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Com’eravamo – I pronostici per il matrimonio

Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli[1]. e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo.



10-Pronostici-per-il-matrimonioAd Agnone, i giovani artigiani e contadini sposano molto presto; verso i diciassette o diciotto anni le ragazze, su per giù alla stessa età, comunque quasi sempre prima di partire per il servizio militare gli uomini. Molto presto i genitori incominciano a parlare di matrimonio ai giovani e non è raro il caso che, quando i figli sono ancora piccoli, essi hanno già fatto la scelta sia per i maschi che per le femmine. Frequenti sono le nozze tra parenti allo scopo di non frazionare la proprietà. Di recente, però, anche tra il ceto più basso, si sono infiltrate idee che mostrano un maggior rispetto della libertà dell’individuo e del diritto a una scelta di pro­prio gradimento.

Le donne specialmente, sin da bambine, sentono spesso accennare al loro futuro matrimonio. É la mamma che le esorta al lavoro, aggiungendo che le ragazze debbono saper fare di tutto per essere ben accette alla suocera, o, al rifiuto di un cibo, le invita a non fare le schizzinose, perché la suocera, che continuerà a dirigere la casa anche dopo il matrimonio dei figli, la prenderebbe in uggia, o parla della tela che bisogna tessere per preparare pian piano il corredo. É forse questo il motivo per cui le ragazze, avvezze a pensare al matrimonio come ad una necessità, ancor piccole si sentono già donne, abbandonano i giuochi e conducono vita ritiratissima, perché se fossero considerate girandolone e fannullone p’rdarrìan’ la sórt’ (perderebbero la reputazione). Giunti ai quindici anni, se non hanno un fidanzato già scelto dalla famiglia, incominciano a preoccuparsi, perchè a vent’anni, si dice, la fémm’na é passàta e sovente si aggiunge a quarand’ènn’ jèttala a mmar’ che tutt’ r’ pènn’[2], e spesso, alla prima domanda di matrimonio, chiunque sia il pretendente, accettano, poiché rimanere zitelle è considerato quasi disonorante. Però, sebbene ad ognuno sia noto che la preoccupazione costante delle fanciulle è quella di trovar marito al più presto, verrebbe giudicata spregiudicata e segnata a dito come civetta quella che non ancora fidanzata, parlasse di matrimonio e mostrasse palesemente di aspirarvi.

Solo nella notte tra il 23 ed il 24 giugno, a ciascuna diventa lecito ciò che non è consentito durante l’intero anno; toccare, cioè, l’argomento matrimonio e trarre pronostici per sapere chi sarà il futuro marito.  Sui vari modi di trarre pronostici per il matrimonio si sono soffermati il De Nino[3] ed il Finamore[4] e gli usi da loro descritti, salvo qualche variante di poca entità, sono simili a quelli agnonesi.

Il pomeriggio del 23, schiere di ragazze si recano nei campi a cogliere cardi; la sera bruciano superficialmente la corolla di due di essi e, affiancatone il gambo in modo che le due corolle risultino poste alle due estremità, li serrano tra le imposte delle finestre. Al mattino, se trovano fiorito il cardo che è fuori della finestra, affermano che sposeranno un fore­stiero, se quello che sta all’interno, sposeranno uno del luogo.

Un altro modo di trarre pronostici è il seguente: si liquefa sulla paletta arroventata al fuoco del camino un po’ di piombo che poi si versa in una bacinella piena d’acqua, che vien lasciata tutta la notte sul davanzale. Al mattino v’è sempre qualcuna che presume di saper discernere cosa rappresentino i pez­zetti del piombo rappreso nell’acqua; se si può riconoscere in essi una sciabola, la ragazza che chiede il responso a San Giovanni, sposerà un soldato, se una zappa sposerà un contadino, se un martello sposerà, un fabbro ecc.[5].

É invece considerato di cattivo augurio, in qualsiasi momento, passare la scopa sui piedi di una ragazza, mentre si spazza la casa; la ragazza, in tal caso, resterà zitella.

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] A quarant’anni buttala a mare con tutti i panni.
[3] A. De Nino, op. cit., vol. I, pp. 55, 88.
[4] G. Finamore, Credenze …, cit., pp. 155-156.
[5] [N.d.C.] Cfr. infra, p. Di Ciero

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Tradizioni antiche in uso anche al mio paese, forse fino ai tempi della mia adolescenza -60 anni fa- Così ben descritte,FIN NEI PARTICOLARI,anche attraenti a volte, fanno capire veramente come ci si sposava una volta…Ed il matrimonio durava per la vita. Ma come durava? e perché ? E’ risaputo.
    Oggi ci si sceglie con minore imbarazzo, per amore, o cmq con libertà. Ma con altrettanta libertà ci si lascia. E’ risaputo.
    La scelta migliore? Ad ognuno sia consentita.

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