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…e piange il salice.

Haiku di Marisa Gallo [1] di Montefalcone nel Sannio

In un passaggio del suo libro più famoso, Il deserto dei Tartari, lo scrittore, giornalista Dino Buzzati, tratteggia, da par suo, il senso del percorso della vita che qui, sommariamente e immodestamente, sintetizzo: si nasce tra amore, conforto e partecipazione di molti; si cresce tra moltitudini di amici e conoscenti che si ingrossano sempre più fino a diventar marea, per poi intraprendere la strada durante la quale gli amici si diradano sempre più, fino all’ultimo miglio, percorso da soli. Marisa lo riassume così (Nota di Enzo C. Delli Quadri).

Salice-3

…e piange il salice.

Dura a salire,
e ancor più a scendere,
d’ognun la vita…

Prima attenzioni,
la fan desiderabile,
da parenti e non .

Si stringe il cerchio:
d’amore contornata,
e d’amicizie

chiassose e varie…
Poi solo qualche amico
caro e fidato!

Ma si percorre
in piena solitudine
l’ultimo miglio…

Così si snoda
l’umana condizione.
E piange il …salice.


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Marisa con la sua interpretazione dello haiku moderno ha sintetizzato molto bene quel tratto di vita da percorrere in solitudine.
    Altro punto di vista potrebbe essere suggerito proprio dallo haiku, quello classico, che si rifà all’accantonare l’essere per dar spazio al divenire in solitudine, e allora, anche il pianto del Salice diventa armonia.

    “Ha una sua solitudine lo spazio,
    solitudine il mare
    e solitudine la morte – eppure
    tutte queste son folla
    in confronto a quel punto più profondo,
    segretezza polare,
    che è un’anima al cospetto di se stessa:
    infinità finita”.
    (Emily Dickinson)

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