Home / Cultura / Cultura Popolare / Giardino d’infanzia

Giardino d’infanzia

Racconto di Ida Busico [1]

giardino d'infanziaCorso Garibaldi, “Giardino d’ Infanzia San Francesco Caracciolo”: così è scritto sull’arco di pietra di quell’edificio che per ogni bambino come me nato negli anni ’50, ha rappresentato il primo vero distacco dalla sottana della mamma.

Eh sì!…. intorno alla fine degli anni ’50 anch’io, bimbetta di tre o quattro anni, come tanti altri bambini della mia generazione, feci il mio ingresso….all’Asilo Infantile. Si chiamava proprio così allora, Asilo Infantile!
Ricordo benissimo, come fosse ora, il primo giorno di scuola quando, tutti raggruppati nell’enorme salone attiguo all’ingresso, si era raccolta una marea di bambini, e io tra questi, che attendeva con ansia, non si sa bene cosa. Segni distintivi: grembiulini a quadrettini bianchi e rossi per le femminucce, bianchi e azzurri per i maschietti.

Vissuti fino ad allora sotto le ali protettrici della mamma, della zia o della nonna, all’improvviso, spaventati e sospettosi, ci trovavamo lì, in compagnia di altri bambini che forse vedevamo per la prima volta e di strane donne con abiti lunghi e neri, con la faccia costretta in una sorta di rigida “cornice” bianca coperta da un drappo che scendeva fin sopra le spalle.
Eccole lì, le suore che ci avrebbero accompagnati per tre anni e aiutati a crescere: quelle che stavano in Agnone erano le “Suore del Preziosissimo Sangue”.
Ricordo molto bene la Madre Presidente (così si chiamava la Superiora), bassa, con un accento strano, mi sembra di ricordare fosse sarda; incuteva rispetto e obbedienza! E poi c’era suor Anita, qualcuno la ricorderà: alta, spilungona ma tanto dolce con i bambini. Poi venne il turno di suor Elsa, ma qui i ricordi si fanno più vaghi, forse arrivò quando eravamo già fuori dall’Asilo poiché il suo ricordo è associato agli anni successivi.

Una foto d'epoca (1939) di una classe  dell'Asilo infantile
Una foto d’epoca (1939) di una classe dell’Asilo. E’ ben visibile la rigida cornice bianca che incorniciava il volto dell suore

Ho ben stampato nella mente anche l’arredo dell’enorme salone che ci ospitava nelle ore di attività: tanti tavolini bassi, quadrati, colorati, con altrettante sedioline intorno, a misura di bambino.La luce entrava da enormi finestre (ma forse eravamo noi piccolissimi), alla base delle quali c’era un alto e largo gradino su cui venivano poggiati tutti i nostri cestini, quelli bucherellati, di colore rosa e celesti, ognuno con il proprio nome scritto sopra.

Sulla parete opposta a quella delle finestre, si aprivano i balconi che affacciavano su un bellissimo giardino sottostante, curato, pulito, stupendo: alberi, aiuole, siepi verdi, vialetti e panchette su cui potersi sedere. In fondo al salone c’era (e c’è tutt’ora) un palco, chiuso da un sipario rosso, dove periodicamente si svolgevano le recite.
All’ora di pranzo, in fila per due, ci prendevamo per mano o ci attaccavamo al grembiulino del bambino davanti e scendevamo nel refettorio. Una lunga, ampia scalinata dai gradini bassi e comodi, ci conduceva al piano sottostante.
In fondo alla scala, prima di entrare nel refettorio, c’era appeso un grande, enorme Crocifisso. Quando il primo giorno, scendendo le scale, lo vidi per la prima volta, ne rimasi molto colpita: un Cristo dal viso sofferente, straziato, rigato di sangue, i chiodi conficcati, la corona di spine! Fu tanta l’impressione che per molto tempo ebbi il timore di guardarlo, al punto che giravo lo sguardo altrove.

Anni cinquanta: recita presso "Il Giardino d' Infanzia"
Anni cinquanta: recita presso “Il Giardino d’ Infanzia”

Entrati nel refettorio ci accoglievano lunghi tavoli che perimetravano lo stanzone su tre lati con altrettante panche per sedersi; piatti e bicchieri metallici (la plastica è arrivata molto tempo dopo) facevano un rumore infernale che si aggiungeva al vociare di tutti noi ma anche al pianto di qualcuno che avrebbe preferito di gran lunga i “mangiarini” della mamma a quella brodaglia tutt’altro che invitante.
A fine pasto, se la giornata lo permetteva, si andava in giardino, altrimenti si tornava su, tutti seduti per fare una pennichella con la testa appoggiata sulle braccia incrociate sul tavolino o, peggio ancora, per giocare al gioco “del silenzio”…
Inutile dire che né l’una né l’altra cosa ci piaceva e tra uno sbuffo, un pianto, un sospiro, si guardava sempre verso la porta; finalmente arrivava l’ora in cui il viso della la mamma vi faceva capolino e il suo sorriso ci rinfrancava e ci consolava della mattinata trascorsa lontano da lei.
Per fortuna non fu sempre così, dopo un po’ la scuola e la vita in comunità cominciò a piacermi: i quadernetti, i pastelli, le costruzioni di legno, le canzoncine, le poesie, le recite , le filastrocche….. tutto contribuiva a migliorare l’umore e la voglia di tornare ogni mattina all’Asilo, segno, questo, che stavo crescendo.

Una foto del curatissimo giardino
Una foto del curatissimo giardino

Dopo diversi anni, come alunna di suor Elsa Pascasi, iniziai la scuola di pianoforte e ripresi le mie frequentazioni pomeridiane all’Asilo. L’approccio chiaramente era diverso e anche le emozioni erano diverse, ma ogni volta che varcavo quella soglia risentivo il vociare dei bambini, gli schiamazzi nel giardino, il rumore dei piatti metallici.
In particolare era l’odore, un misto di antico, di fiori, di minestra, che mi riportava indietro nel tempo, alla fanciullezza, alla spensieratezza, alla felicità di quando la mamma faceva capolino dalla porta e io le andavo incontro.

Poi la voce di suor Elsa che gridava con qualcuno di noi seduto al pianoforte mi riportava alla realtà…, e alle scale musicali. Allora guardavo la porta e mentalmente salutavo la mia infanzia che, al contrario di me, restava lì, in quel luogo mentre io andavo incontro alla vita.

 

__________________
[1] Ida Busico: nativa di Agnone (IS), si laurea in Scienze Biologiche all’Università di Firenze dove ha vissuto e lavorato per diversi anni. Dopo essersi sposata si è trasferita a Lecce dove vive tutt’ora. Ama il teatro, la musica , la lettura e soprattutto le piace descrivere le emozioni e i ricordi d’infanzia che raccoglie in  un diario dal titolo  “Mia madre, mia sorella e la neve…..”

Editing: FloraEnzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

5 commenti

  1. Pagina di vita stupenda, resa con partecipazione e, a suo modo, anche con nostalgia Bellissima la sensazione degli odori, che sembrano dimenticati, ma che riaffiorano dopo anni: sono sempre lì, non se ne sono mai andati, ti hanno aspettata fino al tuo ritorno e tu li hai ritrovati.

  2. Carolina Orlando

    i miei ricordi non terminano qui ma si proseguono per tutte le domenichepomeridiane essendo iscritta all azionb cattolica come beniamina ,aspirante,giovanissima e giovane ,,,,,praticamente una porzionedi vita è lì,insteme a tante altre ragazze,,,,,,

  3. Ida, complimenti sei bravissima. I tuoi ricordi hanno fatto riaffiorare i miei molto sbiaditi. Quante recite ! Di esse conservo non solo le foto , ma anche il costume da rosa che indosso in quella pubblicata nel tuo articolo( sono la quarta da destra).

  4. Splendido racconto! Quell’odore di “asilo” lo si porta nel cuore, per sempre, come la fanciullezza! Grazie!

  5. Bel racconto, quasi musicale… Con grande senibilità ha risvegliato in ognuno di noi gli anni “angelici” dell’infanzia” quegli odori buoni, quella sensazione di protezione “materna”, specie per me che…purtroppo ho perso la mamma a 6 anni!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.