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Dal terrazzino di Montefalcone, tra metafora e realtà  

Marisa Gallo giugno 2016 [1]

viale-fiorito-gioventuGIOVENTU’ Un lungo viale fiorito sembra portare all’infinito, e appena appena curva in qualche punto…

Fiori rosa, alberi eccellenti, che si nutrono del loro stesso profumo, se ne saziano e lo donano intorno .. Voglia di fiorire, di profumare e respirare nell’aria i profumi del vento : la GIOVENTU’….

Così la gioventù in genere, ed anche quella dei miei sogni, intravista con fantasia di adolescente, che s’apriva alla vita! Ma perché tanta fretta di fiorire, se in fretta POI svanisce il profumo ?

I ragazzi, seduti sulle panchine del giardino, o più spesso sdraiati fra i petali dei fiori, parlavano e si guardavano, riavviandosi spesso con un vezzo giovanile e consueto, i LUNGHI CAPELLI, fra i quali erano mollemente adagiati petali di fiori, e cercando di allontanare i pensieri non positivi. Io non ero libera di sedere con quei ragazzi e ragazze… Avevo limiti ed obblighi perentori .                                                                          

Il mio viale non aveva alberi così belli e allineati, non così tanti fiori inebrianti ai lati, appaganti lo sguardo e il cuore.

Da casa mia una stradina piuttosto tortuosa da un lato andava in salita verso la montagna non lontana, verde e odorosa della resina di pini e di tanti altri alberi e cespugli… E molti di quei pini ogni anno erano piantati nella festa degli alberi – 21 novembre – da noi bambini, guidati lassù dalle maestre. Che festa innocente, bella, semplice e fresca…in fila x due,cantando, si saliva sulla montagna e si ridiscendeva altrettanto entusiasti, e sempre cantando…

Dall’altro lato una strada più larga – la rotabile- portava dalla mia casa, un po’ verso la valle e solo lì si apriva l’orizzonte, si slargava un vasto panorama , che lontano faceva intravvedere la piana verso il mare; e poi ancora un susseguirsi di paesi e paesini, colline e altre montagne e verdi boschi, e nella valle il nastro d’argento del bel fiume TRIGNO: bello soprattutto al tramonto lo vedevo io, quando, già seminascosto dietro le montagne, il sole lasciava la sua scia di rosso.

Mi piaceva tanto quella vista lontana!

Dalla mia casa non vedevo sorgere il sole dal mare all’alba, lo vedevo quando già era un po’ alto nel cielo chiaro .                        

Oh, ma il cielo! il cielo del MIO PAESE! Me lo ricordo spesso molto celeste, pulito e sgombrato dal vento, che talvolta spirava anche con forza, e allontanava le nubi ammassate, nere e minacciose. Un vento amico, controllato e gentile, che faceva tornare, dopo la pioggia o il temporale, un bel sole lucente e allegro e svolazzare i panni stesi ad asciugare, sul piccolo terrazzo, accanto alla soffitta… Qui, nel sottotetto basso e scuro erano stese a terra le mele a “ tinelle”, come in una rozza dispensa naturale, una rozza frutteria invernale, usuale ai miei tempi, in quasi tutte le case.

terrazzino-di-marisa-galloEcco: il terrazzino assolato, esposto a sud: era questo un posticino da me preferito spesso, a volte senza neppure una necessità evidente, che raggiungevo facilmente, quasi obbedendo ad un richiamo di solitudine interiore, per un interiore colloquio.  E qui spesso venivo a leggere e fantasticare, mentre in primavera le rondini garrivano stridule e veloci, moltissime intorno al campanile, ma tante dal vicino edificio scolastico, e tutt’intorno, fin sopra la mia testa.                                                          Era quasi un piccolo pensatoio confidenziale, quel terrazzino!

Mentre il grande LEOPARDI oltre la siepe si perdeva nell’INFINITO!!!

Anch’io sognavo di andare oltre il muricciolo, specie dopo un torto subito o anche una lode ricevuta, o un complimento inaspettato da una qualsiasi persona , più gradito certo se da un ragazzo. Dal terrazzino potevo vedere solo un po’ alcune case verso la montagna, proprio vicino alla pineta, ma molta parte del mio paese, MONTEFALCONE, specie verso il “Convento” con la chiesetta annessa. Anche il campanile della chiesa grande, potevo vedeva bene e ascoltare il suono delle campane e soprattutto vedere e sentire l’orologio, davvero di grande utilità, che scandiva il suo tocco addirittura ogni quarto d’ora.                          

Dal terrazzino, inoltre, vedevo passare per la strada e passeggiare i giovani del paese, discutendo animatamente, che spesso proprio sotto casa mia facevano dietrofront, perché lì terminava la parte asfaltata e iniziava la strada brecciata…. Allora passeggiavano quasi solo i ragazzi… e qualche ragazza più emancipata, più evoluta, di famiglia bene, che godevano di una certa libertà in famiglia…

montefalcone-nel-sannio-anni-50Allora le loro voci mi erano diventate abbastanza familiari, e potevo quasi indovinare dalla voce la persona …Oh, come mi era gradita la voce del ragazzo, che per una sola estate fu il mio primo amore: dolce, tenero, perfetto e rispettoso. Solo qualche bacio!                                                                                                                     Com’era gradito quel tempo passato sul terrazzino, ma com’era veloce! Ne scendevo sempre col desiderio di tornarvi di lì a poco; lì mi sentivo, limitata e libera insieme; sì, proprio così!

Per quella strada più larga, più tardi, partii da casa mia, per una sicura direzione: in collegio, per studiare, a TRIVENTO. A 18 anni il diploma di maestra elementare!

Ma il tempo scorre in fretta: oggi altri giovani – e fra loro anche i miei nipoti- s’affacciano curiosi lungo il viale infinito della VITA e in fretta in loro, profumata, fiorisce   la GIOVENTU’.  

Ancora   tanti anni son passati. Ripensando a quel terrazzino della mia adolescenza, mi viene in mente un sonetto di CarducciA UN ASINO”, scoperto quasi per caso nella SUA grandissima produzione poetica –

Oltre la siepe, o antico pazïente,
De l’odoroso biancospin fiorita,
Che guardi tra i sambuchi a l’orïente
Con l’accesa pupilla inumidita? 

Che ragli al cielo dolorosamente?
Non dunque è amor che te, o gagliardo, invita?
Qual memoria flagella o qual fuggente
Speme risprona la tua stanca vita? …….

Ora anche il mio “raglio” a volte è doloroso e qualche “memoria mi flagella”. Però negli occhi è rimasto impresso il ricordo indelebile del terrazzino, e nelle narici il soave odore dei fiori del mio tempo di gioventù, che pure ha adornato il mio corpo e il mio spirito, tanto tempo fa.


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

2 commenti

  1. E ben presto, Marisa, hai fatto un bel salto da quel muricciolo! Ora ci torni con la poesia e unisci il ricordo dei fiori a quelli di cui godi realmente il profumo. E fiori anche in senso metaforico! Complimenti!

  2. grazie Rodrigo! vecchio e caro compagno di scuola,mai più rivisto di persona …
    E son passati 63 anni!

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