15. La festa di Ammai

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Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1],
breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Sillanon accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio MutiloMeddis [3] supremo dei Sanniti Pentri,l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertàcosì racconta il momento in cui Gavio Papio e suo nipote Marzio incontrano una popolazione locale che chiede a Marzio di essere l’attore principale del loro annuale rito propiziatorio

Signorelli,_Allegoria_della_Fecondità_e_dell'Abbondanza
Signorelli,_Allegoria_della_Fecondità_e_dell’Abbondanza

Da Viteliù – Il nome della Libertà

“La ragazza è Fluso. Flora, nella tua lingua. Colei che permette ai germogli di sbocciare ed essere fecondi. Ha bisogno del suo Herekles, per far questo. Sei stato scelto”.

Un piccolo boato di urla e suono di tamburi accompagnò quella frase. Poi, di nuovo il silenzio. Tutti aspettavano, ora, una risposta.

“Sei stupito? Vieni da tanto lontano da non conoscere la nostra usanza? Bene, ne godrai presto”.

Fece un cenno all’uomo con l’otre del vino nelle mani; questi, invece di porgerlo a Marzio, glielo accostò direttamente alla bocca cercando di fargli ingoiare con forza il contenuto. Il liquido rossastro uscì a fiotti bagnando la gola e il petto del ragazzo che tossì per non strozzarsi.

“Accetti di essere l’Herekles di questa bella Fluso? Il nostro raccolto dipende dalla tua risposta…

Il suo fu un sì naturale e inconsapevole. Grida di esultanza anticiparono il frastuono di musica, tamburi e canti che ripresero più forti di prima. La magara, sacerdotessa di Maja – Ammai per quel giorno – afferrò le mani di Marzio e della giovane e li condusse verso una capanna, dove era stato approntato un giaciglio di paglia pulita sul quale era steso un candido panno di lino.

“Vieni, accadrà qui” fece la donna.
“Che cosa?” Marzio rideva e si guardava intorno divertito. La donna chiuse la porta della capanna e avvicinandosi alla ragazza iniziò a spogliarla. “Perché la fecondità della terra sia assicurata, la ninfa dei germogli deve perdere la sua verginità oggi, durante la festa del Maja… e tu sei stato scelto, bello straniero”.

La giovane era ora nuda, in piedi. Coprì istintivamente con il braccio destro i seni e con la mano sinistra il sesso. Marzio sgranò gli occhi.

“Deve accadere, ogni anno, con uno straniero, entro il mese dedicato alla dea. Ogni sette giorni la processione avviene, in attesa che il rito si compia. Per Nivea, la nostra Fluso, era stato scelto un uomo del villaggio di Anxa, ma sette giorni fa, in- spiegabilmente, non si è presentato. Pagherà per aver mancato alla promessa. Il sacrificio deve compiersi. Lei è stata scelta fin dalla sua nascita, per questo giorno. Quando ti ho visto su quel cavallo magnifico, ho capito che eri stato mandato tu, per questo compito. Nulla accade a caso, Kerres è stata generosa con noi, oggi. Tu sdraiati”.

La ragazza obbedì e si stese sul pagliericcio continuando a coprirsi le parti intime.

“E tu, spogliati”.

“Ma, ma…” Marzio esitava, allora la donna iniziò a svestirlo. Lui guardava la ragazza distesa, la scena era invitante. La sorpresa cedeva al suo istinto di maschio. A quella vista reagì come ogni altro giovane avrebbe reagito. Fuori la musica aumentava nel ritmo e lui, con i vestiti, si tolse di dosso in fretta ogni titubanza. Si sdraiò sulla ragazza e ne sentì, insieme, il calore del corpo e il tremito che lo stava intensamente attraversando. I fiati e gli odori dei due si mischiarono mentre la magara aiutava con le sue mani la prima parte di quel congiungimento, sapendoli entrambi inesperti. La natura fece facilmente il resto.

La festa di Ammai sussurrò Papio sorridendo. Immaginava cosa stesse accadendo.

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare.


Musica di Beethoven Piano Concerto No. 5 in E-flat M, Op. 73 Adagio
Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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