Erbario di Padre Zanon custodito nel Seminario Vescovile di Trivento

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di Ivan Serafini, 12 nov 2015 [1]

Informazioni sull’interessante Erbario di Padre Zanon e la conservazione della biodiversità della Valle del Trigno

valle del trigno
Valle del Trigno

Presso l’antico Seminario Vescovile di Trivento (CB) è custodito un erbario molto interessante realizzato nel 1932 da Padre Vincenzo Zanon. Abbiamo pochissime notizie biografiche su Padre Zanon e sulla sua attività. L’attuale parroco di Trivento, Don Antonino, ci ha riferito che Zanon era di origine veneta e che coltivava da molti anni la passione per la botanica. Infatti, il suo nome risulta essere presente sin dal 1917 nell’Annuario della Società Botanica Italiana.

unnamedGli esemplari conservati nell’erbario di Padre Zanon sono stati raccolti nel periodo compreso tra la Primavera e l’Autunno del 1932 per la maggior parte direttamente dallo stesso Zanon e alcuni su segnalazione di collaboratori locali, quali Gaudenzio Mastronardi di Trivento, Francesco Adducchio di Duronia e Annibale Conti di Capracotta.

L’erbario è realizzato in 5 Volumi e in essi sono catalogati in totale 402 specie vegetali. Gli esemplari sono perfettamente essiccati, sono spillati su cartoncino bianco.  Ogni scheda è numerata ed è corredata di un’etichetta che ne descrive nome scientifico, nome volgare, Famiglia, Ordine, data, località di raccolta e la firma di chi lo ha determinato. Nel complesso, gli esemplari raccolti nell’erbario risultano in buono stato di conservazione.

Di molte piante si conservano i semi e, in alcuni casi, è possibile osservare la colorazione originale dei fiori. Ulteriore curiosità è che, per migliorarne la conservazione, ogni esemplare è stato racchiuso in un foglio di giornale dell’epoca.  La lettura delle pagine, le notizie politiche, di cronaca e le pubblicità, ci permettono di compiere anche un tuffo nel passato…

I  403 campioni dell’Erbario di Zanon sono stati raccolti nei seguenti comuni:

Trivento: 192 esemplari
Agnone: 132 esemplari
Capracotta: 35 esemplari
Duronia: 29 esemplari
Vastogirardi: 9 esemplari
Comune non specificato: 6;

Don Antonino, il parroco di Trivento, ci ha riferito che Padre Zanon trascorreva il periodo estivo presso il Convento di Agnone (San Bernardino) ed infatti molte specie sono state raccolte nei pressi del Convento tra giugno ed agosto.

L’erbario di padre Zanon rappresenta l’unico esempio storico attualmente conosciuto di raccolta di campioni  vegetali nel territorio della Valle del Trigno e aree limitrofe. Degli illustri botanici del passato che studiarono sotto questo profilo la Valle del Trigno, in primis Giosuè Scarano e contemporanei a Zanon (Armando Villani) , non possediamo gli esemplari raccolti.

Giosuè Scarano (Trivento, 1774-1845), nella sua interessante opera Viaggio nel Circondario di Trivento (1811-1812) aveva censito oltre 780 piante a Trivento e nei paesi vicini. L’opera di Scarano venne ripresa circa 100 anni dopo da un altro importante studioso, Armando Villani, che descrisse la Flora di Trivento nel suo Contributo alla Flora Campobassana” (1906). Gli esemplari raccolti da Scarano, venivano inviati all’Orto botanico di Napoli e sembra siano andati purtroppo perduti.

SULLA VALORIZZAZIONE E ANALISI DELL’ERBARIO DI ZANON. Nel mese di Dicembre 2014 il Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno, locale associazione per la conoscenza e la promozione dell’ambiente, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Trivento, ha avviato una attività di  valorizzazione dell’Erbario di padre Zanon. Il Centro studi ha fotografato tutte le specie presenti nell’erbario ed ha ricavato un database delle specie, aggiornato con i nomi scientifici correnti delle specie censite e tutte e altre informazioni disponibili ed ha effettuato una prima analisi circa la valenza e la rilevanza delle specie censite. L’intenzione è di attivare una serie di iniziative, in sinergia con l’Amministrazione comunale di Trivento, per valorizzare la biodiversità ed il territorio naturale di Trivento e delle aree limitrofe.

Dall’analisi del Centro Studi è emerso che oltre l’80% delle specie censite risulta essere tutt’ora comune nel territorio; circa 1o sono di incerta classificazione; almeno 20 specie risultano oggi molto rare (o scomparse) nel territorio. Tra le specie scomparse o rarissime si segnalano in particolare alcune specie legate alla coltivazione tradizionale dei campi. Queste, con l’avvento delle nuove colture, delle moderne tecniche di coltivazione e dei diserbanti  sono andate via via scomparendo dal territorio.

Tra le specie particolarmente rare ed interessanti si segnalano: il Loglio del lino (specie ormai rarissima in tutta Italia),  il Forasacco purpureo, l’Erba medica cigliata, il Paleo odoroso, lo Specchio di Venere, la Gipsofila dei muri, il Poligono equisetiforme, la Calcatreppola dicotoma, l’ Atriplice tartara.

Molto interessanti sono anche alcune varietà di grano (solina, saragolla) e di Leguminose  che sembrano conservare una buona germinabilità e che quindi potrebbero essere recuperate e valorizzate. In particolare, segnaliamo una varietà di lenticchia a seme molto grande proveniente dal territorio di Capracotta.

A Capracotta le lenticchie vengono chiamate miccole o miccule (stesso nome dialettale è riportato anche da Scarano) e sono ancora coltivate da alcune aziende locali (v. ad. esempio Azienda “Le miccole”) e sono oggetto di colture sperimentali da parte del Giardino della Flora Appenninica di Capracotta. La lenticchia di Capracotta, di cui si conoscono almeno 2 varietà, è certamente un prodotto tipico di elevatissima qualità.

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[1] 
Ivan Serafini, Presidente del Centro Studi della Montagna Vastese e della Valle de Trigno, un’associazione senza fine di lucro finalizzata alla valorizzazione della cultura, della storia, dell’arte e dell’ambiente naturale del vastese (Medio e Alto Vastese), della Valle del Trigno e dell’AltoSannio.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

1 COMMENTO

  1. GRAZIE per l’articolo interessante ed importante , anche storicamente …per le notizie dei giornali del tempo… In me particolarmente ha risvegliato una voglia di antichi fiorellini, coltivati, non selvatici, credo ormai scomparsi.
    Al mio paese Montefalcone erano chiamati le “monachine” di colore viola scuro, con la foglia carnosa, liscia e dura, a cespuglietto…Per spiegarlo alla meglio : un po’ simili agli attuali fiorellini primaverili : le primule …viola…ma non con la stessa foglia di queste, che è un po’ crespa e più fragile…
    Sono “legata” a quella piantina, perché coltivata da mia madre, che io ho perso quando avevo sei anni, nel 1945!
    Ma intanto un Grazie riconoscente a padre ZANON ( tra l’altro io ho studiato a Trivento!)

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