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La Filatrice

a cura di Enzo C. Delli Quadri

filatrice 2

Dalla torcitura (torsione) di fibre grezze (lino o lana o canapa o cotone o seta), la filatrice ottiene filati dotati di particolari caratteristiche che serviranno per stoffe di tutti i tipi.

Per torcere le fibre, la filatrice si avvale, innanzitutto,  delle sue abili mani e di un attrezzo particolare: il fuso, formato da un bastoncino (lungo una spanna) infilato in un tondino forato (largo 4-6 cm). La rotazione impressa al bastoncino, prolungata dall’inerzia del tondino torce le fibre che vengono legate al fuso, che nel girare accumula sul bastoncino il filo fatto.

Nel medioevo la filatrice si avvalse dell’ arcolaio.

filatrice

Nei paesi dell’Altosanno, la filatura, tradizione tipicamente femminile, riguardava essenzialmente la lana e veniva praticata nei pomeriggi estivi e, soprattutto, nelle lunghe serate invernali. Il lavoro durante l’inverno, veniva svolto nelle stalle, dove la gente era solita trascorrere la serata al caldo delle mucche.

La lana veniva

  • prima cardata, facendola passare e ripassare tra due assi di legno contrapposti, dai quali fuoriuscivano lunghi chiodi;
  • poi filata con il fuso;
  • infine, la lana filata veniva raccolta in matasse, lavata in acqua calda, quindi usata per fare calze, maglioni, maglie, scialli ecc.

 


Fonti: wikipedia e http://www.mestieriantichi.altervista.org/
Editing: Enzo C. Delli Quadri  

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Articolo sobrio, attento e preciso, che mette in evidenza il grande lavoro, continuo e ripetitivo, che le nostre donne, potrei dire NONNE – e la mia era proprio un’ADDETTA AL LOVORO di ORDITURA DELLA TELA– hanno fatto fino al ’50/ ’55 nei nostri paesi. Non credo oltre, perché già la mia generazione non l’ha fatto più, se non in rari casi. E forse era davvero un modo di socializzare; d’estate sugli spiazzi davanti casa: conocchie, calze o arcolai e l’immancabile canto anche in sordina di qualcuna più aperta e amicale… finché il sole calava pin piano dietro la montagna.

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