un misfatto, o uno sfacelo, ecc.). Allora marzo si rivolse ad aprile:– Compare aprile, compare aprile, prestami tre dì! Pigliatene quattro!– gli rispose aprile. (Anche qui abbrile è antico, apreile e april sono di oggi, come pure sono differenti i verbi del passato remoto, come pure se curnitt…..) E così arrivò una nevicata gelida, seguita da una tormenta: morirono tutti gli agnellini…li ammazzò il freddo! Si salvarono solo quelli che stavano sotto la lunga gonna della vecchia! Quindi, se Marzo ci ripensa fa un macello.

Perché? Perché, a fine mese, può distruggere tutto ciò che è appena nato, sbocciato o arrivato come le rondini…ci fa anche ammalare di nuovo! Mai fidarsi di marzo a cavallo di aprile, anche se, già dall’inizio si sa che marze a dà fà sett’ duvete! Quindi, sin dall’inizio del mese bisogna contare bene le perturbazioni.

 

 

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[1] Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

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