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Complesso Agro Pastorale “La Valletta”

a cura di Enzo C. Delli Quadri
Fonte: agrarioavezzano
Foto: Luciano Pellegrini

Complesso Agro Pastorale “La Valletta”

La Majella è una montagna ricca di bellezze naturalistiche, storiche e culturali che testimoniano il passato e la cultura dei nostri avi che per secoli hanno frequentato queste montagne. Tra questi tesori, meritano di essere conosciute le capanne pastorali in pietra a secco, vere perle dell’architettura spontanea di un tempo e preziosa testimonianza dell’antico fenomeno della transumanza verticale, che fino ad alcuni decenni fa ha visto il periodico spostamento di animali e persone dalla pianura ai pascoli in quota. In quelle zone montane di pascolo, prive di grotte o ricoveri naturali, i pastori erano costretti a costruirsi rifugi per il riparo, la caseificazione e le varie attività connesse, utilizzando materiali da costruzione raccolti direttamente sul posto.

Quelli costruiti in pietra sono il tipo di ricovero ad uso pastorale e agricolo più comune sulla Majellae sono stati utilizzati sino a tempi relativamente recenti. La tecnica costruttiva di queste strutture ha origini molto antiche, risalente all’antica Grecia e ancora prima alla cultura fenicia ed è pervenuta in Abruzzo probabilmente dalla Puglia.

Le prime capanne pastorali abruzzesi risalgono a circa tre secoli  fa e risulta che gli ultimi esemplari di questa tipologia siano stati realizzati verso la metà del secolo scorso. Le capanne potevano essere molto articolate e complesse oppure estremamente semplici  sia nell’aspetto esterno sia negli ambienti interni, in base all’uso che se ne faceva e all’esperienza e all’abilità di chi le costruiva. Potevano essere costruzioni isolate oppure essere raggruppate in complessi più strutturati. Questi ultimi sono costituiti da più capanne incluse nelle mura di un alto recinto in pietra. 

I complessi pastorali rappresentavano delle vere e proprie masserie stagionali. Nella costruzione del “tetto” si utilizzava la tecnica della “falsa cupola” che evitava l’uso delle travi in legno per il sostegno della copertura  grazie alla particolare disposizione delle pietre in cerchi concentrici. Questa tecnica è stata utilizzata anche in altri tipi di costruzioni come i nuraghi sardi e i trulli pugliesi. Purtroppo questo grande patrimonio storico-culturale unico e di inimitabile bellezza rischia di andare perduto a causa della mancata necessaria manutenzione dovuta all’abbandono dei pascoli e dei campi.

Il complesso agro pastorale “La valletta” rappresenta il più bel “monumento” in pietra a secco della Majella. Autentico tesoro che ci è stato tramandato dai nostri avi che in un passato non molto lontano hanno frequentato questi luoghi nella pratica della cosiddetta “transumanza verticale”, che consisteva nel trasferimento estivo delle famiglie di pastori e delle greggi dalla pianura ai freschi e ricchi pascoli montani, ad un’altitudine di 1.240 metri sul livello del mare. Costruita completamente in pietra a secco la struttura è costituita da tre capanne unite da muretti che la fanno assomigliare ad una fortezza. La prima capanna dispone di un camino e di tre ripostigli ed è affiancata ad una capanna mungitoio. La capanna in basso, la più grande, è strutturata su due piani  con accessi indipendenti. Qui dormiva la famiglia che nel periodo estivo si trasferiva dal paese in montagna per lavorare i campi terrazzati visibili intorno al complesso. Lo stazzo rinchiudeva alcune decine di ovini che venivano portate al pascolo sul demanio comunale.


Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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