Ggèndə majja də cambagna – Gente mia di campagna

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Poesia di Ugo D’Onofrio [1] dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

Agnone Bar Sammartino Corso V. E.
Agnone Bar Sammartino Corso V. E.

Ggèndə majja də cambagna

Càndamə angàura šta canzéunə
dall’òrganéttə accumbagnìeta,
cómə la dəménəca a məsiùrnə
quàndə scappava mmìezə a millə sùonə
tra la Róipa e Sandə Marchə.
Pə chéllə vójjə štréttə
addó grammùofənə səndóiva,
chətarrə e fəsarmònəchə
e l’addéurə də magnìe sapróitə
dallə fənèštrə ššióiva,
apèrtə a prəmavòira
e tanda véucə də ggèndə fòrtə də cambagna
s’amməštəcava a sùonə də bbəcchìerə,
pièttəra e vasəra də ramə:
quànda ggèndə allègra
ma nò sénza pənziérə!
Arcàndala šta canzéunə,
ca éssa l’uldəma la sàira éva a murójjə,
quàndə ru séulə lìendə
calava arròitə alla chjazzétta
e davèndrə la maləngunójja pəcché,
daféurə, la fóinə də la fèšta e rru səlènziə.
Suólə quìrə òrganéttə, sénza fərmarsə mìe,
cundənuàva a tənérmə cumbagnójja
e mèndrə lundanə, chjénə, sə spərdóiva
a quìrə sùonə m’addurmóiva
aspəttannə ch’arcandéssə all’aldra fèšta.

Gente mia di campagna

Cantami ancora questa canzone
acompagnata dall’organetto,
come e la domenica a mezzogiorno
quando scappavo in mezzo a mille suoni
tra la Ripa e San Marco.
Per quelle rue strette
dove sentivo i grammofoni,
chitarre e fisarmoniche
e l’odore di mangiare saporito
usciva dalle finestre,
aperte a primavera
e tante voci di gente forte di campagna
si mischiavano al rumore dei bicchieri,
piatti e vasi di rame:
quanta gente allegra
ma non senza pensieri!
Ricantala questa canzone,
che la sera era l’ultima a morire,
quando il sole lento
calava dietro la piazzetta
e dentro la malinconia perchè,
fuori, la fine della festa e il silenzio.
Solo quell’organetto, senza fermarsi mai,
continuava a tenermi compagnia
e mentre lontano, piano, si disperdeva
a quel suono mi addormentavo
aspettando che ricantasse all’altra festa.

 

 

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[1] Ugo d’Onofrio. Nasce a Capracotta il 21 maggio 1940 e a causa degli enormi danni che il paese subisce nel corso della Seconda Guerra Mondiale si trasferisce ad Agnone dove frequenta le scuole Elementari e Medie. Prosegue gli studi a Campobasso e acquisisce la maturità classica. All’età di 17 anni vince il concorso di ufficiale pilota (SPE) e, destinato all’Accademia Aeronautica nell’Isola di Nisida, si dimette dopo un incidente di aereo. Nel 1963 si laurea in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma. Subito dopo insegna Diritto all’Istituto Tecnico Commerciale di Isernia e per tre anni riveste la carica di preside all’IPSIA di Agnone. Nel 1966 approda nella Magistratura e per quattordici anni è giudice del Tribunale di Campobasso e nel capoluogo molisano risiede tuttora. Successivamente sceglie di svolgere la professione di avvocato. I suoi primi scritti in dialetto agnonese sono del periodo universitario quando reca con sè il quaderno delle ispirazioni dove dissemina i pensieri poetici. Partecipa più volte al Premio Cremonese, nel 1972, con la poesia Uldəmə mumèndə risulta il primo dei segnalati e tre anni dopo con Nòttə giunge al terzo posto. Non completamente soddisfatto dell’idioma dialettale comincia a buttar giù versi in lingua italiana e li raccoglie nella silloge Vorrei. . . Dall’eco dei miei monti, 1979, che annovera circa novanta poesie. Con questo volume il D’onofrio è insignito del primo premio internazionale Approdo, nella sezione Libro di poesia e narrativa, tenutosi a Roma il 19 aprile 1980.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo +39 0865 78647 oppure +39 329 6245907)

 editing di Enzo C. Delli Quadri

1 COMMENTO

  1. Hai commentato il post di Enzo Carmine Delli Quadri.

    Ggèndə majja də cambagna – Gente mia di campagna | Altosannio
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    Immagino la scena, focalizzo il periodo quando l’autore abitava in largo Marsala, e penso al suonatore dell’organetto che probabilmente ispirò l’autore della poesia . I contadini dell’agro dopo aver fatto provviste alla domenica dopo la chiusura dei negozi che avveniva verso le 2 pm i contadini in gruppo nella piazzetta , si apprestavano a far ritorno nelle masserie , avevano gia preparato le bisacce sulle vetture……..di che cilindrata direte ?’ NO ERANO MULI ED ASINI LE VETTURE DI UN TEMPO ! tra di loro ce n’era uno di nome Angelo per tutti Angleun ru rusce Angelone rosso di capelli e dal cuore d’oro , posso dirlo perchè conosciuto personalmente .quando alla domenica mattina tornavano in paese e specialmente quando la mulattiera che da Scatozza era infangata lui offriva sovente di far salire sulla groppa della sua mula qualche anziano/a in difficoltà . ), Angelo dicevo era molto abile nel suono dell’ organetto ed anche un po esibizionista, bastava stuzzicarlo appena e iniziava l’esecuzione di polke e tarantelle in piazza Garibaldi , lui stesso ballava mentre suonava ! .Quando la colonna dei contadini si metteva in marcia per il ritorno nelle masserie Angleun chiudeva la colonna …….ed il suono dell’organetto piano piano si allontana, /questa èra la musica paesana di cui come l’autore…..sento un po di nostalgìa.

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