Home / Cultura / Tradizioni / Come eravamo – La Commemorazione dei defunti

Come eravamo – La Commemorazione dei defunti

Da una ricerca “sul campo”  su usi, credenze, proverbi, filastrocche e canzoni condotta da Michele Di Ciero[1]

La Commemorazione dei defunti[2]

 .

.

In occasione della festa dei Santi, tutti i morti lasciano la loro sede nell’aldilà e sono liberi per quaranta giorni, fino alla festa dell’Epifania, quando ognuno deve tornare al suo posto di pena o gioia eterna. Appena in libertà, i morti si dispongono in lunga processione e, man mano che ciascuno giunge in prossimità di quella che fu casa sua, lascia il corteo e torna tra i parenti.

Perciò la sera del primo novembre si va a dormire presto, altrimenti i morti non possono rientrare in casa. Si ha cura di lasciare la tavola apparecchiata e l’acqua nella tìna perché il morto potrebbe aver bisogno di ristorarsi. Per quaranta giorni il morto resta in casa e, mestamente, la sera dell’Epifania, si appresta a lasciare i suoi con questo lamento:

Vurrìa ca tuttə rə Sandə jìssənə e mənissənə
e Pasqua də la Bbəffanìa non venisse mai[4].

Vorrei che Tutti i Santi andassero c venissero
e Pasqua dell’Epifania non venisse mai.

.

La tina  [Nota di Domenico Meo] e un recipiente a larga bocca con due manici ricurvi e la sezione ristretta pressappoco nel mezzo (i ramai agnonesi creavano le tine con la strozzatura ora più alta ora più bassa, secondo l’altezza del punto di vita degli abiti femminili dei paesi ai quali i recipienti erano destinati);  è di rame battuto e lavorato e reca alcune incisioni a rilievo di uccelli, fiori o altre creazioni. La tìna, che fino a qualche decennio fa serviva alle donne per attingere acqua alla fontana, è diventata oggetto ornamentale.

La tina è anche ben descritta nell’articolo di Flora Delli Quadri LA CONCA E LA TINA



[1] Michele Di Ciero (Agnone 1932-1970) figlio di artigiano e agnonese verace svolse dapprima l’attività di maestro elementare e poi quella di direttore didattico. Scrisse su Il Messaggero di Roma e su varie riviste. Nel 1957 collaborò alla nascita dell’as-sociazione turistica Pro Agnone, l’attuale Pro loco. Nel corso degli anni Sessanta del secolo passato si prodigò per istituire il premio di poesia dialettale intitolato a G. Cremonese. Prediligeva le tradizioni e il dialetto. La sua professione, di frequente, lo poneva a contatto con un mondo agro pastorale e genuino tanto da fargli apprezzare e ricercare “sul campo” usi, credenze, proverbi, filastrocche e canzoni narrative pubblicate sulla rivista Lares nel 1970.  Il suo amore per l’idioma agnonese è riversato con profondità di sentimenti nel libro di poesie Scterlambe che se pèrde, pubblicato postumo nel 1972. I suoi versi sono presenti nelle antologie Cento e passa poeti dialettali (1973) e Antologia critica dei poeti dialettali italiani (1975).

[2] Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo, il quale, nell’introduzione, ha voluto accennare alla storia dell’antropologia culturale e fare il punto sui contributi folklorici e di lingua dialettale riguardanti Agnone dalla fine dell’Ottocento ad oggi. Il lavoro di Michele Di Ciero offre proverbi, cantilene, filastrocche, alcuni rimedi di medicina popolare, usi e credenze e cantilene religiose.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.