6. Gavio Papio Mutilo e suo nipote iniziano il viaggio verso l’Altosannio

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Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1], con editing e breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri; Musica di Mahler: Adagietto Symphony 5

in cammino verso l'altosannio

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla, non accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio Mutilo, Meddis [3] supremo dei Sanniti Pentri, l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertà, così racconta il momento in cui Gavio Papio Mutilo e suo nipote Marzio Stazio iniziano il loro viaggio verso le terre del Sannio…………..

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

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Da Viteliù – Il nome della Libertà

…………………………………… Albeggiava quando Marzio arrivò cavalcando una mula. “Ti sarà molto più utile che un giovane e pericoloso stallone” gli aveva detto Lucio (padre adottivo di Marzio ndr) affidandogliela. E non c’era stata possibilità di replica, anche perché Mikolaus si era pronunciato per un no assoluto sulla partenza di Arco.

Il ragazzo era seguito da un altro mulo, maschio, carico di bagagli e viveri. Il vecchio lo sentì arrivare e sorrise, quasi rico-noscesse l’odore del giovane o i passi delle sue poco onorevoli bestie da soma.

“È lui, signore” confermò Kaeso (servo di Gavio ndr) e si mosse incontro a Marzio per prendere in consegna il mulo di scorta.

“Spero… spero che i tuoi genitori abbiano trovato una buona scusa per la tua assenza” gli disse nel suo latino impregnato di osco-umbro, mentre prendeva la cavezza dell’animale.

“Sì sì, vado a trovare parenti di mio padre nel Sannio, a Venafrum, a visitare gli oliveti di famiglia… ma, prima, nella Marsica per un mese, ad apprendere l’arte di combattere di quel popolo. Di che cosa ti preoccupi, servo?”

Non salutò nemmeno Papio che restava per lui un estraneo. Soprattutto era la causa di tutta quell’assurda vicenda e fonte di ogni suo incubo degli ultimi cinque giorni. Tuttavia Marzio

non riusciva a odiare il vecchio cieco. La verità era che Gavio Papio Mutilo, l’imperatore sannita degli Italici, incuteva al ragazzo un certo timore reverenziale, anche per l’autorità con la quale si esprimeva.

Il vecchio non disse una parola all’arrivo del nipote. Nascose dentro di sé l’emozione, come del resto aveva fatto con l’ansia delle ultime ore, causata dal pensiero che il ragazzo avesse frapposto altre difficoltà al viaggio e rinunciato a partire. Papio si limitò a porgergli un bastone, di poco più piccolo del suo, con la sommità scolpita a mo’ di testa di rapace. Il giovane, anch’egli senza pronunciar parola, lo prese.

……………………………… La nebbia avvolgeva tutte le cose come fosse una mattina d’autunno. Solo il verde splendente dei campi parlava di Majus, il mese che preludeva all’estate. L’aria era fresca e il sorgere del sole si annunciava esattamente nella direzione del loro cammino. Il fiato degli animali e quello degli uomini, salendo, si univano alla nebbia d’intorno. Marzio, risalito sulla mula, non si voltava più e aveva assunto un’aria cupa.

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare. 

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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