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Filastrocca: Lə dàjta – Le dita [2]

Da una ricerca “sul campo”  su usi, credenze, proverbi, filastrocche e canzoni condotta da  di Michele Di Ciero[1]

Lə dàjta

Minə məniéllə
sciórə d’aniéllə
lunghə lungheànə
acciàcca peduócchjə
e lécca murteàlə.

L’adulto indica al piccolo, nell’ordine, le cinque dita ricavandone l’espressione adatta alla forma e alla funzione e quando vengono indicate sono strette e scosse con brevi colpi.

Le dita

Minə məniéllə (Onomatopea intraducibile per indicare il mignolo)
fiore d’anello
lungo lungone
schiaccia pidocchi
e lecca mortaio.

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Lə dàjta

Quìsctə va ccattà la carnə,
quìscte l’arpòrta,
quìsctə la chéucə,
quìsctə l’assàggia
e quìsctə l’arraccónda a tatìllə.

Si inizia dal pollice toccando, a turno, tutte le dita. Il mignolo viene preso e smosso con dolce violenza.

Le dita

Questo va a comprare la carne,
questo la riporta,
questo la cuoce,
questo l’assaggia
e questo lo racconta al babbo.

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La variante di Flora Delli Quadri

Quiscte va cattà la carne
quiscte la porta alla casa
quiste la metta cocere
quiscte se la magna
e quiscte fa: “pipì, pipì, la voglie pure jì;
pipì, pipì, la voglie pure jì;
pipì, pipì, la voglie pure ji”

(e nel dire così si strofinava il mignolo arrotolandolo tra i palmi delle due mani)
.

[1] Michele Di Ciero (Agnone 1932-1970) figlio di artigiano e agnonese verace svolse dapprima l’attività di maestro elementare e poi quella di direttore didattico. Scrisse su Il Messaggero di Roma e su varie riviste. Nel 1957 collaborò alla nascita dell’as-sociazione turistica Pro Agnone, l’attuale Pro loco. Nel corso degli anni Sessanta del secolo passato si prodigò per istituire il premio di poesia dialettale intitolato a G. Cremonese. Prediligeva le tradizioni e il dialetto. La sua professione, di frequente, lo poneva a contatto con un mondo agro pastorale e genuino tanto da fargli apprezzare e ricercare “sul campo” usi, credenze, proverbi, filastrocche e canzoni narrative pubblicate sulla rivista Lares nel 1970.  Il suo amore per l’idioma agnonese è riversato con profondità di sentimenti nel libro di poesie Scterlambe che se pèrde, pubblicato postumo nel 1972. I suoi versi sono presenti nelle antologie Cento e passa poeti dialettali (1973) e Antologia critica dei poeti dialettali italiani (1975).

[2] ….tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo, il quale, nell’introduzione, ha voluto accennare alla storia dell’antropologia culturale e fare il punto sui contributi folklorici e di lingua dialettale riguardanti Agnone dalla fine dell’Ottocento ad oggi. Il lavoro di Michele Di Ciero offre proverbi, cantilene, filastrocche, alcuni rimedi di medicina popolare, usi e credenze e cantilene religiose.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Flora Delli Quadri

    La mia versione è:
    Quiscte va cattà la carne

    quiscte la porta alla casa

    quiste la metta cocere

    quscte se la magna

    e quscte fa: “pipì, pipì, la voglie pur’ì”; “pipì, pipì, la voglie pur’ì”; “pipì, pipì, la voglie pur’ì”

    (e nel dire così si arrotolava il mignolo strofinandolo tra i palmi delle due mani)

  2. Antonia Anna Pinna

    Io ho una versione della piazztella, quist’ l’acchiappa, quist’ l’accid, qust’ l’ spella, quist’ l’coce e quil’ dic s’ n’mdet la part v’accus a tutt’i quattr!!!!!

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