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Fiori d’Acacia

di Rita Cerimele

acacia

Col passare degli anni si ritorna bambini o almeno la maggior parte della gente racconta così, forse perché questa segreta speranza rimane sopita nel cuore di ognuno di noi e poi eccola, un giorno si risveglia all’improvviso ed è fatta. A Esterina è successo annusando il profumo dei fiori d’Acacia il giorno in cui ha fatto ritorno al paese natio, dopo anni di giustificata assenza, in quella piccolissima regione selvaggia e bellissima: il Molise

I paesi in generale hanno subito lo spopolamento dovuto alla mancanza di lavoro e per chi si è trasferito, rimanendo in Italia o emigrando all’estero, tornare significa ritrovare le proprie origini. Esterina le ha ritrovate al “Portillo“, un fazzoletto di terra recintato, posto sul promontorio della collina dove svettano numerosi gli alberi di Robinia pseudoacacia, pianta che cresce spontanea un po’ ovunque, infestando i boschi e gli incolti. Le infiorescenze sono abbondanti, magnifici fiorellini bianchi screziati di giallo. Anche le api adorano questi fiori e con il loro nettare producono ottimo miele, trasparente e profumato.

18157609_1390997574280395_3603058004541546040_nL’apparato radicale di questi alberi è consistente e di rapido sviluppo, adatto a consolidare terreni franosi per cui al Portillo hanno trovato la loro naturalizzazione. Nel lato che si affaccia sulla strada sottostante chiamata dagli abitanti del paese circonvallazione, è posizionato un monumento in pietra alla cui cima è fissata una croce al neon. Esterina ricorda quando la sera s’illuminava rischiarando tutta la valle, adesso invece la croce non si accende più, ma a lei poco importa. Vuole ricordare solo gli avvenimenti belli. Il Portillo è stato il luogo dei giochi della sua infanzia, delle scorribande che faceva insieme agli amici, scavalcando il recinto e dirigendosi giù per le rocce a raccogliere le more. A volte costruivano una capanna utilizzando i rami frondosi degli alberi d’Acacia, quelli più in basso e mezzi rotti, cercando di non pungersi con le spine. Esterina e gli altri bambini all’ombra della capanna trascorrevano il pomeriggio intero. Davano spazio ai sogni, all’immaginazione. Preparavano collanine e braccialetti con i rametti sottili privati dalle foglie e insieme si difendevano dal sole cocente dell’Estate. Poi quando il richiamo delle mamme si faceva sentire era ora di tornare a casa. Quanti sogni faceva Esterina da bambina! Ancora adesso quel paesaggio la invitava a sognare. Le bastava osservare le distese dei monti, il terreno arido e brullo i cui appezzamenti erano offerti alla coltivazione del grano, le strade provinciali strette che sembravano lunghi serpenti, adornate di vigneti e boscaglie, i fiori di acacia che spandevano il loro profumo ovunque, beandola.

Esterina rimaneva col fiato sospeso mentre il vento le scompigliava i capelli, si sentiva un tutt’uno con quella natura ancora selvaggia che mescolava bellissimi ricordi e lontane speranze.

Sarebbe tornata a casa senza sentire il richiamo della mamma, da sola. Avrebbe portato con sé una generosa manciata di grappoli d’Acacia per cucinarli.
Frittelle di fiori d’Acacia:

Frittelle d'acacia

  • – Farina integrale biologica
    – Acqua frizzante molto fredda
    – Olio si semi di girasole

Mescolare acqua e farina in modo da ottenere una pastella liscia e non troppo densa. Il rametto, non commestibile, servirà ad immergerli nella pastella e a tuffarli nell’olio bollente. Senza farli dorare troppo scolare su carta assorbente. Cospargere con qualche goccia di miele d’Acacia e mangiare.

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Ndr:luoghi descritti sono nel paese natio dell’autrice: Agnone 

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Rita Cerimele

Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni.

4 commenti

  1. Che la protagonista si chiami Esterina o Rita poco importa …E’ bello invece il suo entusiasmo, la sua naturale vivacità giovanile, che vive nel ricordo personale, ma si rinnova, tornando al suo paese…
    Così facendo stimola i ricordi di noi tutti, che vivendo lontani dal paese, come lei lo portiamo in cuore; e quando torna aprile o maggio, riassaporiamo nel vento quel profumo intenso e dolce delle acacie in fiore.
    Stimolo per la fantasia di poeti o scrittori, e di succosi fritti…

  2. Leonardo Tilli

    Una bella storia, una bella rievocazione, una bella favola, …
    Bella, per il lieto fine che ha premiato “l’antico richiamo” … : il poter un giorno tornare … nei luoghi amati dell’infanzia, il poter conoscere i figli e i nipoti dei parenti e degli amici più cari, … e, forse, illudersi, per un attimo, che il tempo sia tornato indietro, …

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