Feste (a Sant’Angelo del Pesco)

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di Luca Fasano[1]

Sant'Angelo del Pesco - La Festa del 15 agosto 1949
Sant’Angelo del Pesco – La Festa del 15 agosto 1949

Nel suo libro “Scì benditt’ lu citro” [2], Luca Fasano racconta alcuni episodi della vita santangiolese (Sant’Angelo del Pesco). Qui riporta …..

 Feste, matrimoni e processioni

Ma S. Angelo non è solo ricordi, tristezze e nostalgie. E’ anche luogo di feste e momenti spensierati. La festa per antonomasia, a S. Angelo, è, da sempre, quella del 15 d’agosto, giorno in cui si celebra l’Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria. Ad agosto il paese che, ufficialmente, conta 416 anime, ma che, nell’ultimo censimento, ha fatto registrare 376 presenze effettive, si ripopola improvvisamente, grazie al ritorno dei tanti emigranti o semplici lavoratori sparsi in Italia e nel mondo. In Europa, la colonia santangiolese è particolarmente ricca in Francia, in Svizzera e in Germania, dove si svolsero la maggior parte degli esodi post-guerra. Nel resto del mondo, santangiolesi o discendenti di santangiolesi sono presenti soprattutto in Canada, negli Stati Uniti e nell’America del Sud, ultimi superstiti delle emigrazioni risalenti ai primi del ‘900. Accade così che, almeno nelle due settimane a cavallo del 15 d’agosto, il paese riacquista nuova linfa e fervono le attività. Oltre ai riti religiosi, si organizzano attività sportive, tornei di calcetto, giochi per ragazzi, mentre le serate vedono in genere le esibizioni di gruppi musicali o canori. Durante il giorno, almeno nei giorni del 14, 15 e 16, c’è poi l’esibizione di bande musicali che, oltre ad accompagnare le processioni religiose, intrattengono la popolazione con concerti in piazza. Anche qui, oggi più che mai, appaiono evidenti le differenze con i tempi andati. Quand’ero piccolino e mi affacciavo alla finestra della casa popolare all’inizio del paese, vedevo di fronte a me la giostra montata sul prato circostante, con la ruota cosiddetta del “calcio in culo”, dove ognuno doveva cercare di afferrare al volo una sorta di bandierina posta sul pennone di fianco alla giostra. Per far ciò, doveva essere aiutato da chi stava posizionato sul sediolino di dietro che, appunto con un calcio “là dove non batte il sole” (di qui il nome), lo spingeva verso l’alto. In piazza, c’erano invece le bancarelle, che hanno sempre attratto la curiosità e la fantasia dei bambini. Per me e per chissà quanti altri bambini della mia età, le bancarelle erano soprattutto Zì Giuvanni, un autentico personaggio, che avrebbe potuto fare concorrenza al mangiafuoco di Pinocchio. Privo di un braccio, e sempre ostentando una sgargiante camicia a quadri con gilet, era in pratica quello che oggi chiameremmo uno “show-man”, che urlava dalla mattina alla sera, esaltando le sue mercanzie (in genere noccioline americane, croccanti o piccoli giocattoli) e cercando di attrarre l’attenzione di noi bambini o dei nostri genitori. Mitica la sua frase alla vigilia della sua partenza: “Jamme, Jà, Zì Giuvanni se ne va! Quant’avet chiagnere (quanto dovrete piangere)!”. Quando un’estate non lo vidi più, capii che era andato a vendere noccioline in Paradiso.

Anche oggi ci sono le bancarelle, ma non mi sembrano più le stesse. Ora vanno a ruba fucili e pistole, finte per fortuna, portacellulari e mimetiche da combattimento, miniraggi laser e coltellini a scatto. Sopravvivono ancora le bamboline in carrozzina, mentre sono quasi in estinzione le bancarelle dello zucchero filato e anche le noccioline americane se la passano male. Zì Giuvanni adesso si chiama Abdul o Mamadou e ha la pelle molto più scura.

Per fortuna, qualcuno ha scritto: “Bisogna recuperare la memoria del passato per costruire il proprio futuro”. Così, soprattutto negli ultimi anni ed in particolar modo nel periodo delle festività ferragostane, anche a S. Angelo si è assistito ad una riscoperta delle origini e ad una rivalutazione del passato. Grosso merito di ciò va dato sicuramente a Cesidio Delle Donne, grazie alla sua instancabile attività di scrittore, storiografo, cultore e custode della ”memoria” santangiolese, attività che negli ultimi anni è stata degnamente affiancata da quella di Oreste di Cristino, il quale ha messo a disposizione di Cesidio e dell’intera comunità santangiolese le sue innegabili qualità di fotografo e “digital art designer”. Le sue mostre fotografiche e i suoi recentissimi video sul paese sono diventati ormai un appuntamento fisso delle serate estive a S. Angelo, attirando folle di curiosi e appassionati, non solo tra i santangiolesi. E’ il caso, ad esempio, di un gruppo di nostri amici casertani, in vacanza ad Alfedena, che ormai da anni, in occasione della “fascarellata” (tradizionale sagra della polenta con fagioli e grasso di maiale, che si tiene il 13 d’agosto nella piazza del paese) uniscono l’utile (la mostra) al…dilettevole (i fascarielli).

Un’altra simpatica tradizione, che sembra fortunatamente resistere ancora all’incedere del tempo, è la cosiddetta “apparata”. In occasione dei sempre più rari matrimoni celebrati in paese, è cioè consuetudine, a S. Angelo, accogliere l’uscita degli sposi dalla chiesa, allestendo in piazza una piccola rappresentazione, che, organizzata in genere dagli amici, finisce per coinvolgere un po’ tutti, lo sposo “in primis”. Il filo conduttore che deve ispirare la “scenetta” è infatti sempre la professione dello sposo, che, vestito di tutto punto, in giacca e cravatta, volente o nolente, deve esibirsi in una breve performance. Può accadere così di vederlo impegnato ad alzare un piccolo muro di mattoni con calce e cazzuola, o a visitare pazienti improvvisati, dopo aver indossato un camice da dottore, o a saltare su di una volante della polizia per arrestare qualche delinquente (quei delinquenti dei suoi amici…).

Ma, al di là degli aspetti puramente ludici, o comunque d’intrattenimento, non bisogna dimenticare il ruolo importante che, nelle feste santangiolesi, hanno rivestito e rivestono ancora oggi i riti religiosi. Basti pensare alla processione del 15 d’agosto e di S. Rocco il giorno successivo o alla settimana che precede la Pasqua con i riti della settimana santa. Particolarmente suggestiva, tra le altre, la processione del Venerdì santo, durante la quale la statua del Cristo morto, adagiata in una teca di vetro, viene portata a braccia dalla chiesa di S. Michele fino alla chiesa madre, alla luce delle fiaccole. Il 29 settembre viene invece celebrata la festività del Santo patrono, S. Michele Arcangelo, mentre anche la celebrazione del Santo Natale acquista a S. Angelo un fascino tutto particolare, con il grosso fuoco acceso alla base della scalinata della chiesa di S. Michele, che, alimentato continuamente, brucia per giorni, anticipando l’arrivo dell’anno nuovo. Se poi anche la neve decide di partecipare alle celebrazioni, lo scenario assume i connotati di uno spettacolo d’altri tempi, con il paese tutto che, avvolto da una coltre bianca, e illuminato dalla luce arancio dei lampioni, sembra quasi uscito da una fiaba dei paesi del Nord Europa.

Processioni e celebrazioni religiose hanno avuto, dal ’49 ad oggi, una presenza costante, che ha rappresentato, per la popolazione di S. Angelo, oltre al compaesano, un’autentica istituzione, religiosa e non. Alludo ovviamente a Don Vincenzo, praticamente da sempre non “un” parroco, ma “il” parroco di S. Angelo, scomparso purtroppo alla vigilia del Natale 2010.

musica: From A Distance suonata da Richard Clayderman 
editing di Enzo C. Delli Quadri

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[1] Luca Fasano, Giornalista pubblicista, ha già pubblicato, per “ilmiolibro.it” del Gruppo editoriale l’Espresso, quattro opere: “Il cassintegrale” (2009), “Roma-Caserta solo andata” (2010), “Scì benditt’ lu citro” (2011) e “Viaggio al centro della Terra…di Lavoro” (2014), tutte dichiaratamente autobiografiche.
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Sciambenditt.
Sciambenditt.

 

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2 Commenti

  1. Bellissimo..ogni volta che leggo questi racconti meravigliosi ringrazio il cielo di far parte di questo splendido gruppo, grazie infinite Enzo, anche per la scelta dei brani musicali che, leggendo, sembra ti cullino e ti isolino da tutto il resto…….un resto pieno di nulla…

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