DA UN “CUORE” DI ANNI FA: I RAMAI

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cuore2Nella scuola elementare di Agnone, negli anni che vanno da 1961 al 1968,  si stampava un giornalino dal titolo “Cuore” che pubblicava i pensierini dei bambini.
Nel 1962 l’alunno Vincenzo Carosella, figlio di uno degli operai che lavoravano il rame, frequentava la classe 5° presso la sezione staccata Santa Chiara. La descrizione che fa della lavorazione del rame è ricca di particolari e suggestiva, a cominciare dal titolo.

ULTIMI BAGLIORI DI ARTI NOSTRE: LA LAVORAZIONE DEL RAME
di Vincenzo Carosella,  cl. 5°- AGNONE – S. Chiara – marzo 1962.

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L’interno della fonderia con il forno

Nel mio paese ci sono due fonderie di rame, una della ditta Antonelli, l’altra della ditta Cerimele. In questa lavora mio padre da due anni ed è capo-operaio. La fonderia è situata nella contrada Petronero, in prossimità del fiume Verrino; essa funziona per la forza dell’acqua. Durante le vacanze mi reco a villeggiare ed osservo come si lavora. Mio padre prende i rottami vecchi, oppure una specie di polvere chiamata “cript” che viene dal Giappone, li depone nel forno chiamato “alla catalana”, cioè sul tipo spagnolo.

L'interno con i magli
L’interno con i magli

Alla caloria di 1083 gradi sono liquidi e attraverso un foro si raccolgono in una specie di vasca. Gli operai con mestoli di ferro rivestiti di terra speciale mista a cenere, lo versano dentro apposite forme secondo il vasellame richiesto. Trascorsi pochi minuti vengono tirati fuori dalle forme e battuti a caldo con i magli. Gli operai girano i vasellami con le tenaglie e si aiutano con le gambe su cui applicano sacchi intrisi di terra per evitare scottature. Al termine della lavorazione, separano i vasellami, ne fanno la scelta e li mandano nelle botteghe degli artigiani ramai.

I magli
I magli

 

Questa fonderia negli ultimi tempi è stata restaurata  e riaperta al pubblico ad opera del gruppo Kerres. E’ meta di visite guidate  (ndr)

 

7 Commenti

  1. Molto bello, da giornalista in erba; da grande però distinguerà il calore dalla temperatura.
    Letto,visto e confermato si fa per dire,
    PAOLINO AMICARELLI

    • Hai ragione. Il testo è integrale, quindi non si può correggere l’errore. Al più si può rimproverare la maestra (che adesso non è più tra noi)

  2. Di mio so solo che uno dei fratelli Chicchese commerciava in rottami di rame acquistando a Piazza Mercato a Napoli, mi fu raccontato durante una gradevole conversazione nell’estate del 1996.
    Nonostante mi sia sforzato di dare senso alla polvere giapponese cript citata dal cronista in erba penso che ci fosse qualche imprecisione nel racconto. Come combustibile e disossidante nei forni catalani si usa il carbone o tutt’al più legna stagionata.

  3. nel leggere quello che io ho scritto circa 55 anni fa io allora avevo 11 anni (la maestra la sig. Gemma – ma il giornale veniva curato dal maestro Carlomagno) mi rallegra tanto ed ora sono orgoglioso di quello che ho scritto molto chiaramente di ciò che il mia babbo faceva, un lavoro veramente brutto, basti pensare che era a cottimo quindi, gli operai non conosceva pausa colazione (avendo iniziato la giornata alle ore 4-5 del mattino) e pausa pranzo. Io durante l’estate vivevo quei momenti della lavorazione insieme al mio fratello Antonio. Nei nostri giochi spesso imitavamo il lavoro del babbo con tutta la sua trafila. Il babbo ci aveva costruito una simulazione di un piccolo maglio. Dal rumore dei vari magli riuscivamo spesso a capire cosa stavano facendo nella fonderia. Nella fonderia di giù c’erano n. 3 magli diversi in grandezza ed erano stati anche battezzati con i nostri nomi Vincenzo – Antonio – Massimo (tre figli maschi di Michele mio padre).
    Mi fermo quì perchè sento nel mio animo tante cose e bei ricordi.

  4. Un bellissimo ricordo, che forse accompagnato anche dall’imitazione e dall’affetto confermano la validità di un proverbio cinese che recita:

  5. Bellissimo ricordo di ragazzo, che accompagnato anche dall’imitazione e dall’affetto confermano la Validità di un proverbio cinese, che recita:

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