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Cummà, è cott’u pa’? – Commare, è cotto il pane?

di Flora Delli Quadri


Per fare questo gioco bisognava essere un gruppo numeroso.
Le ragazze, tenendosi per mano, formavano una catena aperta A+B+C+…+Z.
La ragazza A si attaccava con la mano destra alla campanella dell’asino che sporgeva dal muro (vicino ai portoni di molte case ci sono ancora queste campanelle) e con la sinistra prendeva la sinistra di B che, a sua volta prendeva con la destra la destra di C, e così fino a Z. Pertanto le ragazze non volgevano il viso tutte nella stessa direzione, ma in modo alterno, una da un lato e la successiva dall’altro.

Cominciava allora uno strano intreccio, che aveva dei tratti di scientificità: Z, incurvandosi, passava sotto le braccia annodate di A e di B, in modo che quest’ultima veniva a trovarsi con le braccia intrecciate sul petto e non poteva più muoversi. Era poi il turno di C, passando Z nello spazio tra B e C, e così via. Alla fine ogni bambina si ritrovava con le braccia annodate sul petto e strettamente legate alle braccia della ragazza successiva, in una catena inestricabile.  Solo Z era libera di muoversi.

Iniziava a questo punto un dialogo un po’ surreale tra A e Z:

Z- Cummà, è cott’u pa?       (Commare, è cotto il pane?)
A – S’è cott e s’è bruciat    (Si, è cotto e si è bruciato)
Z– E chi l’ha fatt brucià?  (e chi l’ha fatto bruciare?)
A– La figlia la scostumata (la figlia della scostumata)

Pronunciate queste parole, Z si metteva a tirare forte forte con l’intento di spezzare la catena, mentre il gruppo annodato resisteva e lei (la Z) ripeteva queste parole vagamente napoletaneggianti:

Ragazza perplessa!

Arremm la lira ch t’ggio data,
Arremm la lira ch t’aggio data,
Arremm la lira ch t’aggio data,

Il gioco finiva quando tutto il gruppo si stancava di resistere (il che avveniva presto, era una scusa per litigare e scaricare l’aggressività), e la catena si scioglieva.

Personalmente, mentre giocavo, mi capitava sempre di chedermi:
“Ma chi è la scostumata?”
“E perché la figlia della scostumata ha fatto bruciare il pane?”
“E come facciamo adesso che il pane s’è bruciato?”

Era decisamente il gioco più stupido e incomprensibile a cui si potesse giocare, un gioco che a me metteva tristezza, però serviva di tanto in tanto a rompere la monotonia dei girotondi.


Copyright Altosannio Magazine
Editing: Flora Delli Quadri

 

 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

7 commenti

  1. Enzo C. Delli Quadri

    Il guaio è che io porto lo stesso tuo cognome. Vallo a spiegare, al mondo intero, visto che ci leggono anche dall’Australia, che non siamo parenti!!!

  2. Flora Delli Quadri

    Posso firmare col cognome del marito, ma mi ripugna non perché sia brutto (Fortunato), ma perché perderei la mia identità!

  3. Enzo C. Delli Quadri

    Continua così, la mia era una battuta!!!

  4. MARIA ANTONIETTA FINAMORE

    FLORA IO HO GIOCATO A QUESTO GIOCO…CANTILENA ACCUSATORIA… A ME DAVA FASTIDIO E DOPO UN PO’ DAVO SPINTONI ALLA COSI’ DETTA”Z”…XK LEI INTRECCIAVA E POI SPEZZAVA LA CATENA…ACCUSANDO TUTTI DI ESSERE “SCOSTUMATI”…ORA LO VEDO UGUALE ANZI MI SEMBRA DI VEDERE IL GIOCO DI POTERE DELLA COSI’ DETTA CASTA CHE HA INCATENATO IL POPOLO E L’ACCUSA DI ESSERE CAUSA DEL PANE BRUCIATO..(ECONOMIA)…. SCUSATE MA HO LO STESSO DISGUSTO …..

  5. Antonia Anna Pinna

    Averne di parenti così. Brava Flora

  6. INTANTO, FLORA, DEVO DIRE CHE LA TUA MENTE MATEMATICA si palesa anche nella descrizone precisa e puntuale , letteraria, di questo gioco puerile e diffuso, anche a Montefalcone.
    Cosi INGENUO, COSì COMUNICATIVO! AL TEMPO IL “PASSATEMPO” ANCHE DI NONNE E MAMME ERA AVERE LE MANI LEGATE ALLA PASTA…
    CHé DI CERTO UNA VOLTA A SETTIMANA FACEVANO IL PANE E …CHISSA’ POTEVA CAPITARE CHE SI BRUCIASSE…ONDE LA STORIELLA O FILASTROCCA CHE DIR SI VOGLIA!

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