DA UN “CUORE” DI ANNI FA: IL MALOCCHIO

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cuore2Nella scuola elementare di Agnone, negli anni che vanno da 1961 al 1968,  si stampava un giornalino dal titolo “Cuore” che pubblicava i pensierini dei bambini.
Vincenzo Porfilio (contrada Sant’Onofrio) era uno di loro e all’età di dieci anni, frequentante la 5° Elementare, pubblicò un resoconto dettagliatissimo su come si incantava il malocchio.
Ecco il suo racconto.

 

IL MALOCCHIO
di Vincenzo Porfilio – Classe 5° elementare

malocchio

Anticamente si credeva che quando qualcuno si sentiva male era colpa del malocchio. Significava che avevano parlato bene di lui, senza dire: “Dio lo benedica”. Per farlo guarire si chiamava subito una persona che glielo incantava. Questa persona riempiva un piatto di acqua e ci faceva cadere dentro delle gocce di olio pronunziando sottovoce queste parole:

“Malocchio male adocchiato
da tre occhi è stato adocchiato,
da tre diavoli è stato portato,
da tre santi sarà levato,
non c’è nessuno che lo ha incantato,
Padre, Figlio e Spirito Santo,
Padre, figlio e Spirito Santo,
Padre, Figlio e Spirito Santo”.

Si diceva anche in altro modo; se il colpito si chiamava (ad esempio) Rocco, si diceva:

“Rocco male adocchiato
da giovani, vedove e maritate”

(quindi) si buttavano 3 gocce d’olio nel piatto:

“Rocco male adocchiato
da giovani, vedovi e accasati.”

(altre) tre gocce

Palma benedetta,
lunedì santo,
martedì santo,
mercoledì santo,
giovedì santo,
venerdì santo,
sabato santo,
di domenica è la santa Pasqua
e il malocchio per terra casca

Se la goccia si allarga si diceva che c’era il malocchio.

Poi c’era il malocchio ferrato. Questo si verifica quando chi ha fatto il malocchio aveva in mano qualcosa di ferro. Il malocchio dorato si ha quando l’autore aveva l’oro addosso. Perciò nel piatto si mette(va) insieme all’olio un arnese di ferro o un oggetto d’oro. Bisogna recitare all’inizio e alla fine una SALVE REGINA. L’incantatrice, durante le suddette operazioni segna continuamente il maladocchiato in fronte.

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