Home / Cultura / Cultura Popolare / Una disputa teologica … a suon di gesti

Una disputa teologica … a suon di gesti

Leggenda ironica e paradossale che si racconta tra le nostre valli, raccolta e narrata da Maria Delli Quadri

Qualche secolo fa esistevano alcune confraternite religiose che vivevano nei monasteri, sparsi un po’ qua e un po’ là, sul nostro territorio.
Uno di questi conventi ospitava i frati francescani, noti per l’umiltà e la povertà di vita.  Assistevano i malati, si prodigavano per i poveri, davano quel che potevano per alleviare le pene dei bisognosi, confortavano i moribondi e rispettavano in pieno la regola del poverello di Assisi. Per dirla con fra’ Galdino, di manzoniana memoria, loro erano come il mare che riceve acqua dai fiumi e acqua restituisce alla terra sotto forma di pioggia.
Non erano molto istruiti, per cui i loro sermoni, semplici ed essenziali, erano rivolti ad un pubblico alla buona che ascoltava il messaggio religioso e ne comprendeva i fondamenti essenziali.

Un altro convento ospitava i  domenicani, frati dotti e raffinati non solo nell’eloquio ma anche  nella cultura. Essi studiavano e copiavano nel silenzio del monastero i testi sacri, le opere di Aristotile, di San Tommaso, di Sant’ Agostino. Lunghi e forbiti erano i dibattiti, nei quali riversavano  le conoscenze  acquisite sui libri di filosofia antica e di teologia. Durante i quaresimali venivano invitati nelle chiese e nelle cattedrali, dove la gente accorreva numerosa per ascoltare la loro parola improntata a profonda cultura religiosa.

Un bel giorno di primavera i priori dei due conventi decisero  di organizzare un  dibattito tra i due frati più colti e rappresentativi dei rispettivi ordini. Argomento della disputa sarebbe stato ” DIO UNO E TRINO”.
Per facilitare l’incontro, fu scelto uno spazio aperto a metà strada tra i due conventi, una radura fiorita, circondata da alberi maestosi, col pubblico al di là della staccionata che  faceva il tifo per l’uno o per l’altro, senza alcuna acrimonia
.

L’arbitro, chiamato in causa, stabilì le regole e i turni degli interventi: bando alle parole, solo gesti indicatori con le mani, con gli sguardi, con la postura del corpo. Così i due frati, l’uno vestito di bianco, ieratico e solenne, l’altro col saio marrone legato il vita da una corda e con i  piedi scalzi, si affrontarono, entrambi consci dell’arduo compito loro assegnato.

Toccò al domenicano iniziare.

Il frate, come primo gesto, mostrò l’indice della mano destra rivolto verso l’alto. Pronto il francescano rispose con due dita, l’indice e il medio, un po’ meno tesi  verso l’altro, ma decisi e perentori.
Il primo, dopo aver riflettuto un po’, continuò mostrando tre dita rivolte verso l’alto: pollice, indice, medio.
Il francescano  istintivamente protese il suo indice , tornando così al numero di partenza: uno.
Fu allora che il domenicano, tra lo sconcerto della gente, a testa china, abbandonò il campo. Quindi con grande dignità, girò le spalle e andò via.

Giunto trafelato al suo monastero, il frate fu subito fatto oggetto di curiosità: i confratelli erano ansiosi di conoscere il risultato della disputa, ma il poveretto, inginocchiandosi davanti al priore, gli chiese perdono per avere perso la gara. Così raccontò:
“Signor priore, io ho mostrato l’indice per dire:  Dio è l’unico Padre!
L’altro ha allungato due dita, volendo rispondere: Dio è Padre e Figlio.
Al che io ho aperto tre dita: Padre, Figlio, Spirito Santo! E lui, sapete che cosa ha fatto? E’ tornato al dito unico, l’indice, dando a me la giusta risposta e cioè: la SANTISSIMA TRINITA’ è trina, ma è una. I tre elementi si ricongiungono e diventano UNO, cioè Dio.
Signor Priore, a quel punto ho capito di aver perso la gara, così mi sono ritirato. Vi chiedo umilmente perdono”.
I confratelli lo consolarono, elogiandone il coraggio e l’abnegazione.

Diverso il racconto del francescano:
“Signor Priore, quello ha fatto segno col dito che mi voleva cacciare un occhio; io gli ho risposto con due dita volendo dire: io te li caccio tutti e due! L’altro ne ha spiegati tre: pollice, indice, medio.
Allora, tra me pensando “questo non capisce niente”, ho steso il mio bravo indice per dirgli:  gli occhi sono due, dov’è il terzo???
Signor priore, se n’è andato ed io non ho capito perché”.

________________________________
[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.