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Due sacchi di grano

di Maria Delli Quadri

I fatti narrati sono accaduti in Agnone e sono autentici.

Estate del 1943

Nell’estate del 1943 mio padre, come tanti altri, aveva acquistato direttamente dal produttore, due quintali di grano. Dopo averli divisi in quattro parti, di 50 kg ciascuna, ne aveva lasciato la metà (2 sacchi) in un’aula della scuola elementare di Secolare, dove egli era l’unico maestro per 70 alunni o poco più. Chi, di Agnone, sente questo nome, “Secolare”, pensa subito a quel bell’edificio, posto al bivio, dove oggi c’è una struttura adibita a ricovero per persone diversamente abili. Bene: l’edificio, nato come scuola, è durato poco, perchè ha risentito,  anch’esso, della diaspora dei contadini e della mancanza di alunni. No, non era questa la scuola! Una masseria fatiscente, situata a pochi passi, era la casa temporanea di bambini e bambine, dalla prima alla quinta, di cui il maestro era l’unico insegnante. Turni massacranti di lavoro suddivisi in due parti: 3°, 4° e 5° nelle prime ore, poi 1° e 2°. per i più piccoli.

L’arrivo dei tedeschi

 L’arrivo dei tedeschi ad Agnone, nel settembre del 1943, portò lo scompiglio nelle case e nelle famiglie: chi aveva la possibilità si trasferì in campagna, essendo il territorio agnonese cosparso di masserie, piccole  case rurali dove si stava anche in 10 o 12, tutti della stessa famiglia. Noi traslocammo in contrada “Macchie”, dove il mio nonno materno possedeva un pagliaio, stanzone unico  in cui ci rifugiammo in 13. Noi ragazzi (eravamo in cinque ) dormivamo nella vasca di pietra dove si pigiava l’uva ,su sacchi di paglia e di residui di pannocchie, gli altri si sdraiavano su materassi sparsi per terra; qualcuno anche sulla tavola sgangherata, su panche di pietra, sul  contenitore del mosto. Dovunque fosse stato possibile,  la sera si poggiavano materassi, spesso imbottiti di foglie di granturco, su cui riposare le membra stanche  L’estate del ’43, fu particolarmente calda; non piovve mai, sicché si viveva all’aperto, si mangiava fuori, sotto un grande albero di noci che spandeva ombra frondosa  e refrigerante. Il cibo era fatto di  patate,  verdura , fagioli e frutta,( l’acqua era prelevata da un pozzo poco distante) ;il tutto procurato dagli uomini  di casa con  le cosiddette ” cacciotte” ( come per dire che andavano a caccia) . Di giorno essi ,infatti, erano costretti a nascondersi per sfuggire alle immancabili retate dei tedeschi. Di sera rientravano  sempre carichi  di  patate, zucchine, pomodori ,mele, pere “zuccarine” di persichelle e altro. I più felici eravamo noi ragazzi: 8 anni io, 13 mio fratello Sandro. Quanti giochi, corse nei campi, risate, nascondigli per la “privacy” e… pidocchi, tanti, che infestavano le  teste di noi piccoli! Invano le nostre  mamme combattevano contro di loro A furia di schiacciare parassiti, sulle unghie dei loro  pollici erano comparse due macchie scure indelebili. Fatica inutile la loro! tutti dicevano: -è l’aria- ( Li avremmo sconfitti poi col D.D.T spruzzato con la pompa apposita, provocando scottature  e piaghe dolorosissime sul cuoio capelluto e dietro le orecchie).

La brutta notizia

Una mattina mio padre, fermo all’imbocco della mulattiera che conduceva al pagliaio, vide passare un contadino che scendeva dal paese. Come sempre chiese notizie dei tedeschi; l’uomo gli rispose: – Maestro, i soldati hanno occupato la tua scuola di Secolare e sono tanti.- Fu, per lui, come una mazzata in testa; l’uomo non ebbe la forza di rispondere, perchè  il suo pensiero volò subito  ai sacchi di grano nascosti nello stipo, ai sacrifici fatti per comprarlo, alle difficoltà di provvedere all’alimentazione familiare. Per tutto il giorno e la notte meditò  sulla possibilità di recuperare il “tesoro”.  Al mattino dopo, la decisione era stata presa.

Comincia l’avventura

Per vie traverse tornò al paese, poi proseguì, sempre nascondendosi, fino a Secolare ( 4 KM che lui di solito percorreva in bicicletta con qualunque tempo). Nei pressi della scuola si fermò e osservò movimenti e uomini per un po’, poi si fece coraggio e si avvicinò al pozzo dove quattro militari attingevano acqua per lavarsi. Fatto il saluto militare, pronunciò in tedesco (maccheronico naturalmente) una frase che aveva preparato la notte precedente aiutandosi con un vecchio vocabolario. Le parole in italiano erano pressappoco queste: “

Ho quattro bambini piccoli che hanno fame; vi chiedo il permesso di portare via il grano che ho dentro la scuola.

Uno dei quattro rispose abbaiando sgarbatamene e facendo l’atto di prendere il mitra che stava appoggiato al pozzo. Il maestro indietreggiò lentamente: il pensiero di non rivedere più i figli  attraversò la  sua mente per cui il desiderio di riprendersi il grano passò in seconda linea.  Sempre  muovendosi a ritroso lentamente, mentre l’altro continuava  a gridare, si avvicinò alla scuola davanti al cui ingresso c’erano  3- 4 scalini di pietra sbrecciata e rozza.

A questo punto il miracolo! Scendeva lentamente gli scalini un graduato tedesco, alto e nobile nel portamento. Mio padre ebbe subito la sensazione che il nuovo apparso potesse rappresentare la sua salvezza . Così, timidamente gli si accostò e, con atteggiamento riverente, pronunciò la famosa frase. Il tedesco in un primo momento non capì, poi, con gesti eloquenti,  accostò il suo orecchio alla bocca dell’uomo facendogli ripetere lentamente le parole. Finalmente:! “fiat lux et lux facta est”.  La faccia dell’ufficiale si aprì in un largo sorriso: “AH!  IA.IA.IA.” poi con gesto cordiale pose la mano destra sulla spalla dell’uomo e con la sinistra gli indicò la porta, come per dirgli:” Vai, riprendi pure il tuo grano”

Il maestro, sempre timidamente si affacciò alla porta della stanza nel cui stipo c’erano i benedetti sacchi: lo spettacolo che gli si presentò fu per lui uno shoc: non più banchi, non più voci argentine di bimbi, non più risate:, non più sberleffi, ma tanti soldati stesi per terra su foglie di granturco  che dormivano con la testa verso il muro, i piedi allungati al centro.

Era in grado lui di superare l’ostacolo? Pensa e ripensa, trovò la soluzione: saltellando prima su un piede, poi sull’altro, attraversò  la barriera umana, come se gambe e piedi fossero stati birilli che non dovevano cadere. Finalmente raggiunse l’armadio, titubante lo aprì ed ecco : i sacchi stavano lì e sembrava dicessero:” ce ne hai messo di tempo; noi ti aspettavamo”. La felicità fu grande. Uno alla volta se li caricò sulle spalle e, sempre camminando tra i birilli, guadagnò la porta facendo attenzione a non disturbare “il can che dorme “o dormiva .Qualcuno di loro per la verità aveva aperto  un occhio, seguendo la scena con pacata curiosità ma anche  con una certa malinconia, non sembrandogli vero che, in piena guerra, in un paese straniero un  omino curvo sotto  di un sacco potesse ricordargli una scena di vita campestre, magari vissuta in un altro luogo e in un altro  tempo al suo paesello..

Il maestro, una volta fuori, aiutato dal proprietario della scuola, corse verso la masseria di Angeluccio, nella speranza che questi gli custodisse il grano, ma il contadino non si assunse la responsabilità, non potendo garantire né per sé, nè per il suo amico. I tedeschi, infatti, razziavano ogni cosa e non c’era nascondiglio sicuro.

Fu deciso di portare il carico  al paese su una carriola, presa in prestito, così il viaggio di ritorno cominciò.. Fu una vera e propria odissea!  Il mezzo, stracarico, cominciò ad ondeggiare paurosamente fin quando i due sacchi, in equilibrio precario, scivolarono fin quasi a terra. Mio padre ogni tanto doveva fermarsi per rimettere a posto il tutto: non aveva mai spinto una carriola:  pur essendo uomo del  fare (come si dice stucchevolmente oggi,), questa abilità gli mancava. Ben due ore per due chilometri!.

Verso la salvezza

Spossato dalla fatica, si sedette su un muretto per riposarsi un po’ ed ecco arrivò la fortuna  sotto le sembianze di un contadino da lui ben conosciuto:” che fai lì, signor maestro?”

Questi, stanco e grondante di sudore, rispose: ” Caro Domenico, (li conosceva tutti) , come vedi mi riposo”. L’uomo capì al volo.

Signor Maestro; ti aiuto io col mulo”  E così fu: La carriola, liberata del peso, andava che era una bellezza e tornò dal suo padrone,  il contadino portò i sacchi  al paese e li depositò nel  nostro portone.  A mio padre, quando finalmente rientrò e vide il carico al posto giusto, sembrò di avere compiuto un’impresa grandiosa, si sentì un eroe, anche per avere assicurato ai quattro figli di che nutrirsi nei mesi invernali.

Ricordo che all’epoca dei fatti mia sorella Flora non era ancora nata.

Liberamente tratto dal libro di Giuseppe Delli Quadri: “Ricerche, Ricordi e Fantasie di un Ottuagenario Molisano

 


[1]Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

5 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Che cosa non hanno fatto per provvedere alla famiglia, esempi così grandiosi ne ho sentiti e visti tanti. La nostra gente merita tutto il nostro rispetto e amore. Grazie Maria

  2. Bel racconto,ricco di informazioni e intriso di caldo sentimento filiale e degl’ immancabili spunti ironici… “un piccolo uomo che saltella quasi tra i birilli- tedeschi per giunta” – dimmi tu se non suscitano quasi ilarità in un contesto di guerra!
    Ma il lieto fine ha placato anche l’ansiosa aspettativa di noi lettori…

  3. Da tempo pensavo di chiedere alla cara amica Flora DELLI QUADRI la sua età..N
    on volermene Flora! ti pensavo e ti sentivo molto più giovane…ma così indirettamente credo che ti avvicini ai settanta anche tu!!!ahahah

  4. Renato Galasso

    Brava Maria e complimenti per il racconto scritto in ricordo del tuo grande papà.

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