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Fotogrammi della memoria: Annardù

di Flora Delli Quadri

Non ricordo se in prima o in seconda elementare per pochi mesi frequentò  la mia scuola una bambina con un cognome strano, Ardù, cognome dal suono diverso dai soliti e per questo memorabile. Orfana di padre e di madre, viveva con una zia anziana e abitava alla Ripa, in Corso Garibaldi, di fronte al convento di San Francesco Caracciolo. Si chiamava Anna, Anna Ardù quindi, e quando parlavo di lei dicevo Annardù, come fosse un’unica parola.  Mi aveva eletta la sua amichetta del cuore e frequentava volentieri casa mia. Lì fuori c’era tanto spazio e i giochi collettivi con le altre amiche erano la nostra attività preferita.

La zia era una donna stizzosa, non rideva mai e dava sempre l’impressione che accudire questa nipote e assecondare i suoi bisogni di bambina costituisse per lei un enorme peso. In quei pochi mesi Anna indossò sempre lo stesso vestito, un gonnellino arricciato con l’elastico infilato in vita e due magliette striminzite che alternava.
C’è un film fatto di ricordi che mi gira nella memoria, sempre la stessa scena, immutabile nel suo replay. Giochiamo nella piazza della stazione, a fare l’acchiapparella. Annardù corre e all’improvviso le si rompe l’elastico, non però quello della gonna, ma quello delle mutandine anch’esse fatte a mano con stoffa di recupero, e anch’esse con l’elastico infilato in giro in giro nell’orlo superiore. Io la guardo con un misto di sorpresa, di divertimento e di paura mentre lei, accovacciata e imbarazzata, si guarda attorno spaurita non sapendo cosa fare. Le altre amiche sghignazzano.
Il film si interrompe, il gioco finisce li.

Nel film non si vede se l’intervento di mia madre risolve il problema, ma è probabile che sia andata proprio così. Solo che da quel giorno Anna non giocò più con noi, forse per  la vergogna, e  dopo un pò di tempo non venne più a scuola. Per anni ho pensato che ci avesse lasciato per colpa nostra, amiche cattive, e ancora oggi sento un peso sullo stomaco quando ci penso.

Un giorno chiesi a mia madre:
– Mamma, ma Annardù dov’è andata?
– E’ partita….
– È partita ?!! Allora non verrà più a scuola!
– ….No!
– Ma di dov’è?
– …..Non lo so….
– Ma chi erano i suoi genitori?
– …..Non lo so, sono morti…..
– E com’è che sono morti?
– ……..Annardù è….. ebrea
– ??!!! …. Che vuol dire che è ebrea??
– Mmmmmmhhhhhh!!!

Non me lo spiegò mia madre cosa volesse dire quel monosillabo, né perché Anna era orfana, né perché quell’essere ebrea non si potesse spiegare. L’ho capito molto tempo dopo, quando la memoria collettiva ha fatto diventare storia l’attualità terribile di quegli anni.
Quando il film si proietta nella mia mente, il che accade piuttosto spesso, vorrei entrarvi e correre lì per aiutarla, chiederle scusa e abbracciarla, dirle di non preoccuparsi perché non l’ha vista nessuno e che se vuole possiamo andare da mia madre che può ricucire l’elastico. Ma è solo un film, di pochi fotogrammi, che si interrompe sempre sul suo corpo accovacciato per terra, sul suo guardarsi attorno col viso spaurito, rosso per la vergogna di fronte alle risate delle amiche. Poi il film ricomincia daccapo, e ricomincia, e ricomincia, senza soluzione di continuità e si interrompe sempre allo stesso punto.
Non so niente di Anna, né perché in quella breve stagione è venuta ad abitare al mio paese, né chi erano i suoi parenti. Non so dove sta, né se è ancora viva, ma mi è rimasta nel cuore profondamente. Vorrei poterla riabbracciare e, insieme a lei, tornare indietro nel tempo per girare un altro film, un film con un finale diverso che potesse essere quello che lei avrebbe voluto.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Flora Delli Quadri

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

8 commenti

  1. Mariaeufemiadelliquadri

    Bellissimo il racconto, in alcuni tratti lirico

  2. Piacerebbe anche a me aiutarti a realizzare nella realtà un finale diverso per la tua amica Annardù. Davvero commovente. 

  3. Complimenti Flora, hai una penna felicissima. ti confesso che grazie alla tua descrizione, ho visto “il film” con partecipazione emotiva. molto interessante anche il collegamento alla giornata della memoria 

  4. Claudio Cacciavillani

       Leggo
    solo ora il racconto dei tuoi ricordi.

    Che
    bella sorpresa! Questa Flora mi piace moltissimo.

    Ieri
    sera in TV ho visto un film francese sulla deportazione di ebrei, con
    particolare accento sui bambini. 

    Non
    avrei mai potuto immaginare, un attimo fa, quando ho iniziato a leggere il tuo
    scritto, che mi avrebbe riportato con la mente a quella immane tragedia. 

    Man
    mano che sono entrato nel tuo dire mi sono lasciato coinvolgere emotivamente e,
    idealmente, ti ho stretta in un grande abbraccio di solidarietà. Ho con te la
    curiosità di conoscere tutta la storia di Anna, e di sua zia.

    Vorrei
    aiutarti a ritrovare Anna, se è viva. Altrimenti proviamo semplicemente a
    ricostruire la sua storia. Essendo venuta in classe con te credo si possa
    partire da lì: cerchiamone traccia nei documenti della scuola; potrebbe essere più semplice raccogliere informazioni avendo luogo e data di nascita.
    Innanzitutto su internet. Ho già verificato che ci sono parecchi Ardù, in
    particolare in Sardegna. Contemporaneamente proviamo a scoprire chi era sua
    zia, non dovrebbe essere difficile.

  5. UN GIOIELLO DI RACCONTO, CARA FLORA, MA ERA UN GIOIELLO LA TUA SENSIBILITà, CHE FORSE CON LA CONSAPEVOLEZZA E IN PARTICOLARE CON LA CULTURA SI è ACCRESCIUTA E CIò TI FA ONORE …GRAZIE DEL TUO FILM; LO HAI FATTO VIVERE CON EMOZIONE ANCHE A ME, CHE SOLO OGGI L’HO VISTO!

  6. Antonia Anna Pinna

    Quando la storia ci passa vicino senza pronunciarsi ci lascia sempre tanti interrogativi e vuoti che sentono la necessità di essere riempiti. In questo racconto Flora, c’è tutta la bellezza della purezza dei bambini che hanno pagato prezzi insostenibili dai grandi. Grazie e complimenti

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