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Diavolo cotto In un bar…

di Gustavo Tempesta Petresine[1]

E’ stato una settimana fa, che fermandomi in un bar della estrema periferia est di Roma, sono venuto alle prese con un ciarliero individuo, già reduce da parecchi grappini.

Nella alcoolica nebbia che pervadeva i suoi occhi non vedeva l’ora di ciarlare. Una recondita domanda, infatti, dopo uno sbiascicare senza senso riguardante la condizione del paese Italia, mi rivolge in un idioma maccheronico:  scusate, Lei è è napoletano?  Senza dubbio aveva colto, sia la loquela che la mia fonetica, sentendomi dire al barista: “famme ne cafè, ca sctienghe chiù muorte ca vive!” –Il barista è di Villa Santa Maria- Scrutando l’avventore con estrema tenerezza e perdonando lui dell’errore inconsapevole, dissi: io sono molisano. Sai, quella regione racchiusa fra l’appennino e il mare, quell’angolo d’Italia dove le amministrazioni sprecano più per mantenere la di loro poltrona che l’usare i soldi dei contribuenti per opere di infrastruttura!

Bo! -disse lui- precipitando dalle nuvole più nere della sua ignoranza (status dell’italietta alla giornata). In una fiatella nauseabonda mi dette ad intendere che conosceva affatto l’esistenza di detta regione. Infatti continuava a ripetere: Napoletano! Napoletani!

Intenerito da tanta rozza convinzione pagai il suo conto. Rimase interdetto.

Mentre guadagnavo l’uscita sentii dirmi: “questo napoletano è uscito fuori razza!  Vai a capire la gente!”

Uscito dal bar anche lui, ci trovammo a cantare insieme una canzonaccia da osteria!

“osteria numero mille…”

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[1] Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”. Esso nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti.  “‘Ne cande” è il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Tantissime poesie di Gustavo sono state pubblicate su questo sito

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

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