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Com’eravamo – L’educazione delle donne

Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli[1] e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo.


 

donna che filaDell’intelligenza delle femmine, non ci si preoccupava troppo in passato, e solo nell’ultimo trentennio i professionisti e, più di recente, gli artigiani hanno incominciato a curarne l’educazione intellettuale, mentre i contadini continuano a considerare lo studio una cosa superflua e spesso tentano di sottrarsi all’obbligo scolastico. Per le donne l’istruzione non ha importanza, ciò che conta è che siano laboriose e resistenti al­le fatiche più pesanti, perciò da piccole vengono abituate ad ogni genere di lavoro e l’educazione è unicamente diretta a formarne buone massaie. Compiti precipui della perfetta massaia sono la manipolazione del pane, l’insaccamento della carne del maiale, la preparazione del sapone da bucato, la tessitura, il ricamo. Il pane si fa in tutte le case una volta alla settima­na. Le donne, anche le signorine di famiglie borghesi, all’al­ba sono già in piedi per iniziare il lavoro lungo e faticoso, che richiede estrema attenzione, poiché il pane mal lievitato, troppo cotto o crudo, darebbe luogo a lagnanze da parte degli uomini per tutta la settimana. Fino a qualche anno prima dell’ultima guerra, quando il costo del combustibile non aveva raggiunto cifre esorbitanti, da molti il pane veniva cotto in casa[2]; infatti buon numero di case private sono provviste di forno. Secondo il Masciotta l’uso di costruire forni privati, fu dovuto ad un impulso di reazione contro il fornatico rimasto in vigore fino al 1806, e «dopo l’uso divenne generale per spirito di imitazione e di rivalità»[3]. Oggi il pane ad Agnone vien cotto quasi da tutti nei forni pubblici, che procedono ancora a legna, e, dopo sfornati, i pani rotondi, biondi, profumati, vengono allineati nella m«sélla[4], caricati sul capo di una donna e ri­condotti a casa.

Spellatuta del maiale

Più lunghi e faticosi i lavori per l’uccisione del maiale, che fornisce anche occasioni a intimi e lieti pranzetti e che rappresenta una festa per ogni famiglia. Qualche giorno prima le donne, sudate e indaffarate, sedute accanto al fuoco, preparano l« p«zzéll«, cialde dolci a forma rettangolare, cotte al fuoco con un ferro speciale, in cui sono incisi svariati disegni. Le p«zzéll« saranno offerte ai ma­cellatori con abbondante vino. Questi sono quasi sempre, nelle campagne, parenti che si aiutano vicendevolmente e che poi, al mezzogiorno e alla sera, partecipano al desinare a base di carne e di fegato di maiale. Anche i bambini, nel giorno dell’uccisione del maiale, sono presi da un’insolita animazione, e si illudono di prestare valido aiuto allorché, mentre gli uomini più robusti tengono fermo l’animale, reggendolo per le orec­chie e per le zampe, su un tino di legno, ru s«cchjàun«, si permette ad essi di sollevargli la coda, e di correre poi ad am­mucchiar ginestre, con cui verrà bruciato il maiale per pulirlo. Nei giorni successivi, mentre gli uomini, seduti intorno all’ampio camino in cui crepitano i grossi ciocchi di quercia e d’abete, resi allegri dall’abbondante pasto e dal buon vino nuovo ancora aspro e frizzante, discutono animatamente del peso del maiale, delle patate e dei granoni consumati per l’allevamento (anche questo compito della massaia), le donne insaccano la carne delle salcicce e delle soppressate, salano i prosciutti ed il lardo, provvedono a sistemare la ricca provvista di sugna e preparano le lunghe pertiche che, sostenute dagli anelli del soffitto di cucina, reggeranno il peso di tanta buona roba. Quando tutto è sistemato, resta, come ultimo lavoro, la preparazione del sanguinaccio gustosa crema di sangue di maiale con latte (alcuni invece del latte usano il mostocotto) uova, sugna, cioccolato, zucchero, la cui preparazione richiede molta accuratezza, perché é consuetudine mandarne in assaggio, insieme con alcune costate e un po’ di fegato (ru pr«sènd«),  una grossa scodella a parenti ed amici che poi, a loro volta, ricambieranno il dono[5].

9-Leducazione-delle-donne-saponeDopo qualche giorno di riposo, ecco di nuovo le donne, piene di zelo, a preparare il sapone, per cui vengono usati tutti i residui del grasso di maiale e i depositi dell’olio. La preparazione del sapone, molto più difficile e faticosa, della manipolazione del pane, impegna tutte le donne di casa, anche le bambine, che vengono adibite a trasportare acqua dal più vicino fontanino o, in campagna, dal pozzo, e hanno cura di attizzare il fuoco. Prima di iniziare tali lavori, si invoca San Martino, il Santo donatore dell’abbondanza e sarebbe ritenuto portatore di malocchio chi, entrando in casa mentre si accudisce a tali faccende, non pronunciasse la formula sacramentale Sand« Martìn«, oppure il proverbio che ha assunto col tempo un valore augurale: «Mitt« àcqua e mitt« farìna c’arcrésc« Sand« Martìn«».

Anche quando non sono impegnate in tali lavori straordinari, le donnesono sempre in faccende. La casa, gli animali, richiedono grandi cure e, disbrigati i lavori consueti, nei ritagli di tempo, se non vanno in campagna ad aiutare gli uomini nei lavori a­gricoli, le ragazze seggono al telaio e tessono le resistenti tele di cotone e di lino, destinate al corredo, o i pesanti panni di lana che nell’inverno forniranno caldi indumenti a tutta la famiglia.

la-filatriceQualche vecchietta continua ancora a cardare e a filare personalmen-te la lana, ed in alcune stradicciuole, nei caldi pomeriggi estivi, si sente, tra le ciarle delle donne e qualche tremu­lo canto, il ronzio degli arcolai che girano velocemente. L’uso però va scomparendo. Nelle famiglie borghesi la donna ha anche altre mansioni.

Uno dei primi doveri della mamma è quello di fare delle proprie figlie cuoche provette e abili ricamatrici. Sebbene di solito il pranzo sia sobrio e non troppo ricercato, tuttavia l’abilità della donna nell’arte culinaria ha grandissima importanza nel nostro paese, ove il tradizionale senso dell’ospitalità, congiunto alla carenza di alberghi, pone spesso le famiglie più ragguardevoli nella necessità di accogliere ospiti.

9-Leducazione-delle-donne-ricamoNelle ore pomeridiane, quando tutto è in ordine in casa e non urgono altri lavori, le giovanette, sedute accanto alla finestra, ricamano. Bellissimi lavori antichi si ammirano nelle chiese di Agnone, in particolar modo nel Museo Emidiano annesso al­la chiesa di Sant’Emidio, testimonianza palese di un’antica tra­dizione giunta inalterata ai nostri tempi. Ora infatti, anche se non si vedono più i caratteristici lavori antichi, che ornavano stole e, cotte e tovaglie d’altare e che davano una nota vivace, per la ricca gamma di colori, ai grembiuli delle donne o alle pantofole del marito o al berretto da notte del padre, pure, tutte la giovanette continuano, con immutata pazienza ed abilità, ad eseguire delicati ricami sugli indumenti del pro­prio corredo, pensando alle nozze che l’attendono.

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[1] Lucia Amicarelli nacque ad Agnone l’11 marzo 1915.. Si laureò il 18 marzo 1953 alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma discutendo la tesi Tradizioni popolari di Agnone al cospetto di Paolo Toschi, uno dei maggiori antropologi italiani. Insegnò nelle scuole medie di Agnone – fino al 1966 – e di Genova – sino al 1972, quando ottenne la cattedra nel liceo scientifico “Martin Luther King”. Vi rimase fino al 1975, anno in cui andò in pensione. Morì a Genova il 15 giugno 2001.
[2] [N.d.C.] Cfr. M. Catolino, op. cit., pp. 166-167; S. Galasso, op. cit., pp. 69-72.
[3] G. Masciotta, op. cit., p. 318.
[4] [N.d.C.] Contenitore di legno simile ad un grosso vassoio rettangolare con sponde rialzate.
[5] [N.d.C.] Cfr. D. Meo, Le feste . . ., cit.,  p. 19-21; M. Catolino, op. cit., pp. 65-69; S. Galasso, op. cit., pp. 73-75.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Quando uccidevano il maiale non andavo a scuola, era una vera festa!!

  2. Quando si uccideva il maiale a casa mia, io “tardavo ” con una scusa a scendere dal letto …non volevo assistere a quella scena. Ma il LAMENTO della povera bestia mi raggiungeva anche a letto e tuttora ne sento l’eco; ricordo tutti indaffarati , me compresa, che certo non potevo esimermi dall’aiutare in qualche modo l’impresa!

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